Allestita a Torino una mostra dedicata a Primo Levi

A cento anni dalla nascita dello scrittore simbolo dell’Olocausto

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Sarà inaugurata il prossimo 14 novembre, presso la Biblioteca Nazionale del capoluogo piemontese, una mostra sul grande scrittore e chimico italiano di cui, il prossimo anno, ricorre il centenario della nascita.

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Primo Levi, autore del celeberrimo “Se questo è un uomo”, nacque a Torino il 31 Luglio del 1919. Laureato in chimica, fu principalmente uno scrittore, sebbene spesso, nelle sue opere, si riscontrino riferimenti a questa branca della scienza.

Partigiano ed ebreo, nel febbraio del 1944 fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz, da cui riuscì a salvarsi scappando in modo rocambolesco, e, una volta in Italia, decise che avrebbe dedicato l’intera esistenza a raccontare le atrocità che milioni di ebrei avevano vissuto a causa della follia umana.

cms_10818/3v.jpgScrisse così “Se questo è un uomo”, la cui prima pubblicazione avvenne con una tiratura limitata (2500 copie) nel 1947.

In occasione della mostra, il Centro studi Primo Levi di Torino vuol rintracciare le copie in Italia e all’estero, per studiare la diffusione di un libro così importante non solo nelle università straniere, come Oxford, Princeton, in Austria e Germania, ma anche nelle famiglie italiane che si ritrovano ad averne una copia.

Ricostruire la storia di un libro tra i più noti della letteratura mondiale del Novecento è il progetto ambizioso della fondazione intitolata allo scrittore torinese.

La prima edizione di “Se questo è un uomo” fu pubblicata a cura della casa editrice Francesco de Silva, mentre solo nel 1958 Einaudi rese il libro un clamoroso caso internazionale e soprattutto uno dei fondamenti della cultura novecentesca.

Le numerose edizioni susseguitesi hanno reso possibile la diffusione del testo in milioni di famiglie in tutto il mondo e nelle scuole, grazie alle quali le generazioni successive alla Shoah hanno potuto apprendere le conseguenze dell’Olocausto.

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Primo Levi fu talmente provato dalla deportazione e da ciò che ne derivò (inclusa la notorietà data dal suo romanzo che probabilmente amplificò le atrocità subite, impedendogli di “dimenticare”), che l’11 aprile del 1987 si suicidò lanciandosi dalla tromba delle scale del suo palazzo a Torino.

La sua opera resterà immortale, come imperitura la memoria di una tragedia narrata dalla penna di chi l’ha vissuta sulla propria pelle.

Ed è questa la ragione per cui la fondazione intitolata a Primo Levi, così come le iniziative a lui dedicate, sono fondamentali perché tutti sappiano, tutti conoscano quel che accadde durante l’Olocausto.

E quando tutti avranno appreso l’immane vergogna della deportazione, saranno ugualmente fondamentali affinché nessuno possa dimenticare.

Lucia D’Amore

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