SI E’ SPENTO IL “GENERALE SENZA PAURA”

Restano i suoi valori di profonda devozione al lavoro e senso di responsabilità

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"Marchionne non potrà tornare a fare l’amministratore delegato". E’ cominciata solo lo scorso venerdì, con questa allarmante dichiarazione di John Elkann, la triste parabola che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso fino a ieri. Il “manager col maglione”, come molti l’avevano ribattezzato per via del suo abbigliamento semplice e informale, non aveva lasciato trapelare nulla in merito alla malattia che lo affliggeva, di cui tuttora non si conoscono i dettagli. Discrezione e professionalità non l’hanno mai abbandonato, neanche lo scorso 26 giugno, giorno della sua ultima apparizione pubblica in occasione della consegna di una Jeep Wrangler speciale ai Carabinieri, a cui volle partecipare nonostante le precarie condizioni di salute. “Lo riconosci il figlio di un carabiniere?” aveva scherzato rivolgendosi a un cane poliziotto, con voce affaticata ma apparentemente serena. Da figlio di maresciallo qual era, non si sarebbe perso per nulla al mondo quello che, probabilmente, sapeva essere il suo ultimo appuntamento ufficiale.

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Figlio di emigrati abruzzesi, si trasferì in Canada insieme a tutta la famiglia quando aveva solo 14 anni. All’università di Toronto conseguì la laurea in filosofia, vincendo lo scetticismo dei genitori: “Dopo la prima laurea mio padre aveva già scelto il colore del taxi che voleva farmi guidare, perché diceva che non sarebbe servita a nulla!” aveva confessato lui stesso. Negli anni a venire, Sergio stupì suo padre e il mondo intero, risollevando le sorti di un’azienda italiana che sembrava destinata al tracollo. La laurea in giurisprudenza e il Master inbusiness administration lo condussero ai vertici della Fiat nel 2004, dopo le prime esperienze presso la Société Générale de Surveillance di Ginevra e nel consiglio di amministrazione del gruppo farmaceutico Serono. Ancora del tutto sconosciuto in Italia, le sue prime parole ai microfoni dei giornalisti furono: Fiat ce la farà. Il concetto di squadra è la base su cui creerò la nuova organizzazione. Prometto che lavorerò duro, senza polemiche e interessi politici”. Una promessa che ha saputo mantenere, in barba alle controversie che ancora riecheggiano sui social.

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Umberto Agnelli lo aveva cooptato nel suo consiglio di amministrazione sperando in un miracolo simile a quello compiuto alla SGS, che in soli due anni pareva essere rifiorita proprio grazie a lui. Fu per questo che Susanna Agnelli, alla morte del fratello, affidò a Sergio il titolo di amministratore delegato. Appena cinque anni dopo, la Fiat poté godere di un astuto e lungimirante risanamento: “il generale senza paura”, come l’aveva definito la Detroit Free Press, era riuscito ad acquisire l’azienda statunitense Chrysler. In breve tempo, Fiat-Chrysler salì al sesto posto nella classifica dei più grandi gruppi automobilistici al mondo. Ma l’instancabile manager continuò a lavorare sodo, non contento del successo che lo stava rendendo sempre più popolare nel suo Paese natale. Nel 2014 l’ennesima conquista: la Fiat divenne ufficialmente una multinazionale. Questo comportò la chiusura di alcuni stabilimenti italiani - tra cui quello di Termini Imerese, celebre per le sue accese battaglie contro l’amministrazione Fiat - ma garantì il definitivo allontanamento della crisi, eterna spada di Damocle per il marchio automobilistico. Le polemiche non scalfirono la sua immagine di uomo onesto, rigido nell’applicazione dei valori che gli stavano a cuore ed eternamente fedele all’azienda cui aveva dedicato quasi interamente la sua carriera.

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Sostituito dal neo-amministratore Fca Mike Manley, Sergio si è spento ieri mattina nell’ospedale di Zurigo (Svizzera), dove era stato ricoverato circa un mese fa per un intervento alla spalla destra, effettuato lo scorso 28 giugno. A causare il decesso un arresto cardiaco, probabilmente legato a complicazioni post-operatorie. La famiglia avrebbe smentito quanto fatto intendere dall’amico Franzo Grande Stevens in una lettera inviata al Corriere della sera, ovvero che l’ex manager fosse affetto da tumore ai polmoni dopo una vita da accanito fumatore. In ogni caso, Sergio se n’è andato da vincitore, nello stesso giorno in cui, con l’approvazione dei dati del secondo trimestre, il debito Fca ha finalmente raggiunto lo zero. Tagliato anche l’ultimo traguardo, è volato via, chissà verso quali altre gloriose mete...

Federica Marocchino

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