BREXIT, IL SALUTO DEL REGNO UNITO ALL’EUROPA

Johnson: “La libertà è nelle nostre mani”

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Il 1° gennaio 2020, da un punto di vista storico, non è una giornata da ricordare. È un giorno di desolante sconfitta per chi ha creduto nel sogno dell’europeismo.

Il Regno Unito, di cui l’Inghilterra è una parte, insieme alla Scozia, al Galles e all’Irlanda del Nord, entra nella Comunità Economica Europea, la CEE, nel 1973. La sua adesione continuata è stata approvata, due anni dopo, con un referendum.

Dopo un lungo e sofferto negoziato, che sembrava concludersi con lo spettro del no deal (senza un’intesa sulle questioni chiave), il Regno Unito, tra i paesi fondatori dell’Europa, esce dall’Unione.

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Stanley Johnson, il papà di Boris Johnson, premier inglese, si è sempre apertamente schierato a favore del remain,ovvero di coloro che votarono affinché il Regno Unito rimanesse nell’Unione Europea.

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Stanley Jhonson

Ha appena chiesto la cittadinanza francese e dichiarato, come riportato su Open di Enrico Mentana: “Non smetterò mai di essere europeo. Non si può dire ai britannici: non siete più europei. Avere legami con l’Unione Europea è importante”. Le comuni radici cristiane, la storia dell’Europa, a partire dalla dominazione romana, l’origine delle lingue, le influenze culturali, il patrimonio architettonico che, in epoche diverse, si rifà agli stessi canoni, si pensi allo stile neoclassico che ritroviamo in tutte le capitali europee, comprese quelle nordiche.

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Helsinki, capitale della Finlandia

Il continente europeo è stato culla di grandi civiltà e la loro evoluzione, nei secoli, ha portato alla nascita degli stati nazionali.

L’idea del federalismo europeo, di un’Europa unita e quindi di un salto di qualità tra i rapporti nazionali, nasce alla fine della seconda guerra mondiale dopo che, per oltre trent’anni, gli stati nazionali si erano affrontati in grandi e sanguinari conflitti con un numero incalcolabile di vittime.

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Il “Manifesto di Ventotene” di Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni è il documento che propugna gli ideali dell’unificazione dell’Europa in senso federale. Nel passaggio tra stato nazionale e federazione di stati si sarebbero eliminati tutti gli elementi di conflitto e si sarebbe acquisita una politica unitaria e sovranazionale.cms_20544/Foto_5.jpg

Nel “Manifesto di Ventotene” l’Europa viene descritta come una realtà pacificata, fondata su democrazia e lavoro, senza differenze di genere, protetta da un esercito comune, con una politica estera comune, una unione doganale dei territori e una moneta unica.

Un grande progetto, quello europeo, mutilato in nome della propria libertà.

Boris Johnson ha detto, in un discorso rivolto alla nazione: “Freedom is in our hands…”:la libertà è nelle nostre mani e dobbiamo saperla sfruttare.

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Cancellato, con quello che è stato definito un atto di “vandalismo culturale” da parte del governo del Regno Unito, anche il programma Erasmus che consentiva agli studenti di trasferirsi all’estero e di sostenere esami presso altre università.

Una politica sovranista, violenta e miope, gretta e incolta, allontana il Regno Unito dall’Europa dopo una campagna referendaria, quella del 2016, tutta giocata sulle paure verso gli stranieri e sullo spettro dell’impoverimento del paese.

La campagna referendaria a favore del leave the European Union ovvero lasciare l’Unione Europea - era formulato così il quesito referendario - fu fortemente sostenuta all’estero da un Trump sul punto, in quello stesso anno, di vincere le elezioni americane.

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Trump, Putin, Salvini ed altri leader politici sovranisti hanno dato manforte alla campagna del leave perché avversano l’idea di un’Europa forte ed unita e, purtroppo, l’intento di disgregarla è andato a buon fine, aprendo la strada anche ad iniziative simili da parte di altri stati dell’Unione.

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Come dimenticare lo storico discorso, al limite della commozione, pronunciato da Angela Merkel davanti al Bundestag, il parlamento federale tedesco, definito come il suo discorso più emotivo mentre, allarmata, si chiedeva se fosse giusto o possibile accettare la morte di centinaia di persone al giorno, ammettendo come anche la Germania, la nazione europea che aveva meglio affrontato la prima ondata, si trovasse in un momento di grandissima difficoltà (raggiunto il picco di 1029 morti in un giorno).

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La cancelliera tedesca Angela Merkel

Sarà lei, con serietà e determinazione, a spingere molti governi europei ad adottare un secondo lockdown generalizzato, che in Italia si esitava a proporre.

Ursula von der Leyen, presidente della commissione europea, è come la cancelliera tedesca una delle figure femminili di maggior spicco nel panorama politico europeo. Importante il discorso in cui, con commozione e parlando in italiano, si scusa apertamente e mostra vicinanza al nostro popolo, per primo colpito gravemente dalla pandemia.

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Il presidente della commissione europea Ursula von der Leyen

“In Europa siamo tutti italiani” dirà. Bruxelles ha compreso, finalmente, l’entità dell’emergenza economica in corso ed è pronta a fornire una risposta comune.

“L’Europa è al fianco dell’Italia e la pandemia può essere sconfitta solo insieme” afferma il presidente della commissione europea. Partono, sfidando il fronte rigorista dei paesi nordici, i primi cento miliardi di euro per i paesi colpiti più duramente a partire dall’Italia.

L’Europa è oggi unita come non mai nell’affrontare queste difficoltà, lo dice con orgoglio Ursula von der Leyen. “Il Recovery fund, parola di strettissima attualità, è un fondo per la ripresa con 750 miliardi che l’Unione Europea, a fine luglio ha messo sul piatto per rilanciare le economie dei 27 paesi membri travolte dalla crisi del Covid-19. Il budget destinato all’economia italiana è di circa 209 miliardi di cui 81 miliardi in sussidi, a fondo perduto, e 127 in prestiti” scrive Andrea Carli sul Sole 24 ore.

Pur trattandosi di un evento dal valore simbolico, il presidente Ursula von der Leyen afferma, in relazione campagna vaccinale: “Inizieremo tutti nello stesso giorno, il 27 dicembre”. Una, fra le poche conseguenze positive della pandemia - a parte la sconfitta elettorale di Trump - è l’aver spronato le istituzioni europee ad intervenire direttamente, dal livello sanitario a quello economico, nell’ottica di una politica europea che, spinta dall’emergenza, comincia a muoversi in senso sovranazionale, attraverso scelte condivise.

Vincenza Amato

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