La banalità del male!

La drammatica morte di Willy, preda di un branco inferocito

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Non è facile parlare di cronaca, soprattutto quando a morire è una giovane vita di appena 21 anni. L’atroce sofferenza di questo giovane uomo ci deve seriamente interrogare. Ricostruire la dinamica della sua morte, risulterebbe vano e forse anche inappropriato. Al di là di qualsiasi analisi sul caso, è necessario evidenziare in maniera esponenziale la crudeltà dei suoi assassini. In questi giorni sui social è in atto una forte campagna di disprezzo (e meno male!) verso i quattro aguzzini, tirando in ballo anche la pericolosità delle arti marziali. Il problema (lo sappiamo tutti) non sono assolutamente tali discipline, ma determinati soggetti che professano la violenza come inno di vita. Le quattro bestie sono Francesco Belleggia (23 anni), Mario Pincarelli (22 anni) e i due fratelli Gabriele e Marco Bianchi (rispettivamente 25 e 24 anni), che hanno compiuto uno dei più grandi crimini verso la dignità umana.

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Una vita spezzata non ha prezzo, in primis per la sacralità dell’essere umano e in secondo luogo per il senso di civiltà che dovrebbe accomunarci tutti. Willy può essere definito un martire dell’era contemporanea, perché per difendere un suo amico dai quattro aggressori ha pagato con la sua stessa vita. Tutti i sogni e le aspirazioni di questo ragazzo si sono frantumate nel nulla, lasciando un grande vuoto all’interno della sua famiglia. Da diversi giorni, infatti, la società civile, nella sua quasi totalità, si è schierata contro gli assassini, etichettandoli con aggettivi di qualsiasi tipo, segno questo di una forte sensibilità della gente che ripudia la violenza in ogni suo genere.

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Purtroppo, l’aspra campagna social si diversifica anche nel contesto familiare degli assassini: uno dei familiari, subito dopo l’omicidio, ha esordito tristemente dichiarando che «era solo un immigrato». Nello stesso tempo, la vita privata di questi soggetti è il riassunto di una vita disordinata, fatta di droga e lusso sfrenato. La storia è tutt’altro che chiusa, anche perché bisogna chiarire chi è stato a sferrare il calcio che ha dato il colpo di grazia al giovane Willy. Come già detto, nessuno potrà mai restituire la vita a questo ragazzo, ma la giustizia terrena si spera possa fare il suo corso.

Giuseppe Capano

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