MOZART E MAGDALENA

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“Magdalena si commosse fino alle lacrime.

Turbata, mentre tentava di nascondere le lacrime che le inondavano il viso, sentì lacerante il senso della sua passione, l’assorta e dolorosa coscienza di ciò che la univa a lui nel profondo, la misteriosa alterità di un mondo dominato da un’angoscia tragica e da una profonda lacerazione esistenziale. Era la bellezza, l’assoluta perfezione che entrambi perseguivano e che li avrebbe uniti indissolubilmente”

(Gabriella Bianco,Mozart & Magdalena,capitolo VII)

“La felicità consiste nell’ immaginazione.” (Wolfgang A. Mozart)

Nell’accingermi a ripercorrere l’itinerario mentale e sentimentale che mi guidò nella stesura del mio romanzo MOZART & MAGDALENA, la mia prima osservazione riguarda non tanto la storia, quanto i personaggi. La storia è tanto pregnante - e forse tanto più veritiera – quando i personaggi hanno un loro spessore, una loro credibilità, seguono un percorso che sia il più possibile logico, conseguente, che risponda e che rispetti la verità di ciascuno, quale essa sia.

cms_22434/1.jpgNaturalmente, in questa storia, era la verità di Magdalena che più mi interessava e più mi appassionava, perché Magdalena rappresenta l’“eterno femminino”, espresso nel dono che Magdalena fa di se stessa e che pagherà se non con il sacrificio della vita, con l’annientamento della sua persona e la perdita di un futuro da vivere.

Al centro della storia è il destino di Mozart, un giovane dotato ma immaturo – così almeno appare - non totalmente padrone delle sue scelte. Mozart ama le donne e si concede avventure che giudica senza conseguenze, lui, un giovane in controllo del suo genio musicale, ma che non sembra esserlo della sua vita privata e delle sue scelte personali. Il matrimonio con Constanze sembra più dettato dalla paura della solitudine e dalla consuetudine con la famiglia Weber, che dal vero amore (che lui aveva invece sentito per la sorella maggiore di Constanze, Aloysia), mentre le sue avventure sentimentali non sembrano mai toccare il suo cuore, né lui sembra padrone delle sue finanze e del suo stile di vita, decisamente più dispendioso di quanto i Mozart si possano permettere.

Tuttavia, la famiglia Mozart non sembra in grado di rendersene del tutto conto, anche in relazione ai sei figli, quattro dei quali morti in tenera età, mentre il loro matrimonio sembra naufragare nella distanza che Constanze mette nel suo rapporto con Mozart, petulante e incapace di prendere cura di se stesso, soggiornando nel centro termale di Baden vicino a Vienna per lunghissimi periodi, soprattutto negli ultimi anni prima della morte di Mozart.

Per delineare la storia familiare, ho seguito, per quanto possibile, le date delle assenze di Constanze come le riportano le lettere di Mozart (di Constanze non si conservano lettere), mentre Mozart, pur rimproverandola spesso per la sua superficialità, non la drammatizza, incapace - forse solo per paura dell’evidenza della fine del loro rapporto - di aprire con lei un discorso sul loro matrimonio e accettarne le conseguenze.

Niente di sorprendente, dunque, se Constanze gli abbia restituito i frequenti tradimenti, con una relazione con Franz Xaver Suessmayr, che la seguiva a Baden durante le sue assenze, quasi preda predestinata di una donna che, alla morte di Mozart, si rivelerà perfettamente capace di badare ai suoi interessi, congedando Suessmayr e permettendo che Mozart non solo sia sepolto in una fossa comune, ma ignorando la sua tomba per ben 17 anni.

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Io approfondisco questi aspetti anche familiari, oltre che nel romanzo, anche nella sceneggiatura di questa storia dolorosa che ancora una volta dimostra i tanti aspetti, buoni e cattivi, miserabili e sublimi, della natura umana, una storia che culmina nel cimitero di San Marco, dove dopo il 1859, verso fine secolo, fu eretto un monumento grazie alla generosità del custode Alexander Kugler, in un luogo che nulla aveva a che vedere con la fossa comune dove era stato calato Mozart, di cui si era ormai dimenticato il luogo.

Nel mio romanzo la protagonista è Magdalena, che aveva dieci anni quando Mozart faceva visita a suo padre, Gotthard Pokorny, organista, compositore e Kapellmeister della Cattedrale di San Pietro a Brno, in Moravia, allora città austriaca di Bruenn. È proprio a lei - mi piace pensare - che Mozart dedica l’aria “Ein Mädchen oder Weibchen” del “Flauto magico”, dove la fanciulla ha proprio dieci anni meno di Mozart, quella fanciulla che lui avrà visto durante le sue frequenti visite a casa dell’amico Pokorný, ma che ritrova adulta, bellissima e musicalmente molto dotata, quando Magdalena si sposa con Franz Hofdemel, va a vivere a Vienna con il marito e, su consiglio del padre e del marito, va a lezione di pianoforte da Mozart.

I fatti, dunque, si intrecciano con questi personaggi ed i loro caratteri, le loro ambizioni, le loro passioni, fatti che in parte conosciamo e che devono essere rispettati, altri che non conosciamo, ma che possono essere estrapolati dalle vicende note, a patto di non forzarle, ma di riconoscerle come possibili. E qui interviene lo scrittore – l’ich-Erzähler – che dal suo osservatorio privilegiato, guarda, osserva, collega, scopre, interpreta: interpreta, appunto. Dietro a ciò che sappiamo, possiamo dedurre ciò che non viene detto, che non è conosciuto o è stato ignorato prima e nascosto dopo, se non addirittura falsato.

Così, della morte di Mozart, di cui non sappiamo la causa precisa, tranne per il rifiuto del Dr. Closset di rilasciare un certificato di morte naturale, conosciamo le ultime ore, anche se non sappiamo nulla di come Franz lo aggredì a colpi di bastone.

1.Sono stati dunque i colpi di Franz a provocare la sua morte?

2. Ed era Franz l’individuo che il 18 novembre 1791 all’inaugurazione della “Zur Neuen Gekroenten Hoffnung” (La nuova speranza incoronata) aveva verbalmente apostrofato Mozart, giurandogli vendetta?

Se la seconda ipotesi può non essersi mai verificata, la prima è non solo possibile, ma altamente probabile e questo lo sapevano in tanti: oltre a van Swieten, incaricato dall’Imperatore di mettere a tacere tutte le voci sulla morte improvvisa di Mozart, una morte violenta, per mano di un funzionario di corte, Franz Hofdemel e marito di Magdalena; lo sospettava Constanze, lo sapevano Suessmayr, la sorella di Constanze, Sophie, il conte Joseph Deym, che andò di notte a fare la maschera funebre di Mozart (ne fece una copia per Constanze, che non l’amava e che fu felice quando anni dopo si ruppe) e naturalmente il Dr. Closset, che aveva ordinato a Sophie di fare un impacco freddo alla nuca di Mozart, ormai morente, e si era rifiutato di rilasciare un certificato di morte naturale.

Per placare ogni pettegolezzo, van Swieten, sotto la sua responsabilità (lo stesso giorno della morte di Mozart, van Swieten venne sollevato da ogni incarico dall’imperatore, perché la responsabilità ricadesse solo su di lui, evitando che la monarchia venisse coinvolta in una storia che appariva a tutti gli effetti, un omicidio), non trovò di meglio che inscenare una storia di indigenza, per poter liberarsi del corpo di Mozart e non si potesse provare che Mozart non era morto di morte naturale. Il corpo fu calato in una fossa comune, della cui ubicazione, dopo sette anni, al togliere i corpi dalle fosse comuni e dopo che morì il becchino che aveva eseguito la sepoltura, si perse completamente memoria. Lo stesso Albrechtsberger, Kappelmeister della Cattedrale di Santo Stefano a Vienna, che andò al cimitero di San Marco il giorno dopo la data ufficiale della sepoltura - il 7 dicembre 1791 -, testimonia di non aver trovato alcun segno che indicasse il luogo in cui giacevano i resti mortali di Mozart.

Della morte violenta di Mozart non poteva non sapere la Massoneria, di cui sia Mozart che Hofdemel erano membri, anzi Mozart aveva caldeggiato l’ammissione di Hofdemel qualche anno prima. La notizia della morte improvvisa di Mozart per mano di un altro massone deve aver creato una grande preoccupazione: che sia la massoneria che abbia “caldeggiato” la fine di Hofdemel o lo abbia “invitato” a farlo il giorno dopo la morte di Mozart, non ci sono notizie certe; quello che è certo invece è che il giorno dopo la sepoltura di Mozart, i vicini udirono – ma erano liti frequenti quelle fra i coniugi Pokorný-Hofdemel – un grande litigio, le grida di Franz e Magdalena e il pianto della bambina...poi più nulla.

A quel punto chiamarono aiuto, un fabbro forzò la porta d’ingresso e si scoprì una scena raccapricciante: Magdalena era riversa in un lago di sangue, con un profondo taglio alla gola e il viso sfregiato e, forzando anche la porta della camera da letto, si trovò il corpo di Franz Hofdemel, riverso sul letto con la gola tagliata. Per lui non c’era più niente da fare. Era il 6 dicembre 1791.

Il disagio dell’Imperatore per la morte di due suoi funzionari, come quello della Massoneria, fu evidenziato dall’incarico a van Swieten di farsi interamente carico della “sparizione” del corpo di Mozart ed espresso anche del cordoglio e dalla simpatia manifestate dall’Imperatrice verso Magdalena, cui venne anche data una pensione più alta di quella che venne assicurata a Constanze.

Si cercò di dissociare la morte violenta di Mozart da quella di Hofdemel e l’attacco a Magdalena, che sopravvisse, ma gravemente sfregiata; tuttavia, non si poté impedire che le notizie corressero di bocca in bocca, seppure censurate in città, ma pubblicate nei giornali locali della cintura della città di Vienna e in provincia. Magdalena si rifugiò nella casa del padre Gotthard Pokorný a Brno dopo gli eventi che avevano cambiato drammaticamente la sua vita. Da allora, questi luttuosi eventi rimasero nella memoria della famiglia di Magdalena che li circondarono di silenzio, fino alle rivelazioni che negli anni ’90 gli ultimi eredi della famiglia, fra cui la Dr. Helena Pokorný-Voldan, furono costretti ad ammettere di fronti a nuove conferme e studi ufficiali.

Magdalena era incinta di Mozart ed il bambino, che Magdalena battezzò Johann Alexander Franz, dandogli i nomi dei due uomini della sua vita, nacque il 10 maggio 1792. Il piccolo morì nel 1804, a 12 anni di una malattia sconosciuta; da allora si sa che Magdalena si ritirò nel paese di Ceský Brod, allora Boemischbrod, il paese di origine della famiglia e di lei si sa che lasciò gli interessi del suo capitale alla figlioletta Therese, che, dopo la tragedia, era rimasta a Vienna alle cure della famiglia di Franz.

Di quel bimbo sappiamo pochissimo, tranne che attraverso la testimonianza dei Czerny, che erano amici del padre di Magdalena e che la conoscevano, da cui sappiamo che Johann, nato dalla relazione amorosa fra Mozart e Magdalena, prese lezioni da Beethoven, che conosceva la triste vicenda della morte di Mozart e a cui anni prima, nel 1787, Mozart aveva dato alcune lezioni e l’aveva ritenuto molto dotato e preconizzava per lui un grande futuro come compositore.

Un crudele destino fu quello di Magdalena, che sicuramente custodì nel cuore il ricordo di Mozart ed il suo profondo amore per lui. Se Mozart fosse altrettanto innamorato di Magdalena, non sappiamo; sappiamo solo – ma questo lui lo faceva anche con altre donne e allieve – che il concerto per pianoforte e orchestra K595, fu dedicato a lei.

Come metodo di scrittura, tutte le date riportate nel testo sono state accuratamente verificate, pertanto gli eventi non immediatamente collegati ai fatti noti storicamente, sono stati scritti non solo tenendo conto dei dati reali, ma costruiti in modo che siano ad essi collegati in modo logico e causale, magnificando gli eventi noti e interpretando quelli sconosciuti. Per questo, ho scelto il romanzo, per sottolineare gli aspetti umani e drammatici di questa tragedia ed il loro riflesso inevitabile sul destino di ciascuno dei protagonisti e dei co-protagonisti, diretti o indiretti, con libertà di giudizio e di interpretazione.

Naturalmente, si può intendere questa storia come una banale storia di gelosia di fronte alla superficialità di un uomo giovane e fragile come Mozart, ma si può anche interpretarla come una tragedia di amore e morte, dove i protagonisti – Wolfgang, Magdalena, Franz –pagano di persona le loro scelte, con un destino tragico e fatale, custodito per secoli dalla famiglia Pokorný senza mai rivelarla.

Solo Constanze si salva dalla rovina: raccoglie le partiture di Mozart, le interpreta, le vende e poi racconta al secondo marito, la sua versione della storia, quella che più le conviene e sotto il cui peso non aveva voluto soccombere. A chi la accusava che l’ultimo figlio Franz Xaver non fosse figlio di Mozart, lei oppone un disegno dell’orecchio di Mozart, come evidenza della sua paternità, prendendo le distanze dal destino di Mozart, consapevole del suo tradimento, evitando di andare non solo al suo funerale, ma perfino alla sua tomba. Ci andò infatti solamente nel 1808, accompagnata da Griesinger, il biografo di Haydn, dal secondo marito Nissen ed il figlio Franz Xaver, ormai di 17 anni.

Non si conosce il ruolo che ebbe Constanze sulla scelta di seppellire Mozart in una fossa comune; di fronte al tradimento reciproco, si può arrivare a credere che avesse lasciato fare a van Swieten, mentre, dopo aver chiesto e ottenuto da Suessmayr che finisse il “Requiem’’, si liberò della sua presenza senza rimpianti.

cms_22434/3v.jpgSu quegli infausti eventi, fin dall’inizio, si volle fare silenzio, perché rimanessero di Mozart la sua musica e l’immagine felice che di lui si volle proiettare. Ciò che è certo, è che Salieri non ebbe nessun ruolo nella morte di Mozart. Salieri aveva alla Corte il ruolo di Kappelmeister, mentre Mozart era solo Kappelmusiker, incaricato delle musiche per le feste di Corte.

Tutto questo si complicò con l’ascesa al trono di Leopoldo, che Mozart aveva conosciuto a Poggio Reale nel 1770 quando era Granduca di Toscana; questo non impedì all’Imperatore di ignorarlo e di congedare sia Da Ponte che Salieri. L’orgoglio di Mozart per aver musicato “Così fan tutte” su libretto di Da Ponte, mentre il maestro Salieri aveva rifiutato di metterlo in musica, non giustifica certo un atto così violento.

La storia ha dunque un debito da pagare verso la memoria di Salieri, forse rivale ma certo non omicida (nonostante la falsità sostenuta da Puskin musicata da Rimskij-Korsakov ripresa in tempi moderni da Milos Forman e dal suo menzognero film “Amadeus”), così come verso la memoria di tutti i protagonisti che persero la vita in questa tragica e assurda storia.

Potrebbe essere arrivato il momento di realizzare la versione cinematografica della mia sceneggiatura “Mozart & Magdalena”, scritta nel 2002, ottenendo vari riconoscimenti a Hollywood, che ripercorre la storia, riscattando la memoria di Mozart e di Magdalena e del loro amore, in questa storia di tragica umanità.

Gabriella Bianco

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