XI JINPING COME MAO

Il plenum del partito riscrive cent’anni di storia cinese

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L’11 novembre si è conclusa a Beijing la sesta sessione plenaria del XIX Comitato centrale del Partito comunista cinese. Lì, con il Comitato centrale, organo più importante all’interno del Partito Comunista Cinese, composto da quasi 400 membri scelti fra i più importanti esponenti politici, della burocrazia e dell’esercito, è stata messa la parola fine ad un capitolo della storia cinese, per iniziarne uno ulteriore con il nome di Xi Jinping scritto a caratteri cubitali.

Giovedì è stata approvata un’importantissima risoluzione che interpreta e riscrive i principali fatti della storia della Cina degli ultimi cento anni. Tale risoluzione definisce il presidente Xi come uno dei leader cardini della Cina, al pari delle due colonne portanti del PCC Mao e Deng.

Questo passaggio eleva Xi Jinping a figura epocale e preambolo all’ufficialità dello storico terzo mandato che dovrebbe arrivare nel congresso del 2022.

Mandato che fino al 2018, dopo modifica della Costituzione da parte di Xi, era limitato a due volte. Realisticamente parlando, siamo di fronte ad un passaggio chiave della storia moderna e contemporanea, con la possibilità per Xi Jinping di aspirare al potere a vita, sia dell’unico Partito Comunista rimasto in piedi sia di una delle potenze mondiali, la Cina.

Questa ‘’risoluzione storica’’, passaggio chiave e ciclico nel Partito che coincise con la definitiva conquista del potere per i predecessori, pur essendo riferibile a fatti passati, ha effetti soprattutto sul presente e futuro. Tutto ciò rimarca e deve indicare ai cittadini cinesi quale è allo stato attuale l’ideologia e il leader da seguire, oltre ciò che invece è male e dannoso al Partito e al Paese.

Xi Jinping, autore di questa ‘’risoluzione’’, ha ancora più potere di quanto non ne avesse già. Anche Mao Zedong, padre della rivoluzione cinese, e Deng Xiaping, colui che immise la Cina nel mercato globale elevandola a potenza economica, fecero ricorso a tale mossa per suggellare la loro forza e storia. Unica, ma fondamentale eccezione, è che i due predecessori designarono i loro rispettivi eredi politici. Xi non ha nominato nessun erede, ma al contrario ha eliminato prontamente tutti i potenziali rivali, in aggiunta alla possibilità del terzo storico mandato. Ciò rende possibile alle mani di Jinping di riscrivere ogni evento, in linea con la sua ideologia.

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I precedenti parlano di altre due risoluzioni dalla fondazione del Partito, nel 1921. La prima, denominata “Risoluzione su alcune questioni riguardanti la storia del nostro Partito”, voluta da Mao Zedong nel 1945, innalzò la figura di quest’ultimo. Unico in grado di guidare il Paese e dettare la linea politica, sociale, culturale, economica corretta e che gettò le basi per il culto della personalità di Mao, tutt’ora evidenti in Cina.

La seconda ‘’risoluzione storica’’ è datata 1981, a pochi anni dalla morte di Mao, sotto Deng Xiaoping. Il titolo di quest’ultima, volta a ristabilire il potere verso il Partito, era “Risoluzione su alcune questioni riguardanti la storia del nostro Partito dalla fondazione della Repubblica popolare cinese”. In tale “risoluzione” non mancano le condanne agli atti peggiori di Mao, ma si gettano le basi per eventi storici come il Grande balzo o la Rivoluzione Culturale.

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Quella di Xi Jinping si discosta dalle precedenti, in quanto non sembra voler rimaneggiare questioni passate bensì interpretarle secondo una visione differente, incanalandole verso la sua figura ed il futuro con lui. Il titolo è “Risoluzione del Comitato centrale del Partito comunista cinese sui principali successi e le esperienze storiche della lotta centenaria del Partito”.

Ancora non si hanno certezze sul contenuto, lunghissimo e complesso, ma attraverso un comunicato diffuso dai media di stato emergono alcuni punti fondanti.

Ovviamente c’è spazio all’elogio del percorso cinese nei suoi cent’anni di Partito (1921-2021), ma nessuna critica ad errori ed atrocità perpetrate per anni, che invece sono superati e messi da parte. Inoltre vi è la celebrazione per il raggiunto obiettivo di potenza mondiale moderna e l’aspirazione di guadagnarsi il titolo di prima potenza entro il 2049, centenario della Repubblica Popolare Cinese, proprio sotto la leadership di Xi Jinping, l’unico che possa raggiungere questo traguardo.

Xi ha in mano il potere, il Partito e la Cina. Il lavoro del Presidente nell’ultimo decennio è stato proprio verso questa risoluzione. Dal 2012, anno di entrata in carica, vi è stata subito un’epurazione dei nemici e rivali, seguita dall’acquisizione di molteplici cariche. Poi eliminato il limite dei due mandati nel 2018, e l’ormai perso potere del Comitato centrale.

Infatti, l’organo che dovrebbe essere il più importante all’interno del Partito e quindi del Paese, con la sua composizione molto affollata e la frequenza bassissima di incontri (sette plenum ogni cinque anni) finisce per rendersi obsoleto e superato.

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Il ‘’secolo cinese’’ lanciato anni fa da Mao ora è quasi realtà ed ha un volto, quello di Xi Jinping. Il plenum ha riscritto cent’anni di storia della Cina, a favore del futuro del leader. Dal discorso del 1° luglio scorso per il centenario del Partito in piazza Tienanmen, con la veste di Mao, alla “risoluzione storica” del’11 novembre, Xi Jinping in appena cinque mesi è padrone della storia cinese. Nel suo volto e pensiero un miliardo e oltre di cinesi, una delle due economie più potenti del pianeta, forza dittatoriale ed identità da regime, potenza industriale e tecnologica, ma anche ombre pesantissime. La Cina, ora, punta al 2049 per sbalordire il mondo.

Riccardo Seghizzi

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