PALESTINA: INCONTRO TRA GANTZ E ABU MAZEN

Al centro dei colloqui la cooperazione in materia di sicurezza

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Bisogna tornare un bel po’ indietro nel tempo per ritrovare un incontro tra Binyamin Gantz e Abu Mazen. L’ultima volta in assoluto era stata nel 2016, al funerale di Shimon Peres, ma per affari si erano incontrati nel 2010, in casa dell’allora premier israeliano Benjamin Nentanyahu in merito i colloqui di pace promossi dall’amministrazione di Barack Obama. Praticamente una vita fa. La posta in gioco, questa volta, non era la pace, ma questo incontro ha avuto comunque il suo non indifferente peso specifico. Anche perché un prologo di questo nuovo capitolo della storia di Israele era stato già scritto ad agosto: al centro delle disquisizioni tenutesi a Ramallah vi era la collaborazione in fatto di sicurezza ed economia, con a corollario iniziative correlate alla vita civile in Palestina. Misure che, nel comunicato stampa ufficiale diramato dal ministero israeliano, sono stati definite come “volte alla costruzione di fiducia”.

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Fiducia che Hamas, organizzazione politica e militare palestinese, non ha particolarmente gradito: “l’incontro tra Gantz e Mazen è un crimine e rappresenta una pugnalata alla schiena della intifada palestinese – twitta Hazem Kassem, un portavoce dell’organizzazione – il dialogo in questione è riprovevole, nel mentre che in Cisgiordania si moltiplicano gli attacchi da parte di coloni ebrei”. “Ho incontrato il presidente dell’AP, Mahmoud Abbas – commenta sullo stesso social Benny Gantz – abbiamo discusso dell’attuazione di misure economiche e civili, e abbiamo sottolineato l’importanza di rafforzare il coordinamento in tema di sicurezza e prevenzione di terrorismo e violenza, per il benessere sia degli israeliani sia dei palestinesi”. Il consigliere di Abu Mazen Hussein al-Sheikh, ministro per gli Affari civili all’ANP, asserisce che “il presidente Abbas ha incontrato il Ministro Gantz, e hanno discusso dell’importanza di creare un orizzonte politico che porti a una soluzione politica nel rispetto delle risoluzioni di legittimità internazionale”.

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Nei siti internet vicini ad Hamas, invece, circola una discutibile vignetta: l’illustrazione raffigura un inginocchiato Abu Mazen intento a pulire gli scarponi militari di Gantz. Praticamente un’accusa, rivolta ad Abbas, di tentare di arruffianare Gantz in modo tale da ricevere benefici militari. Mentre le fazioni armate di Gaza si sono riunite per pianificare una risposta univoca all’incontro, anche la Jihad islamica non fa nulla per nascondere le proprie rimostranze. Qualche pedina, sulla grande scacchiera internazionale, comincia però a muoversi: a seguito della riunione il Ministro della Difesa israeliano ha approvato la regolamentazione dello status di 3500 palestinese residenti a Gaza e ben 6000 in Cisgiordania. Uno dei motivi che hanno portato alle critiche anche da parte dell’opposizione guidata da Netanyahu, ma che potrebbe portare ad un significativo cambiamento per uno dei territori più turbolenti.

Francesco Bulzis

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