SPIRITUALITÀ DAL BASSO - XII PARTE

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Che cos’è la paura? Come la approcciamo e quale significato le attribuiamo?

Molte persone pensano che sia qualcosa da combattere, se non addirittura una vergogna. Così la subiscono, cercando in tutti i modi di liberarsene ma senza successo.

In realtà, la paura - emozione primaria, da sempre presente sia nel genere umano che nel regno animale - è un’importante funzione dell’organismo. È un meccanismo di difesa fondamentale, che ci permette di salvaguardare la nostra incolumità. Immaginiamo, ad esempio, di non avere alcuna paura del fuoco, dell’altezza, del dolore: ebbene, non credo vivremo molto a lungo! Ecco perché non ha senso eliminare la paura ma è più importante imparare a conoscerla e a gestirla.

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La paura, quindi, è una sorta di scafandro che protegge l’individuo da una minaccia, sia essa reale o immaginaria.

A volte, però, può diventare eccessiva, influenzando negativamente la nostra vita e condizionando la nostra percezione.

Vediamo, intanto cosa accade al nostro corpo quando abbiamo paura.

Immaginiamo di camminare da soli, di notte, in una strada isolata. A un certo punto scorgiamo una presenza che riteniamo ostile. Ancora prima di passare all’azione, il nostro cervello ha già avvertito il pericolo e messo in moto tutta una serie di processi chimici e fisiologici nel nostro corpo. Innanzitutto il sistema nervoso autonomo si attiva e l’adrenalina inizia a scorrere, determinando le seguenti reazioni:

  • aumento della quantità di ossigeno disponibile per i muscoli;
  • incremento della sudorazione;
  • aumento del ritmo cardiaco e innalzamento della pressione sanguigna;
  • sensazione di nodo allo stomaco e secchezza delle fauci;
  • rallentamento del sistema immunitario.

A questo punto, oltre alla fuga, sono possibili altri due tipi di reazioni naturali: il freezing e il faint.

Il freezing - letteralmente “congelamento” - presuppone che l’individuo si occulti al predatore, immobilizzandosi fino a che non abbia valutato la soluzione più adatta alla situazione.

Il faint, invece, è un irrigidimento del corpo che simula il “rigor mortis”. Ciò avviene quando l’individuo non riesce a trovare una via di fuga accettabile alla situazione di pericolo. Accade molto spesso nel regno animale e ciò ha un senso, in quanto i predatori preferiscono le prede vive a quelle morte.

Nei casi più estremi si ha addirittura un distacco dalla realtà, con sintomi dissociativi.

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Ma al di là degli effetti che la paura esercita sul nostro corpo, ciò che ci interessa qui è l’aspetto spirituale.

Mi preme sottolineare che - tolte le esasperazioni, quali ansia e fobia - la paura è un’emozione positiva, così come lo è il dolore che ci impedisce, ad esempio, di scottarci con il fuoco o con l’acqua bollente. Sotto questo punto di vista essa è - letteralmente - un salvavita!

Accade però che il contesto sociale o l’educazione vogliano farci credere che la paura sia un sentimento negativo, sinonimo di debolezza e codardia. Ebbene, non dategli ascolto! Nessun essere umano è esente da tale emozione, neppure il più coraggioso o spericolato. La poetessa Maya Angelou, ha scritto: “Avere coraggio non significa non aver paura, significa affrontare le proprie paure.”

Ma come affrontarle?

I Padri del Deserto ci insegnano, una volta di più, ad ascoltarle e a dialogare con esse.

La paura ha un senso, vuole dirci qualcosa. Sta a noi capire cosa.

Di certo, senza di essa non avremmo alcuna misura e non conosceremmo il limite, rischiando di farci davvero molto male.

L’idea di vivere senza limiti e senza misura, deriva da un’ideale di perfezione generato da attese esagerate. Siamo esseri umani, legati a questa terra, a questo tempo, a questa dimensione anche se possediamo un’anima immortale. Il Vangelo secondo Giovanni, al capitolo 15, esplicita come gli uomini e le donne spirituali siano NEL mondo pur non essendo DEL mondo. È fondamentale ricordarsi questa regola, pena l’incorrere nelle due opposte deviazioni: il materialismo e lo spiritualismo.

L’essere umano è una meravigliosa sintesi tra il cielo e la terra, in un involucro di carne abitato da corpi sottili che ne costituiscono l’anima.

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In definitiva, è l’orgoglio che si intrufola, camuffandosi da coraggio e temerarietà.

L’umiltà - questa sconosciuta - è l’ago della bilancia che ci permette di rimanere sempre in equilibrio, senza farci mai deviare a destra o a sinistra.

Non ci libereremo mai totalmente della paura perché essa è funzionale alla nostra crescita, sia come esseri umani che come anime in evoluzione.

La materialità del nostro corpo trasmette la sua “pesantezza” anche allo spirito che, senza la paura e le altre emozioni ad essa affini, si siederebbe beatamente sugli allori, non avendo alcuno stimolo per superare se stesso ed evolversi.

Infine, la paura più grande di tutte, quella che ci insegue dal primo istante della nostra esistenza: quella della morte.

La morte è l’incognita delle incognite, il luogo che nessuno di noi potrà mai visitare senza lasciarci - letteralmente - la pelle.

Eppure è una paura che non ha mai smesso di dare la vita. Generazioni di uomini e donne si sono succedute nel corso dei secoli perché la vita - quindi l’amore - è più forte di tutto. Recita il Cantico dei Cantici: “Forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina! Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo.” (Ct 8,6-7)

Giocando con la parola PAURA ho scoperto che, tolta la lettera P, restano quattro lettere che formano un’altro, meraviglioso vocabolo: AURA.

La lettera P, consonante che indica staticità e contatto con la terra (Piede - Pianta - Palo), è seguita dalle lettere che compongono la parola AURA, ovvero il campo luminoso irradiato da tutti gli esseri viventi che può essere considerata una sorta di “manifestazione dell’anima.

Ecco dunque che la parola “paura” racchiude la quintessenza della nostra umanità, nel suo duplice aspetto materiale-terrestre ed etereo-spirituale. Lo avevate mai notato?

Attilio miani

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