UN “NO WAY HOME” ALL’ALTEZZA DELLE ASPETTATIVE

Recensione (senza spoiler) dell’ultimo film di Spiderman, terzo capitolo con Tom Holland

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La campagna pubblicitaria attorno a Spiderman: No Way Home aveva creato un plotone di aspettative per questa pellicola talmente grande che il rischio della delusione era dietro l’angolo. Con un sospiro di sollievo è possibile affermare senza il timore di una smentita che non si è concretizzato, anzi, il film ha portato ancor più in alto l’asticella del Marvel Cinematic Universe. Questo nuovo tassello riesce negli scopi che si era più o meno volontariamente prefisso. Serve un po’ di conoscenza pregressa per poter godere della visione del lungometraggio, per cui non è propriamente considerabile come una entry. Ciò nonostante, e questo è il primo traguardo, riesce nell’allargare il proprio target: l’immedesimazione è garantita per adolescenti e persone più mature. Questo perché la rivelazione della vera identità dell’Uomo Ragno, incipit della trama, causa degli scompensi nella vita di Peter Parker (Tom Holland), con le conseguenze della sua indesiderata fama che si riversano sulle persone a lui care: l’amata M.J. (Zendaya), il migliore amico Ned (Jacob Batalon) e la zia May (Marisa Tomei), costantemente al fianco del protagonista. Ed è una splendida metafora per descrivere lo spietato mondo dei social network, dove le opinioni (a maggior ragione quando negative) non risparmiano nessuno.

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Giunto al punto di non ritorno, l’amichevole spara-ragnatele di quartiere si reca dal dottor Strange (Benedict Cumberbatch) per trovare una soluzione; una delle tante e riuscite gag dei 150 minuti di proiezione causa, invece, un altro guaio. Spiderman, quindi, si ritrova catapultato in un’avventura che lo costringerà a maturare più in fretta di quanto vorrebbe: deve proteggere le persone a lui vicine dal metaforico macigno dell’essere un supereroe e, come ci si potrebbe aspettare, combattere gli antagonisti di turno. Gli e le adolescenti, quindi, si rivedranno in Peter e Michelle Jones: sorrideranno nel vedere il timido e giovane amore dei due protagonisti, si emozioneranno con la fiducia che Parker ripone incondizionatamente in Ned e guarderanno anche loro Stephen Strange come un mentore. Chi è oltre la seconda decade di età riconoscerà come proprie le pressioni che gravano sulle spalle del giovane Uomo Ragno e condivideranno i demoni che affliggono i personaggi, che diventano umani nel loro avere o meno i superpoteri.

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Da qui il secondo obbiettivo centrato: far “nascere” effettivamente Spiderman, fargli capire che “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. A differenza delle precedenti incarnazioni del personaggio creato da Stan Lee, questa versione era entrata in scena in medias res, per poi avere uno sviluppo proprio in Homecoming e Far From Home. Ma con la conclusione di questa trilogia l’Uomo Ragno diventa effettivamente lui, diviso tra affetti e civili da salvare. Il terzo traguardo raggiunto da questo film era forse il più difficile, e proprio questo il sottoscritto ha visto persone in sala commentare soddisfatte nell’intervallo e al termine della proiezione, le ha viste applaudire a determinate scene e anche commuoversi: trama e fanservice, che se fatto bene non dispiace, vanno di pari passo, mettendosi l’una al servizio dell’altro vicendevolmente. A questo si aggiunge una performance attoriale superlativa: l’intesa nella vita privata della coppia Holland-Zendaya viene trasposta sul set, Cumberbatch giganteggia e il resto supera brillantemente la prova. Completano l’opera musiche a livello della recitazione, per una pellicola che raggiunge senza troppi patemi un 8 in pagella.

Francesco Bulzis

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