...QUEI DIRITTI VIOLATI DA NON DIMENTICARE

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cms_24582/2_1643248188.jpgCome tutti sappiamo, oggi 27 gennaio ricorre la Giornata Internazionale della Memoria. È una data che ci porta a riflettere, a ricordare tutte le atrocità commesse, affinché non ricapitino più. L’invito che tuttavia vorrei fare oggi, non è solo “ricordare” ciò che è successo, ma soprattutto “non dimenticare”, perché il ricordare per un solo giorno non ha lo stesso valore del non dimenticare mai e quindi del tenere sempre nella mente il passato e nel cuore quei principi e quei diritti che in quegli anni sono venuti meno, valori che tutt’oggi non sono così scontati come dovrebbero.

Partiamo dalla tolleranza: non dovrebbe neppure esserci bisogno di parlarne, tutti dovremmo sapere che noi siamo liberi di essere ciò che siamo e di poterlo dire con fierezza. Passiamo poi al rispetto della persona in quanto essere umano, che come tale deve essere rispettato, senza badare all’etnia di appartenenza o ad altre caratteristiche, che si possono condividere o meno, ma che siamo in dovere comunque di rispettare.

C’è poi la libertà. Quella libertà facente parte dello ius naturalis, ovvero l’insieme di diritti di cui un uomo è dotato alla nascita e che non deve essere violato, come invece è successo nei campi di concentramento, con le leggi razziali o, prima ancora, con il commercio degli schiavi…

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Potrei davvero fare tanti di questi esempi, perché spesso purtroppo la storia è un ciclo che si ripete, in quanto ogni evento rivelatosi cruciale per il corso dei fatti storici non solo non deve essere ricordato solamente per un giorno, ma non dovrebbe essere mai dimenticato. La Giornata della Memoria non deve essere quindi celebrata solamente il 27 gennaio, ma tutti i giorni, così come si dovrebbe fare per l’8 marzo, una data da molti ricordata.

Un altro diritto che non si dovrebbe mai dimenticare di rispettare è quello alla felicità. Penso che regalare un sorriso a chi non lo ha sia la via più facile per essere felice: non c’è nulla di più bello di essere la causa di un sorriso sincero.

cms_24582/5.jpgOvviamente, nei campi di sterminio, non vi era traccia di sorrisi, anche se il sopravvissuto Imre Kertesz ci dice: “La felicità mi aspetta come una trappola inevitabile”. Un diritto negato a oltre 6 milioni di innocenti è stato il diritto alla vita; come si può avere la prepotenza di credersi padrone di altre vite o anche solamente pensare di avere il minimo potere su di esse? Ci definiamo superiori agli animali, ma spesso da questi avremmo solo da imparare: avete mai visto un cane uccidere un altro cane senza motivo, oppure animali che discriminano altri animali? Sembra una riflessione banale, ma ci fa capire invece quanta banalità può coltivare l’uomo. Ogni omicidio, ogni atto di violenza ingiustificato è una sconfitta per il genere umano e allora non dimentichiamoci di quanto sia inestimabile il valore di qualsiasi vita che, come tale, deve essere trattata con il massimo rispetto. Danneggereste mai appositamente un diamante da migliaia di euro? Se per capire il valore di una vita serve questo esempio, allora non possiamo che accettare la nostra sconfitta di esseri umani. Il nazismo è stata una sconfitta, il lasciar fare è stato una sconfitta.

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L’ ultimo diritto sul quale vorrei riflettere è appunto il diritto ad essere esseri umani. Purtroppo, come sappiamo, nei campi di sterminio non erano più presenti esseri umani: i deportati non avevano nemmeno più il loro nome, tutti erano solo dei numeri, dei numeri che cambiavano leggermente aspetto, morte dopo morte. L’essere privati di una cosa, come il proprio nome, che dovrebbe essere scontato avere, non dovrebbe mai farci dimenticare il fatto di non dare mai nulla per scontato.

cms_24582/7.jpgGli oltre 6 milioni di vittime innocenti, prima di diventare numeri, erano persone, esseri umani, ognuno con la propria famiglia, il proprio lavoro, ognuno impegnato nel fare della propria vita un capolavoro.

Tutto questo prima che la loro vita venisse presa e chiusa in un forno insieme ad un numero: quella vita che prima amava tanto il suo corpo, e che mai lo avrebbe lasciato solo in quel momento.

Matteo Gianfelice

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