XI JINPING: “I RICCHI DIANO DI PIÙ ALLA SOCIETÀ”

Il presidente cinese si scaglia contro i redditi elevati. Riforme in arrivo anche per il settore digitale

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cms_22873/0.jpgProsperità comune”: queste le parole chiave dell’ultima dichiarazione di intenti di Xi Jinping. Il presidente della Cina ha sottolineato l’incombente necessità di promuovere una crescita collettiva, con l’intento di propugnare l’ideale di “una ricchezza moderata per tutti”. Fattualmente questo obiettivo vuole essere raggiunto chiedendo a chi è abbiente di “convertirsi” a una vita più morigerata, favorendo una più equa ripartizione delle risorse all’interno della società. Disposizioni che si associano perfettamente alle politiche adottate dal Paese asiatico, linee guida che secondo gli analisti e gli esperti sarebbero il fondamento della più recente stretta normativa riguardo le società tecnologiche. Infatti i principali rischi finanziari sono dietro l’angolo e Xi ne è consapevole: all’incontro della Commissione centrale per gli affari finanziari ed economici da lui presieduto ha ribadito la cruciale importanza dei sacrifici fatti in nome della crescita della qualità di vita del suo popolo, cui si aggiunge il coordinamento del lavoro.

L’appello del capo di stato cinese è il primo intervento pubblico dalla fine di luglio, che pone termine al periodo di “bonaccia” mediatica in cui i leader della Terra dei Dragoni hanno solitamente tenuto dibattiti in forma privata, precisamente in un resort a Beidaihe (provincia di Hebei, Cina). “La prosperità comune è un requisito esistenziale del socialismo e una caratteristica chiave della modernizzazione in stile cinese” ha aggiunto, a supporto della sua tesi.

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Non è un mistero che la finanza assurga spesso e volentieri a chiave di volta dell’economia in tempi moderni. Il presidente Xi ha evidenziato come “gli sforzi per respingere i principali rischi finanziari dovrebbero essere coordinati in linea con i principi di mercato e stato di diritto”. Nel corso del meeting, dunque, sono stati puntati i riflettori “sul ragionevole aggiustamento dei redditi eccessivi e sull’incoraggiamento a gruppi e imprese ad alto reddito per restituire di più nella società”. Saranno anche freddi, forse sono anche un po’ antipatici, ma i numeri aiutano meglio di qualunque altro elemento a fotografare efficacemente la realtà dei fatti. Prima di tutto, l’ammontare della popolazione cinese: 1 miliardo e 411 milioni circa di abitanti. Ora vediamo come la disparità di reddito è aumentata nelle ultime decadi: nel 1978 il 10% più ricco della popolazione aveva guadagnato più o meno il 27% del reddito nazionale, mentre nel 2015 la percentuale è aumentata sino a raggiungere il 41%. Questo stando alle stime pubblicate da Thomas Piketty, Premio Nobel per l’economia, nel 2019. Fermo restando il 27% del 1978, metà della popolazione a reddito basso ha visto la propria quota precipitare sino al 15% dei giorni nostri. La Hurun Global Rich List afferma, in aggiunta a tutto ciò, che la Cina oggigiorno conta più di mille miliardari in dollari.

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Visto che i conti non si fanno senza l’oste, e l’oste in questo caso sarebbe il web, dove le notizie circolano e assumono i crismi della concretezza, Pechino non dimentica che anche il settore digitale necessita di una messa a punto. A intervenire sul campo è l’Antitrust cinese, che si starebbe preparando ad attuare nuove direttive volte a interdire la concorrenza scorretta, ponendo dei limiti abbastanza stringenti all’uso dei dati degli utenti. La SAMR, State Administration for Market Regulamentation (Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato), ha pubblicato delle regole a tal proposito: le principali proibiscono di fornire dati fasulli, di occultare le recensioni negative e di promuovere esclusivamente quelle positive. L’innovazione più grande, tuttavia, consiste nell’abbandono di dati, algoritmi e simili da parte delle piattaforme multimediali: a quanto pare, le scelte degli utenti non verranno condizionate né tantomeno il traffico dati verrà dirottato. Indi per cui gli operatori dovranno ricorrere ad altre risorse per raccogliere e setacciare le informazioni commerciali concorrenti.

Ovviamente notizie del genere non possono non generare un discreto effetto domino, con una forte influenza sui mercati nella giornata di martedì: l’indice Hang Seng di Hong Kong ha registrato un calo dell’1.66% in chiusura, mentre il Composite di Shanghai e il Component di Shenzhen sono scesi rispettivamente del 2 e del 2.33%.

Francesco Bulzis

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