RILEGGENDO POESIA – COSIMO ORTESTA

Progetto di un freddo perenne

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cms_25270/poesia.jpgAndrea Cortellessa, nel novembre 1999 (n. 133) così parlava di Cosimo Ortesta, nel saggio allora pubblicato sulla rivista: “Capita, a volte per una serie di coincidenze, occasioni più o meno cercate, che una presenza a noi ben nota, ma che per qualche motivo abbiamo fino a quel momento rimosso, senza preavviso, quando meno ce lo aspettiamo, torni. Cosimo Ortesta, pugliese di Milano, classe 1939 (quindi allora appena sessantenne, NdA) lo conoscono in pochi, allacciati gli uni agli altri da una confortevole endogamìa di happy few; gli altri, è il caso di dire, non sanno cosa si perdono, non certo aiutati dagli antologizzatori e dai cartografi della poesia contemporanea: i quali, minuziosamente solidali, continuano a nasconderglielo.” Non è una novità neppure oggi. L’autore, scomparso nel 2019, è sempre stato restio al compromesso, a cui troppo spesso si riduce la socialità letteraria. Leggiamo infatti da https://www.leparoleelecose.it/?p=41373 quanto hanno affermato Jacopo Galavotti e Giacomo Morbiato intervistati da Tommaso Di Dio (l’intervista è interessante, ne pubblichiamo un breve stralcio ma ne consigliamo la lettura integrale): Abbiamo potuto affrontare Ortesta come traduttore di poesia francese da Baudelaire a Char (da cui un primo articolo di J.G.); personalmente sono poi debitore a un suggerimento di Sabrina Stroppa, che mi chiese di leggere Il bagno degli occhi per un volume collettivo sulla poesia italiana degli anni Ottanta. Da queste prime esperienze, in parte casuali, è germogliata una passione condivisa e con essa la volontà di costruire una monografia introduttiva che fosse insieme uno strumento di accesso all’opera del poeta e al lavoro del traduttore e una prima immagine globale e articolata della sua vicenda stilistica e tematica.

cms_25270/IMG_6649-240x320_1647749020.jpgQuanto alla seconda questione, l’assenza di Ortesta da quasi tutte le ricostruzioni del secondo Novecento poetico (le antologie, NdA) è probabilmente imputabile a ragioni “di campo” ma anche personali. Per le seconde, basterà immaginarsi un carattere schivo, ma anche rigido, inflessibile nei rapporti e nei rifiuti, contrario a ogni esposizione di sé e compromissione nel circuito sociale e mediatico della poesia – i rapporti privilegiati saranno piuttosto quelli di amicizia, da Risset a Raboni, da Zanzotto a Rosselli, da Giudici a Bertolucci, con ricadute poetiche spesso assai notevoli. Su un altro piano, bisognerà porre mente all’esordio, nel 1980, con Il bagno degli occhi; esordio tardivo di un autore non più giovane, ormai quarantenne (ma il libro era stato in larga parte composto negli anni Sessanta), dedito a uno sperimentalismo di matrice psicanalitica e metapoetica più vicino a Cucchi, Viviani, De Angelis che non all’esordiente prodige Magrelli, ma anche lontano dal manierismo neo-metricista inaugurato dall’Ipersonetto zanzottiano (1978). Dunque un esordio in parte fuori tempo, che risente forse del mito post-sessantottesco del poeta giovane e che finisce per collocare Ortesta in una stagione precedente accanto a nomi ben più noti e visibili. Dopo tanti anni siamo ancora alle ragioni di campo! Elegante traduttore dal francese, poeta dalle pubblicazioni rade e meditate, recensore raffinato, Cosimo Ortesta (1939-2019) ha incarnato quella figura di poeta-critico-traduttore così caratteristica del nostro Novecento. Anche da una posizione schiva e appartata si è guadagnato riconoscimenti importanti e amicizie con molti dei maestri della poesia del secondo Novecento, come Raboni, Giudici e Bertolucci. La sua opera poetica consiste in quattro raccolte (Il bagno degli occhi, 1980; La nera costanza, 1985; Nel progetto di un freddo perenne, 1989; Serraglio primaverile, 1999), seguite da un’autoantologia (Una piega meraviglia, 1999) e da un ultimo libro a metà tra queste due tipologie (La passione della biografia, 2006), che recupera il titolo del poemetto con cui aveva esordito in rivista nel 1975, mettendo questo testo al centro di una compagine di testi editi e inediti: segno della necessità di ripercorrere il proprio passato perché l’opera restituisca contemporaneamente un’immagine attuale dell’io e insieme il suo affondare profonde radici nel passato. Ecco il link per chi volesse proseguirne la lettura:https://www.treccani.it/magazine/lingua_italiana/articoli/percorsi/percorsi_268.html. La sua (recente) scomparsa, è stata commemorata da pochissimi, sia sulla carta stampata sia sul web. Trovare un libro di Cosimo Ortesta nelle librerie italiane oggi è un’impresa impossibile: sfidiamo chiunque! Meglio forse rivolgersi agli ormai noti stores. Le notizie, a nostro avviso, devono essere riportate per come sono e non per come vorremmo che fossero. E senza tanta puzza sotto il naso per quanto riguarda i principali stores.

Nel progetto di un freddo perenne
lenimento si sveglia inerme
a severa distanza un lamento all’orecchio.
Tra le crepe nel suo stesso odore
ancora cresce illusione non desiderata
dentro un cerchio antico di due forme una forma
che accresciuta non grida non vuole
venire fuori
lì per un accesso di dolore
inosservata chiedendo più attenzione
a eccesso di colore.

Raffaele Floris

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