VENEZUELA, TRIONFO DEI CANDIDATI DI MADURO

Elezioni presidenziali: ottenute 20 regioni su 23 più la municipalità di Caracas

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Nicolás Maduro Moros, politico e sindacalista venezuelano, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela dal 19 aprile 2013, vede i candidati al suo governo legittimare il loro desiderio del trono del capo di stato. Il Consiglio Elettorale Nazionale, o CNE, ricorda che la rielezione di Maduro alla presidenza, risalente al 2018, non è riconosciuta da parte della comunità internazionale. Dando una cifra su tutte, che inquadra bene la situazione: ben 20 dei 23 posti da governatore, cui si aggiunge la municipalità di Caracas, sono andati ai candidati al governo. A fronte di un’opposizione frammentata e che ha partecipato ad un voto per la prima volta sin dal 2017, il tutto dopo aver sabotato le elezioni presidenziali e legislative. Il resto del mondo, come preventivabile, non è rimasto a guardare – l’evolversi della mutevole situazione del Venezuela aveva richiesto degli interventi: l’Unione Europea aveva avanzato una missione di osservatori elettorali, la prima in assoluto nell’arco di 15 anni, lasso temporale in cui questo Paese da 30 milioni di abitanti ha iniziato a soffrire a causa delle crisi petrolifere ed economiche. E da cui ancora fatica a risollevarsi, come testimoniano le perdite che ancora si ritrova ad affrontare.

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Sciorinando qualche altro numero: l’affluenza elettorale è stata del 41.8%, pari a circa 8 milioni e 100 mila abitanti; stando ai risultati provvisori si prospettava almeno il 90.21% dei voti scrutinati. L’opposizione, dal canto suo, ha vinto in tre stati: l’isola di Nueva Esparta, Cojedes e la Zulia. Quest’ultima non è da sottovalutare: è lo stato petrolifero più popoloso del Paese latinoamericano, con capitale Maracaibo, niente di meno che la seconda città più grande del Venezuela. In tutto questo Maduro se la gode: “bel trionfo, nella vittoria, nel raccolto del frutto del lavoro – dichiara, non facendo nulla per nascondere la sua soddisfazione – i risultati sono stati travolgenti”.

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Ovviamente c’è chi non gradisce particolarmente questa situazione: Henrique Capriles, affiliato all’opposizione, e due volte secondo alle presidenziali contesta la chiusura tardiva dei seggi elettorali – ritenendo che potesse dare adito a frodi. L’auspicio, invece, è che queste elezioni possano mettere un punto definitivo a un periodo complicato per il Venezuela, di cui Maduro stesso si sente responsabile: la crisi presidenziale del 2019 è partita da un insediamento sempre contestato, come detto, e da un tentato colpo di stato che portò all’uccisione di Rafael Acosta. Da lì il presidente perse progressivamente il controllo sul suo stesso Paese, che sta per leggere il suo nuovo leader.

Francesco Bulzis

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