RILEGGENDO POESIA – GIOVANNI BOINE

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cms_22509/00.jpgSe dovessimo descrivere la personalità artistica e la statura poetica di Giovanni Boine potremmo tranquillamente definirlo “figura controversa”.

Silvio Ramat ne scrisse su POESIA nell’ottobre 1991 (n. 44/anno IV), proponendo qualche lirica da Frantumi e un lungo articolo che non possiamo facilmente riassumere.

Tuttavia le espressioni “maldestra condotta espressionistica” (Vigorelli), “ossessionato promotore di aggregati ritmici”, “scrittura ideospastica” e “ipertensione inesausta” facevano il paio con “inquietudini religiose e pulsioni mistiche”, e “responsabilità etiche”.

Dunque secondo Ramat dire che Boine non è inferiore a Campana comporta più una svalutazione di quest’ultimo che non un apprezzamento dei Frantumi.

Chi era dunque Giovanni Boine?

cms_22509/0.jpgLeggiamo https://lombradelleparole.wordpress.com/2016/12/28/giovanni-boine-1887-1917

Giovanni Boine (1887-1917) nasce a Finale Marina, in Liguria. Vive l’ambiante della provincia e, spesso in polemica con gli amici della rivista fiorentina la Voce, rivendica la sua appartenenza a un ambiente culturale marginale ma vivo, spesso più lucido nei giudizi e nelle intenzioni, come vuole dimostrare partecipando attivamente alla rivista di Mario Novaro, la Riviera ligure. Rivista questa senza programmi, e stiamo già registrando la prima bizzarria, nell’epoca dell’impegno e degli “–ismi” serpeggianti tra gli intellettuali italiani all’alba della I Guerra Mondiale. Ma proprio questo piace a Boine: libertà di dire, disomogeneità dei testi, ampio respiro di contro al cappio dell’asservimento a qualsivoglia programma. Partecipò anche alla Voce di Prezzolini, ma sempre in polemica e pronto all’affondo dinnanzi alle virate alla dove va il vento, eccessivamente utilitaristiche della compagine fiorentina (“Chi è d’accordo mandi formale adesione per lettera, chi no buona notte”). Ma certo è alla Riviera ligure che Boine affidò i suoi testi senza mai doversi preoccupare di epurazioni e scontri ideologici. Nella rivista di Novaro, Boine prenderà in mano la rubrica Plausi e botte: pagina di recensioni “con gli umori” dei libri contemporanei in uscita. Claudio Magris ha sottolineato a tal proposito lo spessore di questa sua produzione, indicando in essa più un libro di letteratura che sulla letteratura. Le recensioni sono 87, e Boine dà giù più di botte che di plausi, senza peli sulla lingua e senza risparmiare stoccate anche agli amici (e soprattutto a loro, poiché a loro teneva e non sopportava i rammollimenti letterari di chi si sentiva già in cattedra) come Soffici e Papini, quando percepiva in loro una piega al ribasso, un intorpidimento che non ammetteva negli uomini d’ingegno. Apertamente divertenti le critiche a libri che non meritavano molta attenzione; oppure volutamente polemiche per “buttarla un po’ in caciara” altre. Ma non vanno dimenticati gli articoli, ampi, di lucida presenza e coscienza letteraria, dedicati a poeti allora sconosciuti che Boine veicolò (per primo scoprì, mi vien da dire) come Clemente Rebora, Camillo Sbarbaro, Dino Campana, Vincenzo Cardarelli.

Apprezziamo la chiarezza di Giorgio Linguaglossa (autore dell’articolo nel blog sopracitato, che aggiunge:

cms_22509/000.jpgGiovanni Boine non si lascia afferrare da poche righe, benché, se vogliamo, il suo pensiero di fondo, meglio il suo rovello, è sempre presente e dichiarato. È scrittore che non si esaurisce, l’opaca patina del tempo non ne offusca la lingua e lo stile. C’è da dire che quanto scrisse fu sempre vissuto, e se esercizio letterario vi fu (sappiamo per certo che le sue liriche non furono, come a volte afferma, scritte di getto, ma subirono il cesello di accurate revisioni perché rientrassero in una forma musicale perfetta) fu esercizio di muscoli interiori: esercizio, si può dire, di fede. Boine richiede a tutti uno sforzo superiore, pretende nel lettore la scintilla dell’intelligenza, che significa approfondimento ma pure capacità di illuminare le cose attraverso l’ironia. Richiede tempo, non lo si consuma in pochi attimi. Non è lettura-fast food.) Eppure, preferiamo lo scandaglio di Silvio Ramat, che cita Gargiulo, De Robertis, Croce e Mario Luzi, che in tempi più recenti affermò che gli era difficile leggere puntualmente Boine “con quella sua prosa ora ispida, ora sgranata, che produce un’ubriacatura, come un distillato aspro con cui risulta difficile dissetarsi.” Quel che è certo è che Boine fu “una voce integra”, “di una tempra perennemente selvaggia come una forza della natura che entra nella cultura e la disturba, non per tracotanza, ma per desiderio d’innocenza e insieme di efficacia. Questo è il dramma che Boine ci trasmette e cui dobbiamo rendere grata testimonianza” (Mario Luzi). Questo è stato il giovane Boine. Chi sarebbe potuto diventare non lo sapremo mai.

da Frammenti...

Talvolta quando al tramonto passeggio stanco pel Corso (ch’è vuoto), uno che incontro dice, forte, il mio nome e fa: “Buonasera!”
Allora d’un tratto, lì sul Corso ch’è vuoto, m’imbatto stupito alle cose d’ieri e sono pur io una cosa col nome.

Quando ti stringo la mano e tu ripigli sicuro il discorso d’ieri, non so qual riverbero giallo di ambigua impostura colori di dentro l’atto di me che t’ascolto. Fingo d’esser con te e non ho cuore a dirti d’un tratto: “Non so chi tu sia!” Amico, in verità, non so chi tu sia…

Mi fermi per via chiamandomi per nome, col mio nome d’ieri.
Ora cos’è questo spettro che torna (l’ieri nell’oggi) e questa immobile tomba del nome?

Raffaele Floris

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