“L’ALTRA” CRISI UMANITARIA

La questione Taiwan divide Cina e Stati Uniti

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La questione riguardante Taiwan si inserisce in un momento storico molto particolare, a tratti unico. E le coincidenze che si porta dietro fanno sorridere in modo alquanto amaro.

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Sono trascorsi ben cinquanta anni da quando Richard Nixon visitò la Cina, scrivendo il primo capitolo della diplomazia instauratasi tra il suo paese e il Dragone. A più di mezzo secolo di distanza rimane un nodo ancora da sciogliere, mentre nell’est Europa impazza una delle crisi più gravi della storia recente. Taiwan cerca di rendersi indipendente, ma Pechino non è d’accordo, volendo invece annetterlo al proprio territorio.

cms_25034/00.jpgIn un comunicato di cinque decenni fa il paese ora comandato da Xi Jinping scriveva che “la questione Taiwan, che noi riteniamo essere una nostra provincia, è cruciale per normalizzare i rapporti con gli Stati Uniti”. Nel febbraio 1972 Washington rispondevano che “tutti i cinesi su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan ritengono che c’è una sola Cina e riaffermano il proprio interesse per una risoluzione pacifica della questione”. Sei anni dopo aggiungevano che “riconosciamo il governo della Repubblica Popolare cinese come l’unico governo legale della Cina, ma manterremo relazioni commerciali e culturali con il popolo di Taiwan”.

cms_25034/Michael_Mullen,_CJCS,_official_photo_portrait,_2007.jpgLe relazioni, che hanno portato ad una militarizzazione di Taiwan, tra gli USA e il “terreno della discordia” ha condotto nel tempo ad una divergenza sempre più ampia tra Pechino e Washington.

La prima respinge qualsivoglia tipo di contatto tra l’America e l’isola.

L’ultimo di essi è in corso in queste concitate ore: a Taipei è giunta una delegazione di ex funzionari inviati da Biden, guidati da Michael Glenn Mullen, ammiraglio della Marina ed ex capo di Stato maggiore congiunto.

cms_25034/Foto_2_1646276710.jpgIn tutto questo la posizione di Taiwan appare chiara e netta: la presidentessa Tsai Ing-wen non ha mai veramente riconosciuto il principio dell’unica Cina. A questo si sono aggiunti eventi non di poco conto: la repressione della protesta a Hong Kong, il complotto sull’origine del Covid-19 e le violazioni dei diritti umani perpetrate ai danni degli uiguri. L’isola di Tsai, tuttavia, rappresenta il limite da non travalicare per la Cina. Che non ha esitato a definire inutile il supporto di Mullen, invitando anzi gli Stati Uniti a interrompere qualsiasi scambio e ammonendo gli USA: “pagheranno un prezzo pesante per le loro azioni rischiose”. La situazione non pare destinata a rasserenarsi: Taiwan ha innalzato lo stato di allerta per “rispondere efficacemente a varie situazioni e garantire la sicurezza nazionale” e a Taipei arriverà anche Mike Pompeo, storicamente ai ferri corti con tutta la Cina, che però si impegna a smentire qualunque paragone con quanto sta avvenendo in Ucraina. Anche perché il mondo intero ne ha già abbastanza di tutte queste situazioni.

Francesco Bulzis

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