ICONOGRAFIA DEL CANE (IV^ PARTE)

Arte tra curiosità e misteri

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Ecate era venerata nella Grecia arcaica, era una divinità psicopompa, cioè guida per le anime verso il regno dei morti. Ecate non aveva confini, si muoveva tra il modo terreno, quello celeste e negli inferi, era rappresentata dal numero tre, spesso è ritratta in un gruppo a tre figure, di giovane, di madre e di anziana oppure assumeva l’aspetto di un cane.

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Ecate o Artemide accanto a un cane-Grecia arcaica

Più tardi, Ecate, fu identificata con Artemide, il cui dominio è la natura selvaggia dei boschi, dove vive insieme al suo seguito di ninfe. Dea della caccia, infallibile con l’arco, è anche dea dell’iniziazione femminile e della luna, trascorre i suoi giorni dedicandosi alla caccia in compagnia dei suoi amati cani donati a lei dal dio Pan. Fu associata dai romani alla figura di Diana. Il suo animale sacro è il cervo, con riferimento al racconto mitologico in cui lo sventurato Atteone, vista la dea nuda mentre faceva un bagno, per punizione fu trasformato da Artemide in cervo e divorato poi dai suoi stessi cani.

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Atteone sbranato dai suoi cani- 390-380 a.C.- dalla Basilicata- British Museum- Londra

Gli antichi romani possedevano cani da caccia, soprattutto levrieri, ma avevano anche cani soldato che usavano contro i nemici, incitandoli ad attaccare cavalli e uomini con corazze munite di lame taglienti e anche usandoli, legando al loro collo un recipiente, per appiccicare il fuoco nell’accampamento nemico.

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Scena di caccia- mosaico romano

I cani da combattimento, erano dei molossoidi, cani di taglia grossa, affini al Mastino napoletano che venivano usati in guerra, poi dopo aver fatto i soldati, venivano impiegati nell’arena per la caccia alle belve feroci nelle venationes, oppure diventavano ottimi cani da guardia anche solo con l’immagine, così spesso vengono raffigurati in rilievi e mosaici con la dicitura Cave Canem il nostro Attenti al cane, segnale tutt’oggi in uso.

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Cane da guardia- Casa di Paquius Proculus - Pompei

I romani, avevano anche cani di piccola taglia, di solito animali affettuosi per le matrone, oppure compagni nei giochi dei bambini, che seduti in un carretto si facevano trainare da una capra o da un cane, magari come il piccolo cane con la coda arricciolata che sembra un incrocio fra un Maltese e un Volpino, della piccola terracotta di circa dieci centimetri che si trova al British Museum. Questi cani casalinghi erano assai viziati e in età imperiale veniva loro offerto cibo prelibato con abbondanti porzioni, come la cagnolina da compagnia nera e grassissima, di Trimalcione, che uno schiavo imboccava con tanto cibo, da farla quasi scoppiare.

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Figura di cane in terracotta- I secolo a.C./d.C.- British Museum-Londra

La morte di un cane era per i romani un grande dolore, sono state ritrovate alcune epigrafi funerarie con dediche amorevoli, in una di queste vi è questa frase… Era intelligente quasi come un essere umano, a suo modo, che tesoro, ahimè, abbiamo perduto! Venivi sempre, dolce Patrizia, al nostro tavolo, ti sedevi sul mio grembo per farti imboccare, con lingua svelta vuotavi il calice che spesso la mia mano ti porgeva. Se rincasavo stanco mi accoglievi scodinzolando felice.

Ciò dimostra l’affetto e la cura per questi animali, perché è stato pure ritrovato un collare in bronzo, che reca su una placca un’iscrizione, con l’invito a chi avesse ritrovato il cane, fuggito o disperso da casa di riportarlo al suo padrone e in cambio avrebbe ricevuto una ricompensa.

Nonostante questo amore sincero i romani non avevano alcuna remora nell’immolarli agli dèi.

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Uomini lupo- culto di Soranus

I cani, assieme a delle capre venivano sacrificati durante la festa dei Lupercalia, che si svolgeva a Roma, come rito purificatorio, in febbraio, in onore del dio Fauno-Luperco, che traeva origini dal precedente rito etrusco del dio lupo Soranus, assimilato ad Apollo, i cui sacerdoti dimoravano sul monte Soratte… Sommo fra i numi, guardiano del santo Soratte, tu, Apollo/che dal principio adoriamo, e per cui in gran mucchio si cresce/pino da ardere e a cui, serbando pietà, da devoti/ brace assai fitta pestiamo coi piedi passando tra il fuoco,/padre concedi che io cancelli con le armi quest’onta, tu che puoi tutto. (Virgilio- Eneide, XI, 768-915)

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Ara romana di epoca traianea Romolo e Remo con la lupa capitolina

Era un rito violento e fu molto duro estirparlo da parte dei cristiani, sembra che abbia resistito sino al V secolo, consisteva in una corsa a piedi, senza abiti, appena coperti dalle pelli dei cani o delle capre, questi uomini-lupo colpivano con delle fruste, costruite con le pelli tagliate a striscioline degli animali sacrificati, chiunque trovavano sul cammino, per favorirne la fertilità e la prosperità.

Secondo altre ipotesi, i Lupercalia ricordavano il miracoloso allattamento dei due gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa che da poco aveva partorito; le ipotesi non sono in contrasto fra loro perché il più antico rito etrusco di Soranus vedeva la divinità come vincitrice della morte e portatrice di luce, quindi un bel simbolo per i famosi gemelli. Dopo aver descritto Otro e Cerbero e giunta a Luperco non si può fare a meno di narrare sulla Lupa di Roma.

(continua)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (I^ PARTE)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (II^ PARTE)

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ICONOGRAFIA DEL CANE (III^ PARTE)

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Paola Tassinari

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