World Press Photo 2019

Al “Teatro Margherita” di Bari fino al 23maggio

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In un mondo controverso come il nostro, caratterizzato dall’indifferenza e dall’individualismo estremo che fungono da paraocchi; dall’incomunicabilità, che ci rende difficile predisporci a percepire il mondo altrui e ci rende incapaci di provare empatia, prede del nostro stesso cinismo; dalla superficialità che ci distoglie dall’approfondire una lettura e permette la proliferazione delle fake news, le immagini acquisiscono un ruolo fondamentale, in quanto, trascendendo dalle differenze culturali e linguistiche, costituiscono la formula comunicativa più efficace, alla portata di tutti. In realtà oggi siamo bombardati di immagini, ne esistono a migliaia che raccontano uno stesso avvenimento. La differenza sta nel saper non solo mostrare, bensì raccontare attraverso una fotografia il mondo, la storia, la versione dell’altro, immettendo nell’obiettivo un certo grado di sensibilità. È proprio questo l’elemento comune degli scatti che ogni anno vengono presentati al pubblico dal World Press Photo, il concorso mondiale di fotogiornalismo che porta in una mostra itinerante, le immagini scattate nel corso dell’anno precedente all’edizione corrente, in 40 paesi diversi. La World Press Photo of the Year di questa edizione 2019, è “La bambina che piange sul confine” del fotografo John Moore, rappresentante una piccola hondureña che si dispera essendo stata fermata insieme a sua madre al confine tra Messico e Stati Uniti. Questa foto è quindi rappresentativa della tragica situazione in particolare su quel confine interessato da importanti flussi migratori che confluiscono da paesi quali il Venezuela, l’Honduras, caratterizzati da situazioni politiche instabili, emergenze umanitarie, sistemi economici in panne, e dall’altra parte le politiche restrittive dei paesi più sviluppati, che costruiscono muri anziché ponti. Ma questo quadro si riscontra purtroppo non solo sul confine con il Messico, si pensi alle barriere in Ungheria e in Polonia o alle controversie diplomatiche che incorrono tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ogni qualvolta venga intercettato un barcone nelle acque internazionali. Il World Press Photo Story of the Year se lo aggiudica invece il belga Pieter Ten Hoopen con l’immagine della “Carovana di migranti”.

cms_12887/2v.jpgL’idea di questa caravana è nata da una campagna sui social, avviata da San Pedro, Sula e Honduras, e ha attirato migliaia di persone soprattutto da Nicaragua, El Salvador e Guatemala, per un totale di all’incirca 7000 migranti, tra cui 2.300 bambini. Il fine di questa caravana è quello di assicurare un viaggio sicuro a quelle persone che decidono di recarsi al confine, per evitare di intraprendere a piedi un tragitto che prevede una tabella di marcia di 30km al giorno con temperature che superano i 30°, correndo il pericolo di essere rapiti o diventare vittime di violenza; molti migranti infatti sono spariti lungo il tragitto. Le altre categorie sono: Contempo

rary issues, che tratta i problemi culturali, politici o sociali che affligono singoli individui o intere società; Ambiente; Notizie generali; Progetti a lungo termine; Natura; Ritratti; Sport e Spot News, ovvero immagini che testimoniano avvenimenti improvvisi. La mostra attualmente è ospitata dal Teatro Margherita di Bari, dove rimarrà fino al 23/05.

(Photo courtesy - worldpressphoto.org)

Federica Scippa

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