COME VIVONO GLI ITALIANI? LA QUALITA’ DELLA VITA SECONDO “ITALIAOGGI”

Mantova la migliore provincia, Crotone all’ultimo posto. Scendono Roma, Milano e Napoli

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Domenica scorsa è stata resa pubblica la diciottesima classifica annuale sulla qualità della vita nelle 110 province italiane, stilata dal quotidiano “ItaliaOggi” in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma. I criteri presi in causa per valutare le condizioni di vita dei cittadini sono 9 (affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita), a cui si aggiungono 24 sottodimensioni e 84 indicatori di base.

Ad aggiudicarsi il primo posto è stata Mantova, seguita da Trento (che dal 2011 fino all’anno scorso, senza interruzioni, si era ritrovata in testa alla lista) e da Belluno. Ultima classificata Crotone, penalizzata dai settori affari e lavoro, ambiente, disagio sociale e personale, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero. Sotto altri aspetti, come la criminalità e la popolazione, la provincia calabrese supera invece di gran lunga gli altri comuni del Meridione, sostenendo un tenore di vita accettabile.

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A parte Torino, passata dal 76° al 70° posto, tutte le grandi aree urbane sono scese di posizione in confronto agli anni precedenti. La qualità della vita sembra stabilire un rapporto di proporzionalità inversa con la densità di popolazione: le province che ospitano oltre un milione di cittadini presentano condizioni peggiori rispetto a quelle medio-piccole, tutte stabili o in miglioramento. Grande delusione per Milano e Napoli, che hanno perso rispettivamente 7 e 5 posizioni, ma soprattutto per Roma, che è regredita di 19 posti rispetto al 2015 e di ben 31 rispetto al 2014. Una vera e propria discesa agli inferi per la Capitale, in balia del degrado ambientale e della criminalità da qualche anno a questa parte. In calo anche la qualità di affari, lavoro e disagio per gli abitanti della Città Eterna: una situazione davvero incresciosa, che alimenta non poche polemiche nei confronti della giunta Raggi, insediatasi appena 6 mesi fa. “Nelle decisioni politiche è rilevante il brevissimo periodo, mentre per migliorare la qualità della vita dei cittadini è necessario formulare un piano coerente nel lungo periodo, che richiede necessariamente una ‘visione’ del futuro” precisa nel suo rapporto Alessandro Polli, ricercatore di Statistica Economica presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche all’Università La Sapienza.

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In termini di macro-aree si conferma, come ogni anno, un grande divario tra il Nord e il Sud del Paese. In particolare, sono le zone del Nord Est e del Centro a garantire migliori condizioni di vita, mentre Sud, Isole e Nord Ovest risultano fortemente penalizzati. I ricercatori parlano di “una crescente vulnerabilità del Nord Ovest, molto verosimilmente causata da determinanti di carattere economico, quali i processi di deindustrializzazione e ristrutturazione produttiva in atto, e problemi strutturali, tuttora irrisolti, che stanno determinando un perdurante peggioramento della qualità della vita in Italia meridionale”. Stando alle stime di “ItaliaOggi”, si vivrebbe meglio nelle zone dell’Arco Alpino centrale, della Pianura Padana, dell’Appennino Tosco-emiliano e in alcune province delle Marche. Dati che replicano quelli degli anni passati e che, oramai, possono essere assunti quasi come standard di riferimento. “L’altra conferma riguarda gli effetti della congiuntura economica: una situazione di crisi economica che tende ad avere ripercussioni più severe nel Nord Ovest che nel Nord Est, determinando l’emersione di fenomeni di polarizzazione fra le due aree” proseguono gli studiosi.

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Dunque, come vivono gli italiani, prescindendo dall’area di provenienza? Piuttosto male secondo la classifica, anche se meglio rispetto al 2015. La qualità della vita si attesta come buona, o perlomeno accettabile, in 56 province su 110, contro le 53 dello scorso anno. Ciò significa che solo poco più della metà dei nostri connazionali possono godere di condizioni sufficienti, mentre ai restanti non viene data la possibilità di vivere un’esistenza del tutto serena e appagante (tralasciando, naturalmente, gli aspetti strettamente personali legati a ciascuno di noi). Anche se questi dati possono far temere, si può ancora sperare in un miglioramento: la debole crescita delle province che offrono una buona qualità della vita rispecchia, molto probabilmente, i primi segnali della ormai imminente ripresa economica. Se quest’ultima dovesse verificarsi in tempi non lontani, già tra qualche anno gli italiani potrebbero tornare a dormire sonni tranquilli.

Federica Marocchino

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