Morte causata da ipotermia, da una valanga o dall’aggressione di una creatura leggendaria?

La Russia riapre le indagini sulla tragedia di Passo Dyatlov

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Da due mesi a questa parte la Russia ha riaperto le indagini sulla tragedia di Passo Dyatlov, che il 2 febbraio del 1959 fece registrare la morte di nove laureati del Politecnico degli Urali, durante un’escursione con sci di fondo che aveva l’obiettivo di raggiungere la vetta del Gora Otorten.

Erano ragazzi di età compresa tra i 20 e i 24 anni, i quali, a causa di una tempesta di neve, furono costretti a effettuare una deviazione e ad accamparsi sul pendio del Cholatčachl’. Il 26 febbraio del 1959, i soccorsi sopraggiunti sul luogo, anche grazie all’insistenza dei parenti dei nove ragazzi, si ritrovarono dinanzi a una tragedia inspiegabile.

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La tenda era danneggiata e, seguendo le impronte che conducevano a un bosco, i soccorsi trovarono i corpi di due ragazzi della spedizione sotto un cedro, entrambi vestiti solo con biancheria intima. Qualche metro più avanti furono rinvenuti altri tre corpi, tra cui quello di Dyatlov, studente messo a capo dell’escursione e da cui prende il nome il luogo in cui si verificò la tragedia. Inoltre, il 4 maggio dello stesso anno furono trovati i corpi degli ultimi quattro escursionisti, sepolti sotto la neve in fondo a un burrone.

Mentre per i corpi ritrovati a febbraio l’autopsia sentenziò che fossero morti di ipotermia, per quelli ritrovati a maggio si avanzarono le ipotesi più disparate. Infatti, uno di essi presentava una grave frattura cranica, altri due la cassa toracica fratturata. La donna, inoltre, non aveva più la lingua e gli occhi.

Secondo alcuni medici, i quattro escursionisti erano morti schiacciati da una forte pressione. Ma c’è di più: quelli che indossavano solo calzini sarebbero stati vittima di undressing paradossale, che avviene durante il decesso per ipotermia, in cui il soggetto diventa aggressivo, confuso, con la tendenza a strapparsi i vestiti da dosso per una forte sensazione di calore superficiale.

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Alcuni supposero che i ragazzi fossero stati aggrediti dai Mansi, popolo indigeno della zona, anche se l’autopsia non evidenziò alcun segno di lotta e non furono trovate impronte di eventuali aggressori. Altri ancora attribuirono la loro morte a una valanga, ma anche in questo caso non furono trovate prove, come ad esempio alberi abbattuti. L’ipotesi forse più fantasiosa fu quella di un’aggressione da parte di uno yeti, ma nessuno ne avrebbe mai visto uno.

Secondo alcuni giornalisti sui vestiti di alcune delle vittime c’erano anche tracce di radioattività.

L’inchiesta fu chiusa lo stesso anno della tragedia per assenza di colpevoli.

Dalla recente riapertura del caso non dovrebbero emergere altri elementi particolari, ma tuttora i parenti delle vittime di Passo Dyatlov continuano a chiedere chiarezza sulla vicenda.

Francesco Ambrosio

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