STOP AI VOUCHER: SAGGIA DECISIONE O ENNESIMO PASSO FALSO?

Con l’abolizione dei tagliandi, si fa concreto il rischio di incappare nel lavoro nero

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Nella mattinata di ieri, al termine del Consiglio dei Ministri, Gentiloni ha annunciato l’abolizione dei tanto discussi buoni-lavoro, in gergo voucher. “Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti nella consapevolezza che l’Italia non avrà bisogno, nei prossimi mesi, di una campagna elettorale su temi come questi. Dividere il Paese tra chi demonizza lo strumento dei voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato solo un errore per l’Italia. Ora si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e che conferma il nostro impegno per regolare il mercato del lavoro” ha spiegato il premier durante la conferenza stampa. Sfuma così l’ipotesi referendum promossa dalla Cgil, che avrebbe portato al voto il prossimo 28 maggio: il governo ha deciso di “tagliare la testa al toro”, senza l’intervento diretto del popolo, con un decreto legge che chiude le porte ai buoni-lavoro, sia per le imprese che per le famiglie. Coloro che ne sono in possesso potranno usufruirne solo fino al termine del 2017: a partire dal prossimo anno, infatti, tutti i voucher emessi perderanno la loro validità, segnando l’addio definitivo alla controversa modalità di pagamento.

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Una decisione che, almeno apparentemente, accoglie le esigenze dei lavoratori, avvantaggiandoli laddove erano sempre stati penalizzati. L’emissione dei buoni-lavoro si era trasformata in un vero e proprio abuso: solo nel 2016 sono stati venduti ben 145,3 milioni di tagliandi, concentrati soprattutto nelle regioni del Nord. Tuttavia, con la loro eliminazione sorge un’altra questione: quale destino attende i cosiddetti “lavori accessori”, ovvero quegli impieghi occasionali che, fino a ieri, erano regolamentati proprio dai voucher? Il pericolo, adesso, è quello di cadere nuovamente nel baratro del lavoro nero, riportando in vita un antico problema, se possibile ancora più grave rispetto all’abuso dei voucher. Un timore fondato, stando alle parole dello stesso ministro Poletti: “Con l’abolizione dei voucher il rischio di aumento del lavoro nero esiste. Ma non dimentichiamo che è vietato”.

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L’esecutivo dovrà impegnarsi non poco per scongiurare ulteriori perturbazioni sul mondo del lavoro, anche se il neonato Ddl sembra essere destinato a sollevare un nuovo polverone. Pare che Gentiloni sia orientato verso l’istituzione di forme contrattuali molto simili ai minijob tedeschi, forme di pagamento che, al di sotto dei 450€, permettono di evitare le tasse imposte dal governo (come l’assicurazione sanitaria). Unico neo è la detrazione della Rentenversicherung (assicurazione pensionistica), che determina un naturale impoverimento del guadagno, già piuttosto basso. Una ripercussione che sarebbe certamente oggetto di pesanti polemiche da parte dei lavoratori italiani, dando vita a nuove tensioni. Inoltre, l’acquisizione di pratiche complesse potrebbe creare confusioni nel mondo del lavoro e scoraggiare i datori dal seguire la strada della legalità, il che potrebbe contribuire a peggiorare la situazione economica italiana, già critica. In ultima analisi, l’abolizione dei buoni-lavoro risulta un’arma a doppio taglio, da maneggiare con cura: solo se centellinati scrupolosamente, quasi “cuciti” addosso al lavoratore italiano, i nuovi provvedimenti potranno sortire i risultati sperati, aiutando il Belpaese a risollevarsi da quell’abisso in cui, tutt’ora, sembra essere impantanato.

Federica Marocchino

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