Africa: svelato il mistero dei feroci gatti del Madagascar

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Sono trascorsi undici anni da quando lungo un impervio e selvaggio sentiero malgascio Michelle Sauther, una stimata antropologa dell’University of Colorado, s’imbatté nel corpo senza vita di un lemore, un piccolo mammifero dalla coda chiazzata giunto probabilmente sull’isola circa 50 milioni di anni prima attraverso masse di vegetazione galleggianti e ben presto divenuto un animale endemico del Madagascar dal momento che in qualunque altra zona del mondo, in effetti, i lemori si sarebbero quasi subito estinti.

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L’episodio, di per sé alquanto banale, è improvvisamente divenuto storico per gli appassionati di zoologia di tutto il mondo quando la zelante antropologa durante l’osservazione del corpo del malcapitato animale ha sentito un debole fruscio provenire dalla foresta circostante; voltando il capo, innanzi ai suoi occhi è comparsa quella che doveva essere probabilmente la più singolare e al tempo stesso affascinante visione della sua vita: uno strano felino dal manto tigrato grande circa il doppio rispetto alla maggior parte dei comuni gatti domestici si trovava proprio lì in quel sentiero e vi sarebbe rimasto ancora a lungo prima che la sua natura fugace e misteriosa lo portasse a scomparire per sempre nella boscaglia circostante.

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La dottoressa Sauther, al pari di numerosi altri studiosi, si sono a lungo interrogati sull’effettiva natura dello sfuggente felino, eppure ognuna delle loro ricerche si è immediatamente dovuta scontrare con un’ineluttabile verità: ufficialmente fino ad allora nessuno aveva mai avvistato il pur massiccio animale. Naturalmente come spesso accade in questi casi è assai verosimile che la popolazione locale abbia a più riprese avuto degli “incontri ravvicinati” con l’indomito animale e che la mancanza d’informazioni su di esso sia semplicemente dovuta al fatto che nessuno di questi incontri sia mai stato descritto o segnalato alla comunità scientifica internazionale, eppure, ai fini della ricerca non v’era poi così tanta differenza dal momento che, di fatto, era come se il felino non fosse mai stato avvistato prima d’allora.

In oltre un decennio di studi e di ricerche sono stati in molti gli aspetti interessanti notati sul comportamento, le peculiarità e addirittura sugli effetti che il Gatto del Madagascar (così è stato nel frattempo ribattezzato dagli studiosi) avrebbe avuto sull’ambiente circostante: sembra infatti che l’indole aggressiva unita al vorace appetito e all’attitudine carnivora dell’animale ha portato nel corso dei decenni numerose specie di serpenti, roditori e uccelli all’estinzione e che la sua presenza comporterebbe lo stesso rischio per molti altri animali dell’isola. Tuttavia, se è stato relativamente facile comprendere le abitudini dei gatti del Madagascar non è stato altrettanto semplice comprendere la loro storia, le tappe della propria evoluzione, il percorso che li hanno portati ad essere dei così temibili predatori ma soprattutto il modo in cui essi sono riusciti a giungere in un’isola storicamente pressoché sprovvista di felini.

Sembrerebbe proprio che nella giornata di mercoledì tutte queste domande abbiano finalmente trovato una risposta credibile e soddisfacente, pare infatti che osservando attentamente il Dna dei “robusti micioni” Leslie Lyons, esperta di genomica felina, avrebbe riscontrato numerose e tutt’altro che casuali somiglianze tra di essi e i felini domestici presenti in Kuwait, Oman e in altri stati della penisola arabica. Proprio tali nazioni alla fine del I millennio d.c. avrebbero avuto numerosi scambi commerciali col Madagascar dando il via ad una lunga serie di viaggi navali finalizzati ad esportare le proprie merci e, volendo essere meno prosaici, perfino la propria cultura. Durante ognuna di queste spedizioni però i mercanti arabi (esattamente come, a dire il vero, facevano la maggior parte dei loro “colleghi” dell’epoca) solevano portare a bordo di ciascuna nave più di un gatto così da proteggersi dai roditori e dai danni che essi potevano arrecare alla nave e al proprio carico; è dunque assai verosimile che alcuni di questi graziosi gatti durante uno degli scali nei porti malgasci abbiano spavaldamente abbandonato le proprie imbarcazioni per non farvi più ritorno portando così nell’isola una nuova specie che, nel corso dei secoli, pur di riuscire a sopravvivere alla spietatezza del mondo animale africano si sarebbe progressivamente evoluta fino a sviluppare la conformazione fisica attuale.

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A distanza di tempo, sono in molti i misteri che dobbiamo tutt’ora svelare riguardo il curioso e affascinante mondo animale, eppure, la sorprendente notizia di quanto rocambolesco sia stato l’arrivo in Africa di una nuova specie felina e dell’impatto che essa ha avuto sulla realtà circostante ci spinge ancora una volta a riflettere su come nella storia anche le più piccole e apparentemente banali casualità possano giungere a modificare radicalmente il corso della storia e a sovvertire le gerarchie della natura.jk

Gianmatteo Ercolino

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