UNGHERIA: ORBAN ANCORA PRESIDENTE

La strada per l’isolamento dal resto del mondo è lastricata col quarto mandato dell’amico di Putin

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cms_25489/0.jpgPersonaggio controverso? Ce l’abbiamo. Titolo provocatorio? Idem. Evento catastrofico per fare anche un po’ di atmosfera? La Guerra. Qualche numero? Eccolo: 53% contro 35%. Sono le percentuali, la prima a favore e la seconda contraria, per la rielezione di Viktor Orban. L’opposizione guidata da Peter Marki-Zay non riesce ad impedire l’inizio del quarto mandato, tra l’altro di seguito, del premier ungherese. Il partito Fidesz ha conquistato i due terzi del Parlamento per la terza volta consecutiva. Nonostante i fattori spiegati di seguito, Orban è riuscito ad imporsi su sei partiti. Eventi a loro modo storici, sia il risultato delle elezioni che l’unione delle forze tra gli oppositori. Mai dei partiti ungheresi si erano scagliati contro colui che è diventato, col passare del tempo, un governante sempre più autoritario. L’imperituro primo ministro si fa forza dell’amicizia con Vladimir Putin, con tanto di rifiuto di mandare armi in Ucraina e il veto a un embargo energetico a danno della Russia.

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E dire che l’Ungheria, se si va a ripescare la legge anti-LGBT, è uno dei Paesi con più antipatie registrate in giro per il mondo, oltre che uno di quelli che rischia l’isolamento dalla comunità intercontinentale. La deriva autoritaria e dispotica del Paese sta avendo, difatti, conseguenze unicamente negative. Le reazioni, come ovviamente preventivabile, sono state antitetiche. “Vittoria eccezionale, che si può vedere pure dalla Luna, ma sicuramente da Bruxelles – commenta, soddisfatto e pungente, l’autocrate magiaro – abbiamo vinto contro il globalismo, contro i media mainstream europei e anche contro il presidente ucraino”. L’altra parte, invece, asserisce amara che “in questo sistema ingiusto e disonesto non potevamo fare di più”.

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Le parole di Marki-Zay trovano effettivo riscontro nella realtà: Orban ha sotto scacco la quasi totalità dei mezzi di comunicazione di massa, si è autofinanziato la campagna elettorale con denaro pubblico e ha fatto sì che i collegi elettorali favorissero il suo partito. Sul risultato finale, dunque, aleggia l’ombra dei brogli. Infatti, l’OSCE ha inviato una delegazione di duecento osservatori, facendo fede al suo avvertimento di quattro anni fa: “il voto in Ungheria è libero ma scorretto”. L’affermazione più impattante, tuttavia, arriva dal rappresentante ungherese del Parlamento europeo, Marton Gyongyosi: “purtroppo è una buona notizia per Putin, siamo diventati il suo Cavallo di Troia in Europa e ci siamo trasformando sempre di più in un’autocrazia asservita alla Russia”. E se anche il vicepresidente di Jobbik, partito di destra che per anni è stato alleato di Orban, lancia l’allarme vuol dire che la frittata sta diventando sempre più importante e non indifferente.

Francesco Bulzis

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