Bauman: l’economia politica dell’incertezza (Parte prima)

Individui, precarietà, relazioni fragili, potere elusivo

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Il libro di Zygmunt Bauman intitolato “La società individualizzata” è stato pubblicato in italiano dalla società editrice “Il Mulino” nel 2002 in una edizione di 318 pagine al prezzo di 13,00 euro. In realtà il volume è uscito per la prima volta in lingua inglese con il titolo “The individualized society” nel 2001 per la Polity Press, Cambridge. Si tratta di un’opera composta da un prologo e tre parti per un totale di 18 capitoli.

Parte prima: come siamo. La prima parte, intitolata “Come siamo”, è composta da 6 capitoli. Il primo capitolo è intitolato “Ascesa e caduta del lavoro”, il secondo “Ordini locali, caos globali”, il terzo “Libertà è e sicurezza: la storia incompiuta di un’unione tempestosa”; il quarto “Modernità e chiarezza: la storia di un idillio mancato”; il quinto “Sono forse il custode di mio fratello?”, il sesto “Uniti nelle differenze”.

Ascesa e caduta del lavoro. In questo capitolo Bauman analizza la crescente incertezza del mondo del lavoro. In modo particolare, analizza la diffusione del turnover nella vita dei lavoratori. I lavoratori hanno interiorizzato l’incertezza del mercato nella proiezione di sé stessi come permanent job-changers, ovvero come individui continuativamente impegnati nella ricerca di nuovi lavori. Inoltre, occorre prendere in considerazione anche la dimensione della competizione. Il lavoro è sempre più competitivo; è per questo assimilato allo sport nel senso della competizione per l’eccellenza. Tuttavia, l’incertezza crea solitudine e diviene un fattore di individualizzazione del lavoratore: egli è solo dinanzi alla sfida del mercato e del lavoro. Gli interessi comuni scompaiono anche tra i co-workers, La solidarietà tra i lavoratori è assente. Sembra improponibile la diffusione di metodologie gruppali a carattere sindacale o politico: ciascuno è solo nell’incertezza del mercato del lavoro. La competizione è totale. I rischi sono individuali, intrasmissibili, senza condivisione. I lavoratori sfruttano l’occasionalità dei rapporti di lavoro nel rifiuto delle relazioni durevoli. La politica ha difficoltà a creare le condizioni di certezza del lavoro. Il capitale è libero nella globalizzazione. Tale libertà è in parte limitata dai poteri locali. Tuttavia, i poteri locali sono sottoposti alla minaccia che il cambiamento della localizzazione dell’investimento comporti una riduzione dell’occupazione territoriale. Il conflitto tra capitale e poteri locali è vinto dal capitale nel lungo periodo. Nel breve periodo i poteri locali possono però porre dei limiti alla libertà dei capitali. Per paradosso, i capitali vengono investiti dove è possibile lo smobilizzo. I poteri locali, per garantire l’afflusso dei capitali, devono offrire certezze di pronto disinvestimento a costo zero. Il management di successo è assenteista, privo di consistenza, mobile come il capitale.

Ordini locali, caos globali. In questo capitolo Bauman affronta il tema del rapporto ordine-caos. La passione per l’ordine genera degli sforzi senza successo; l’idea di sottomettere la complessità all’ordine è fallimentare. Il desiderio di ordine è destinato ad ottenere risultati scarsi, in quanto l’ordine stesso sfugge. L’ordinante anela l’obiettivo in una approssimazione infinita priva di compimento. Tuttavia anche il caos è una forma di dominio. Il potere usa il caos, ovvero l’assenza di ordine, per esercitare le prerogative di comando nell’esistente. Nello scontro di potere vince l’imprevedibile. Il giocatore che riesce ad essere imprevedibile per l’avversario vince soprattutto se riesce ad imporre a quest’ultimo delle limitazioni di movimento e di azione. L’altro, limitato nel movimento, e ignaro dei piani dei concorrente, soccombe, nell’assenza di ordine. Il potere rifiuta l’ordine, vuole la libertà di movimento. Ed impone l’ordine, come limitazione all’azione, al sottoposto, al controllato, che è privo di potere proprio in quanto sottoposto alla routine. Il potere rifugge il confronto. Nel confronto, infatti, il sottoposto può sottrarre potere al controllante. Nell’elusione del rapporto garantito dalla mobilità, il potere conserva le prerogative gerarchiche nella sottomissione dell’alterità incatenata ai doveri, al locale, al territorio. L’élite globale, nel rifiutare il confronto con i sottoposti, sottrae loro la possibilità di una qualunque crescita nel potere. Tale condizione è garantita dalla precarietà, strumento di potere e controllo sociale. Il potere è extra-territoriale. Il locale non può nulla contro il potere globale e ne subisce le conseguenze. La comunità locale è priva di sovranità, identità, capacità di scelta. La sua sopravvivenza dipende dalle scelte contingenti dell’élite errabonda globale. I locali sono quindi i disagiati. La loro condizione economica e finanziaria gli impedisce di lasciare la dimensione, come nuovi servi della gleba, essi subiscono la geografia e vengono sottratti alla storia. La classe dirigente è nomade. La classe subordinata è sedentaria. L’accettazione della precarietà, dell’incertezza, una tendenza alla distruzione e al ricollocamento funzionale nella rete delle relazioni sono gli elementi per partecipare della global governance. La global governance rifugge il locale, come fine dell’elitismo, e l’investimento nelle realtà territoriali avviene solo attraverso extra-gain offerti come ricompense a latere dei contratti stipulati. La classe dirigente vive nel tempo disinteressata allo spazio. La classe sfruttata vive lo spazio come conflitto essendo sottratta alla storia.

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Libertà e sicurezza: la storia incompiuta di un’unione tempestosa. In questo capitolo Bauman mette in evidenza il rapporto tra libertà e sicurezza. Gli esseri umani hanno bisogno di entrambi per essere felici. Tuttavia, poiché esse sono in contrapposizione, il desiderio di felicità è disatteso. Il conflitto tra libertà e sicurezza rende dinamica la società. L’individuo ha difficoltà a sintetizzare la complessità del reale e sperimenta l’infelicità, da intendersi come un deficit dell’io. L’io privato della capacità di trovare senso nella complessità del reale diviene triste. L’individuo liberato da ideologie, percorsi, regole, prova infelicità. La mancanza di un giogo da spezzare rende l’esistenza umana priva di felicità, vana, senza meta. La società crea degli individui che sono costretti a trovare dei percorsi di senso, di affermazione, di identità. Taluni, privi di risorse, sono costretti all’azione sociale per fare valere le loro motivazioni. Il confronto con gli altri è privo di utilità, poiché sono solo consiglieri e i loro suggerimenti sono privi di esecutività. È l’individuo, nella sua solitudine, a dover trovare la soluzione ai propri problemi. Tale dimensione pervade anche il pubblico. Il pubblico è dominato dal privato. Tale dramma, che ciascuno vive individualmente, riguarda tuttavia la società nel suo complesso. Anche le persone che sembrano occupare i piani alti della gerarchia sociale possono perdere i propri privilegi, le proprie guarentigie, e cadere nella precarietà, nell’incertezza, nella disperata mancanza di senso. L’azione politica in tale contesto è priva di utilità. Il potere fluisce mentre la politica è localizzata. Il potere è globale, la politica territoriale. La possibilità di controllo è nulla. L’esogeneità, l’extra-territorialità e l’eteronomia dominano il territorio della policy making. Gli individui non s’oppongono a tale incertezza. Essi, privati dell’appiglio del confronto, del dialogo e del domandare, seguono assertivi l’ordine sociale. L’autonomia della società richiede l’autonomia dei cittadini.

Modernità e chiarezza: la storia di un idillio mancato. In questo capitolo Bauman affronta il tema della mancanza di chiarezza dell’esistente. Un ruolo rilevante per la costruzione della chiarezza è la volontà. In caso di volontà incerta anche il dominio della ragione vacilla. La riduzione della capacità di trasformazione del mondo attraverso l’azione riduce anche la chiarezza dell’esistente. La modernità opera come legislazione ordinatrice e “pratica della legislazione” (espressione originale nel testo a pag. 87, ndr). Tuttavia, nel superamento della modernità il processo di legislazione è stato sostituito dalla deregolamentazione. Gli individui devono trovare da soli delle soluzioni all’ordine, per fare chiarezza nelle proprie esistenze. La sintesi tra potere e volte è di competenza dell’individuo. L’insorgenza di bisogni, di desideri e di incertezza impedisce agli individui di trovare una soluzione al bisogno di chiarezza nell’ottimizzare il potere rispetto alla volontà. La società affida il compito di risolvere tale contraddizione al mercato, che diviene allora insieme causa dell’incertezza, attraverso la precarietà, e soluzione del dilemma volontà-potere attraverso il consumo. Il consumo diviene l’atto che scioglie le contraddizioni della società. L’atto stesso di emancipazione attraverso il consumo condanna la società all’individualizzazione.

Sono forse il custode di mio fratello? In questo capitolo Bauman fa riferimento al ruolo dei servizi sociali a seguito della fine del welfare state. I servizi sociali sono valutati in termini economici come costi/benefici. Bauman risponde alla domanda “Sono forse il custode di mio fratello?” in modo positivo. Custodire il fratello è un dovere morale esercitato senza motivazioni. Il fatto che gli altri possano dipendere dall’aiuto nella forma dei servizi sociali, che significa “essere custodi” dell’altro inteso come “fratello” rende etica l’azione dell’essere umano. Il welfare state è stato costruito attraverso un patto tra sindacati e partiti dei lavoratori e classe dirigente. I disoccupati non sono più un esercito di riserva. L’industria tende ad operare con un numero di lavoratori sempre più ridotto grazie alle tecnologie. Crescita della ricchezza, della produzione e della disoccupazione insieme caratterizzano l’economia dell’incertezza. Il divario tra ricchi e poveri aumenta. Il numero degli esclusi è cresciuto e destinato ad aumentare. Tuttavia, il welfare state ha prodotto risultati rilevanti: ha salvato migliaia di persone dalla disperazione, ha consentito a molti di evitare la povertà, ed ha aiutato anche taluni a prendere rischi sapendo che in caso di fallimento avrebbero potuto utilizzare l’assicurazione sociale garantita. L’eliminazione del welfare state è una crescita dell’incertezza. I legami sociali, le skills professionali, i gruppi di lavoro sono flessibili e sottoposti alla minaccia di fallimento. La fiducia è manchevole in caso di appiglio sicuro.

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Uniti nelle differenze. In questo capitolo Bauman torna sul tema dell’incertezza, che domina la politica attraverso la debolezza degli stati. L’incertezza soggioga gli individui attraverso l’inutilità delle loro strategie professionali, l’insussistenza delle soluzioni economico-finanziarie, l’impossibilità di trovare una valida assicurazione contro i rischi dell’instabilità. Il processo di accumulazione è messo in discussione. Ogni accumulazione di beni e servizi, sia materiali che immateriali, può svanire nel nulla. Anche le relazioni soffrono di tale incertezza, in quanto episodiche ed occasionali. Gli individui rifiutano l’identità. Nelle relazioni mettono in scena la maschera. Il collezionismo di relazioni è consumato con avidità come bene di mercato. Le relazioni certe hanno basso valore. Il rischio orienta le scelte relazionali grazie alla promessa di ottenere ricompense eccitanti ed entusiasmanti. Non v’è nulla di solido. Ed allora l’individualità viene distrutta nell’assenza di senso, nella sequenza di avvenimenti privi di significato, consumati in fretta, nell’eccitazione del rischio. Per sopravvivere occorre dimenticare, in modo da avere nuove possibilità di consumo relazionale. In tale dinamismo relazionale lo straniero viene vissuto come alterità minacciosa da coloro che subiscono l’eccesso di libertà, e come esperienza esotica da chi si trova a proprio agio nel consumismo relazionale. L’impossibilità di creare una identità, costruita attraverso le relazioni, è una forma di violenza che la società esercita nei confronti degli individui.

Angelo Leogrande

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