CONCETTO LO BELLO DI SIRACUSA. L’ARBITRO

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Il 20 giugno 2021, in tempo di Covid, di Recovery e di eventi politici importanti, il TG 1 ha dato come prima notizia la vittoria dell’Italia per 1 a 0 contro il Galles, nell’ultima partita del girone eliminatorio dei Campionati europei. Subito dopo, ecco il collegamento con Piazza del Popolo, a Roma, per fare vedere “l’entusiasmo incontenibile” dei tifosi. Il 21 giugno, tutte le prime pagine dei più diffusi e importanti giornali d’Italia hanno dato la notizia della vittoria. I social si sono scatenati subito dopo la fine della partita. Tutto questo dimostra che il calcio continua a essere un grandissimo fenomeno di massa. Forse, adesso, più di prima.

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Da quasi un secolo è lo sport più amato e diffuso in Italia, anche grazie a personaggi di immenso fascino che sono delle vere e proprie icone nazionali. Tra loro anche gli arbitri. Infatti, tra i protagonisti della “celebrazione” di una partita c’è anche quello che, in passato, veniva chiamato “uomo in giacchetta nera”, perché il colore era quello e perché la divisa non constava di una semplice maglietta. Un arbitro è soggettività imprescindibile.

Un nome su tutti: Concetto lo Bello di Siracusa. L’arbitro, appunto; non “un arbitro”. Nel 2012 gli è stato assegnato un riconoscimento alla memoria nella Hall of Fame del calcio italiano. Per un ventennio, dal 1954 al 1974 ha rappresentato la Sicilia nella massima serie calcistica, in un periodo in cui il calcio era sempre popolarissimo ma più romantico e idealizzato. Perlomeno, era un football meno commerciale di adesso: per moltissimi giocatori, oggi il profitto prevale nettamente sull’amore per la maglia. Tanti soldi e pochissime bandiere.

Nella sua lunga e prestigiosa carriera calcistica, Lo Bello ha conosciuto grandissimi campioni, come Boniperti, Sivori, Rivera, Mazzola, Riva, Picchi. A parere del figlio Rosario il giocatore cui destinò maggiore stima fu Giampiero Boniperti, scomparso pochi giorni fa all’età di 92 anni. Un gentiluomo del nord e un gentiluomo del sud, intorno al rito laico imperniato sul pallone. Stimava molto anche Sandro Mazzola e Armando Picchi. Il rapporto con Gianni Rivera era invece caratterizzato dalle polemiche.

cms_22404/5.jpgLo Bello, alto e robusto, orgoglioso, presuntuoso e determinato faceva venire in mente il Don Fabrizio Salina del Gattopardo (“noi siamo Dei). Siciliano nell’anima e nei tratti somatici, probabilmente, sarebbe stato subito individuato come siciliano anche senza specificare “di Siracusa”, come si usava all’epoca nelle radio, in TV e nella carta stampata, quando al nome e cognome si abbinava sempre, per gli arbitri, la città di provenienza. Non è esagerato affermare che, negli anni Sessanta e Settanta, Siracusa era conosciuta in Italia come la città di Lo Bello più che di Archimede; città che, d’altronde, fu indissolubilmente nel cuore del suo illustre sportivo. Acutamente ha osservato Candido Cannavò: “Le esperienze di giramondo non l’hanno guarito di una «siracusanite acuta» che si è espressa sempre non come un amore retorico” (così in Gazzetta dello Sport, maggio 1974).

Lo stile arbitrale di Concetto Lo Bello è così descritto da Gianni Brera: “Li redarguisce e spintona come fatue comparse. L’ état c’est moi!, senti che potrebbe ruggire con la sua voce aspra di tiranno. Re Sole si confonde con Dionisio. Abd el Karim mulina la sua sfolgorante draghinassa tagliando teste d’ infedeli come neanche fossero poponi. Finisce che diverte più lui della partita. E’ Toscanini o Visconti, Von Karajan o Strehler”.

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Ancora oggi – a trenta anni dalla morte, avvenuta esattamente il 9 settembre 1991 – Lo Bello è un mito per tutta Siracusa e per l’intero ambiente calcistico italiano. Una grande personalità e un visionario, uomo di sport a 360 gradi. È stato per oltre venti anni presidente della squadra di pallanuoto dell’Ortigia di Siracusa di cui è stato anche socio fondatore e allenatore. Dal 1976 al 1991, è stato presidente della Federazione Italiana Giuoco Handball, la federazione pallamano, ed è stato determinante per la crescita e lo sviluppo di questo sport.

Tra le tante sue iniziative, per l’immenso risvolto sociale che ha avuto ed ha ancora oggi, favorendo la formazione umana e sportiva di migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze, è da ricordare la realizzazione Cittadella dello Sport di Siracusa, un impianto sportivo d’avanguardia per tutto il meridione Italia, ufficialmente inaugurato il 14 luglio 1964. Il suo capolavoro! Comprende piscina con tribuna in cemento armato per circa 2.000 spettatori, campi da tennis, di basket, pallavolo, pallamano e il pattinodromo. Qui si allenava il Campione aretuseo Pippo Cantarella il più grande pattinatore di tutti i tempi che dal 1963 al 1981, vinse 27 titoli europei e 15 titoli mondiali. Tantissimi eventi sportivi di rilevanza internazionale sono stati organizzati alla Cittadella. Da qualche anno, e anche in questi giorni, la piscina “Paolo Caldarella” della Cittadella, è utilizzata per i collegiali del settebello campione del mondo, allenato dal 2008 dal siciliano campione olimpico Sandro Campagna, ex giocatore dell’Ortigia, che tanto deve al suo primo allenatore Romolo Parodi e soprattutto a Concetto Lo Bello.

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Lo Bello si è occupato pure di politica ed è stato eletto per quattro legislature deputato per la Democrazia Cristiana. È stato anche Sindaco di Siracusa. Luigi Gianoli (1918-1998), famoso scrittore lombardo, asserì: “Per me somiglia tutto a Timoleone… Timoleone, detto l’intemerato, era cittadino corinzio e venne a liberare Siracusa dai cartaginesi per governarla poi, ma da semplice privato. Un amministratore, insomma. E la rese felice. Fu forte, generoso, geniale”. Chiosava Cannavò: “Non certo un missionario, ma un uomo del suo tempo, abile, furbo, machiavellico, rigoroso e soprattutto realista”.

Lo Bello, continuò ad arbitrare anche da onorevole. Un fatto che, all’epoca, fu ritenuto…poco onorevole. Ma Lo Bello, quello dei fischi che bloccavano piedi, teste e palloni, se ne infischiò … “Sono un uomo libero”, affermò.

Enormemente popolare, fu anche rappresentato in modo ironico e caricaturale al cinema, con personaggi “cuciti” su di lui. Per esempio, nel film “I due maghi del pallone” del 1970, con i palermitani Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, v’è un “Concettino Lo Brutto”, interpetrato dall’oristanese Tiberio Murgia; ma tutto era, l’ex pallanuotista Lo Bello, tranne che brutto! Così lo descrisse Gianni Brera: “Alto, possente, i capelli neri ondulati, non crespi, il naso forte, gli occhi vivi, sempre capaci di accendersi d’ una luce non proprio bonaria, i baffetti sottili a proteggere una bocca larga e sensuale, tracciata di netto sopra un mento quadrato e volitivo. Nel film “L’arbitro” del 1974, il personaggio dell’arbitro Lo Cascio, interpretato dal palermitano Lando Buzzanca, era la grottesca caricatura di Concetto Lo Bello, l’arbitro per antonomasia.

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Tra i tanti episodi di cui è stato protagonista, ricordiamo quanto accaduto allo Stadio Comunale di Firenze, il 12 ottobre 1969, anno decisamente “caldo”, nel contesto della rivoluzione studentesca e degli accesi scontri tra estremisti di destra e di sinistra. Si giocava Fiorentina – Cagliari, l’allenatore dei sardi era Manlio Scopigno, il filosofo. L’allenatore dei viola era l’argentino Bruno Pesaola, il Petisso, giocatore di poker che ha allenato anche il Siracusa. I gigliati, in classifica, erano primi; i sardi dietro, ad appena un punto. Una partita clou affidata al miglior referee. I tifosi viola, contestando alcune decisioni arbitrali, urlarono all’indirizzo di Lo Bello: “Duce! Duce!”. Tra dileggio ed enfatizzazione negativa di un fare reputato dittatoriale. A un arbitro, talora, si destinano appellativi connessi a presunte (rectius, immaginarie) sventure coniugali: a un arbitro speciale come lui, invece, parole ad hoc. La partita finì 1 a 0 per il Cagliari con gol su rigore di Giggirriva, Rombo di Tuono. Il siciliano annullò per fuorigioco il gol del viola Cavallo Pazzo, Chiarugi, che a molti sembrò regolare. Concetto Lo Bello di Siracusa, uscì dagli spogliatoi soltanto in tarda serata, con tanto di scorta della polizia. Così commentò Indro Montanelli: «Entra nel campo col passo del proprietario che perlustri il proprio podere… Se ogni tanto alza lo sguardo sugli spalti, è come se ve lo lasciasse cadere dall’alto…». E concluse sicuro: «No, i fiorentini hanno avuto torto: Lo Bello non è il duce. E, anche se l’accostamento avesse qualche verosimiglianza, almeno ne andrebbero rovesciati i termini, perché è caso mai il duce che può aspirare ad essere scambiato per Lo Bello, non viceversa».

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A detta di molti, Lo Bello non arbitrò la finale dei campionati del mondo del 1966 in Inghilterra – torneo che ancora genera mal di pancia pensando alla sorte degli Azzurri – a causa dell’opposizione dell’URSS e dei paesi dell’est che non gli perdonarono di avere espulso, nella semifinale tra sovietici e tedeschi dell’ovest, il calciatore Cislenko, per fallo di reazione. Vinsero i tedeschi per 2 a 1 con il gol determinante di Franz Beckenbauer, il Kaiser, dribbling secco e tiro imparabile, a mezza altezza, nell’angolino sinistro. Imparabile anche per Lev Yashin, il ragno nero, considerato ancora oggi il migliore portiere di tutti i tempi.

Lo Bello, a 50 anni appena compiuti, il 29 maggio 1974, arbitrò a Rotterdam la sua ultima partita, la finale di ritorno di Coppa Uefa tra Feyenoord e Tottenham. Uno dei suoi due guardalinee, oggi chiamati assistenti arbitrali, non fu “il solito” ingegnere, storico presidente della “Pozzillo” di Pallanuoto, Pietro Nicolosi di Acireale ma il figlio Rosario; l’altro fu il fedele Elio Gervasi di Siracusa, che è stato anche arbitro internazionale di Pallanuoto e presidente del Coni di Siracusa. Non era mai accaduto che padre e figlio facessero parte della stessa terna arbitrale.

cms_22404/6.jpgIn conclusione, chi era Concetto Lo Bello?

Di lui, scrisse Candido Cannavò: “In Sicilia, e più particolarmente a Siracusa, le immagini del principe del fischietto, del divo degli stadi, del personaggio a tutti i costi, dell’arbitro esaltato e detestato, dell’uomo dalle molteplici avventure in tutto il mondo, del cosiddetto nemico di Rivera, giungono di riflesso.

Ad esse si sovrappongono quelle di un Lo Bello che, forte di una popolarità calcistica sempre ben coltivata, ha lanciato una sfida a un ambiente ammalato di superficialità e di fatalismo.

E l’ha condotta con ogni mezzo.

"Era mio padre. Era il rigore, la regola, l’onore. Duro e splendente come un diamante, dissero di lui. Uomo e galantuomo in campo e fuori". Così ha risposto in una intervista per Quotidiano Net, il figlio d’arte Rosario, ex pallanuotista di ottimo livello e stimato arbitro internazionale di calcio ai tempi di Platinì e Maradona.

Carlo Grandini, sulla Gazzetta dello Sport, lo saluta così: "Se ne è andato Concetto Lo Bello, un po’ Robin Hood, un po’ moschettiere del re, un po’ generale Patton".

Andrea Vaccaro e Camillo Beccalli

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