LA PICCOLA DANZATRICE DI 14 ANNI DI EDGAR DEGAS

Arte tra curiosità e misteri

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“Si arriva alla sala ottava e si rimane storditi dall’apoteosi di capolavori, come ti giri incontri Renoir, Picasso, Bacon, Zurbaran, Manet, Tintoretto, Veronese una sala eclettica e caleidoscopica, dove viene esaltata la carne, movimentata, colorata, lacerata, divisa, spezzata, cinquecento anni di storia sull’evoluzione della raffigurazione corporea, conclusasi col terribile dissolvimento della carne e dell’uomo tramite il grido spaventoso di Bacon. Con gli occhi pieni mi dirigo senza incertezza sulla mia scelta, ovvero la Piccola danzatrice di quattordici anni di Degas, il vedere questa scultura dal vero è un sogno realizzato. Mi commuovo, gli occhi mi diventano lucidi, la petit rat (così erano chiamate le ballerine dell’Opéra di Parigi… piccoli topi) è qui immortale che mi dice: «I miei sogni li avete calpestati e derisi, il mio corpo nato per danzare lo avete venduto, mani ingorde lo hanno posseduto, la mia anima pura piange dello scempio che avete fatto, perché il corpo è il tempio dell’anima». La Piccola danzatrice di quattordici anni, esposta da Degas alla mostra impressionista del 1881, fece all’epoca un enorme scandalo: realizzata in cera, abbigliata con tutù, corpetto, nastri di stoffa e con capelli posticci veri, e brutta come una scimmia così la indicano, ma questa piccola scultura non poteva al tempo piacere, perché buttava a mare il passato, era già scultura del domani e piacerà solo nel futuro, come infatti è avvenuto”.

Questo è una piccola parte di un mio scritto di dieci anni fa, sulla mostra “Da Vermeer a Kandinsky Capolavori dai musei del mondo a Rimini” tenutasi nel 2012.

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Edgar Degas-Piccola ballerina di quattordici anni-National Gallery of Art- Washington

Ho amato la ballerina di Degas a lungo, tanto da riprenderla in un mio lavoro, ritratta su uno sfondo Mondrian (per un certo periodo ho usato come sfondo per le mie opere i quadrati coi colori primari, ovvero il giallo, il rosso e il blu e le linee nere tipiche di Mondrian) e lei ha amato me, perché in un mercatino l’ho pure incontrata, o meglio ho acquistato un busto a grandezza naturale di un ceramista faentino, che l’aveva mutuata dall’originale, poi gli amori finiscono, il dipinto venduto, le foto perdute, il busto lasciato in un’altra casa, gli amori finiscono ma si ricordano.

Così capita che si vuol scrivere un articolo sul voyeurismo di Degas e si rincontra un vecchio amore e lo si vuole svelare anche agli altri, si vuole rivelare la triste storia del petit rat.

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Edgar Degas (1834-1917) è famoso soprattutto per aver ritratto le ballerine, i cavalli e le donne al bagno, nacque in una ricca famiglia di banchieri, ebbe una solida formazione letteraria, frequentò la Scuola di Belle Arti di Parigi per pochi mesi, poi venne in Italia per arricchire la sua arte, non va dimenticata la sua assidua frequenza al Louvre dove trascorse giornate intere a copiare i dipinti dei grandi maestri come Mantegna, Rembrant, Goya e soprattutto Ingres.

Differentemente dagli altri impressionisti, lui espose più volte al Salon di Parigi, con un certo successo, il denaro non gli mancava ma nonostante questo era contro il sistema borghese, appartenendo a quella parte che detestava, pur appartenendovi, il conformismo, così quando alcuni giovani artisti che al Salon non erano ammessi, che Degas aveva conosciuto attraverso il suo amico e collega Manet, gli proposero di partecipare alla prima mostra impressionista del 1874, nello studio del fotografo Nadar, accettò subitamente.

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Edgar Degas-Quattro studi di una ballerina -Musée d’Orsay - Parigi

Partecipò a sei delle sette mostre organizzate dagli impressionisti, nonostante questo non amava dipingere en plein air, gli piacevano gli ambienti chiusi.

Le sue inquadrature erano insolite, dal taglio fotografico e veloce, in realtà nascondono uno studio dettagliato. Degas ritraeva le modelle singolarmente per poi riunirle nell’opera finale, era quindi appassionato dello studio del movimento, piuttosto che dal cogliere l’attimo.

Degas amava ritrarre soggetti femminili: ballerine, lavandaie, sarte eppure gli amici sostenevano che fosse misogino; osservando le sue opere, l’atteggiamento di avversione e di disprezzo per la donna non appare, ma tenendo conto dei retroscena, di certe sue frasi e soprattutto del gusto letterario dell’epoca non si può fare a meno di porsi delle domande. Come il suo amico Manet, Degas è stato uno dei grandi pittori della vita parigina dell’epoca, di una Parigi chic ma dall’anima snob e decadente, ambedue classificati impressionisti anche se non lo erano.

Degas era molto colto e fu anche un collezionista, apprezzò i grandi maestri, soprattutto Ingres. Divenne in vita un artista affermato, espose con successo a New York e a Londra. Dopo la morte di Manet nel 1883 e un grave problema alla vista, che lo porterà alla cecità, rinunciò ad esporre in pubblico e lasciò la pittura e il disegno rivolgendosi prevalentemente alla scultura, nel 1917 morì a Parigi.

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Degas utilizzò spesso per le sue sculture la cera e l’argilla, erano materiali, usati da altri artisti come ad esempio Medardo Rosso, erano opere molto amate dal pubblico di collezionisti, occorre dire che all’epoca erano in voga i musei delle cere, in particolare quelli di Madame Tussauds.

Della Piccola ballerina di quattordici anni esistono ventisei esemplari, ma solo uno si può ritenere essere l’originale, realizzato direttamente dall’artista ed è quello oggi conservato alla National Gallery of Art di Washington, mentre tutti gli altri sono versioni in bronzo dell’originale.

La Ballerina di Degas è oggi tra le opere più famose dell’artista, giudicata un orrore quando venne mostrata in pubblico per la prima volta, oggi ha un valore stimato che si aggira sui 35 milioni di dollari.

Stroncata da tutta la critica del tempo, tuttavia fu molto lodata dal letterato Joris-Karl Huysmans, che la indicò come “prima formulazione di una nuova arte”.

Come poteva non essere amata, la ballerina di Degas da Huysmans, dall’autore del romanzo À rebours (1884), in cui il protagonista, Des Esseintes, cerca di salvarsi dalla noia col più raffinato estetismo decadente, non provando alcuna affinità di spirito con gli uomini e le donne, si ritira creandosi una illusoria vita artificiale cercando salvezza nella raffinatezza, non trovandola mai.

Lo stesso accade alla ballerina quattordicenne ritratta da Degas il cui sogno viene infranto, tuttavia la sofferenza della ballerina è causata proprio dall’accidia e dal tedio, dal perenne distacco e dall’insoddisfazione del personaggio di Huysmans, perché nessuno le tende la mano, perché chi può aiutarla non fa nulla, il dandy, l’esteta, il flaneur, il gentiluomo che vaga oziosamente per le vie cittadine, raffinato e cultore del bello, disprezza il borghese e sé stesso, considera indegna tutta l’umanità e perciò dalla raffinatezza tende a passare il confine andando verso l’efferatezza.

La ballerina è un lavoro molto toccante, una fragile bambina che cela una triste storia.

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Marie Van Goethem, nacque a Parigi il 7 giugno 1865, abitava in un quartiere povero di Parigi, la madre faceva la lavandaia e il padre il sarto. Abitava in una delle zone più povere e più squallide della città, un quartiere noto per la prostituzione, vicino allo studio di Degas, si noti la differenza, Marie vive nel quartiere per necessità, Degas per la sua arte e le sue esigenze.

Marie, sin da piccola aveva un sogno, quello di diventare una danzatrice, ma suo padre morì ben presto e la madre vedova e con tre bambine rimase col solo reddito di lavandaia.

Nel 1878 Marie, Antonietta e sua sorella Charlotte sono accettate alla scuola di ballo dell’Opera di Parigi. Degas frequentava assiduamente l’Opera di Parigi, il suo soggetto preferito sono le ballerine e le loro esercitazioni, chiede alle sorelle di posare per lui.

Marie è la sua preferita diventando più nota come modella di Degas che come danzatrice. Le ragazze povere per pochissimi denari, erano solite fare le modelle e Degas era noto nel fare posare le sue ragazze fino a quattro ore consecutive in pose estenuanti.

Per Marie la danza era l’unica via per uscire da una vita di stenti, ma la sua carriera è breve, viene espulsa a quindici anni dai corsi di danza, in seguito alla notizia della sua frequentazione di locali notturni e della sua probabile prostituzione.

Tutto questo è molto ipocrita perché la maggior parte delle ballerine, erano incoraggiate a partecipare al balletto come merce per i ricchi gentiluomini, il balletto veniva infatti finanziato dai ricchi uomini parigini che, in cambio, avevano accesso dietro le quinte e alle prove potendo così scegliere le fanciulle offrendo donazioni con uno scopo preciso.

Tutto va a rotoli, la madre è abbruttita dalla miseria e dall’assenzio, la sorella maggiore, arrestata per furto, Marie pure è imprigionata per aver tentato di derubare un cliente, e poi si perdono le tracce. Di questa terribile storia di povertà si salva solo la sorella minore che divenne ballerina e poi maestra di danza all’Opera.

La domanda che mi pongo è questa… non poteva Degas, essendo ricco aiutare Marie e la sua famiglia?

Dopo la morte del padre, Degas ebbe qualche problema finanziario, ma era un autore famoso e risolse facilmente la questione vendendo le sue opere che prima gelosamente aveva tenuto per sé

Ha ritratto più volte Marie in pose che mettono in evidenza, il suo cercare nonostante tutto dignità, la sua fragilità, l’ha denudata e non solo metaforicamente, più volte l’ha disegnata completamente nuda, il corpo asessuato e fragile di bambina, con le braccia intrecciate dietro le spalle e il corpo proteso in avanti, tale e quale una vittima sacrificale, aveva quattordici anni, era solo una bambina, perché non l’ha aiutata?

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Era Degas come l’Andrea Sperelli dannunziano che trova piacere nello sfregiare l’innocenza?

Che si autoassolve perché crede di essere un essere raffinato consapevole della pochezza umana?

È solo un’ipotesi che è comunque suffragata da una terribile frase di Degas in merito alle molte raffigurazioni di donne che il pittore amava riprendere nell’aspetto più intimo, mentre si stavano lavando… Finora il nudo è stato presentato in pose che supponevano la visione da parte di un pubblico. Ma le donne non sono persone semplici [...] Io le mostro senza civetteria, allo stato di bestie che si lavano.

Famosa è un’altra frase di Degas che considero assai veritiera: «Dipingere è facile quando non sai come si fa, ma molto difficile quando lo sai», la stessa cosa equivale per chi fa l’anticonformista avendo le possibilità economiche e le conoscenze adeguate, Degas non sapeva cosa realmente fosse la povertà, Marie sì.

Paola Tassinari

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