WRESTLING: SI RITIRA ‘THE UNDERTAKER’

CALAWAY: “SAPEVO CHE PRIMA O POI SAREBBE DOVUTA TERMINARE”

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Buio. Una nebbia blu avvolge l’arena, mentre viene inquadrato il volto terrorizzato del malcapitato avversario. Diversi secondi di suspense precedono il primo rintocco delle campane a morto, che mandano il pubblico in visibilio: le decine di migliaia di spettatori presenti nell’arena sanno che stanno per assistere ad uno spettacolo che non potranno dimenticare.

Ebbene, il pubblico che il 27 febbraio ha assistito a “WWE Super ShowDown” non poteva certo immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto questa scena mozzafiato.

E invece, complice la pandemia in corso che ha fatto sì che WrestleMania 36 (e di conseguenza anche il Boneyard Match tra Undertaker ed AJ Styles) si dovesse svolgere senza pubblico, quanto descritto è appena diventato realtà: alla veneranda età di 55 anni, Mark Calaway, che per 30 anni di carriera (è la superstar dalla più lunga attività di sempre nella compagnia di Stamford) ha vestito i panni del becchino più famoso del mondo anche nelle sue rare apparizioni pubbliche, ha annunciato il ritiro. Lo ha fatto domenica notte, nell’ultimo episodio di “The Last Ride”, il documentario a lui dedicato dal WWE Network, che tutti pensavano volesse raccontare la spasmodica ricerca - da parte di Calaway - di un match degno di concludere la sua già leggendaria carriera. Invece, il colpo di scena: l’otto volte campione del mondo ha deciso che il particolarissimo incontro svoltosi in un cimitero contro Styles, altro uomo di punta del wrestling mondiale, è stata la degna conclusione di una carriera “a cui non ho più nulla da chiedere”.

È difficile descrivere in pochi caratteri la grandezza di un atleta come The Undertaker, capace di far appassionare al wrestling tre generazioni e di scrivere da solo una storia parallela a quella dello sport-entertainment. Di sicuro, citare i moltissimi titoli vinti, sia in singolo che in coppia, non è sufficiente, perché a un certo punto della sua carriera lui non aveva più bisogno di una cintura alla vita per essere il main-man della compagnia. Si pensi, per esempio, al fatto che determinate stipulazioni di match, come ‘Hell in a Cell’, ‘Casket Match’ e ‘Buried Alive Match’, non esisterebbero senza di lui.

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Una cosa che, però, è impossibile non citare, è la sua “Streak”, il filotto di 21 vittorie consecutive senza sconfitte a WrestleMania, che probabilmente nessun’altra superstar potrà mai eguagliare. A dirla tutta, il semplice fatto di partecipare a 21 edizioni (poi diventate 26!) dello “Showcase of the Immortals” è un onore per pochi eletti. Per dovere di cronaca, la Streak è stata interrotta (sconvolgendo tutti gli appassionati, nel 2014, a WrestleMania XXX) dalla sconfitta del Phenom contro l’ex-campione UFC Brock Lesnar, in un match durante il quale Taker subì una grave commozione cerebrale, tanto da non ricordare nulla di quella sera. I più maligni affermano che quel giorno il filotto di vittorie avrebbe dovuto continuare, ma il grave infortunio occorso a Calaway costrinse i due sfidanti a cambiare i piani in corsa. Tuttavia, le fonti ufficiali della WWE, tra cui il chairman Vince McMahon e lo stesso Undertaker, affermano che la fine dell’incredibile record sia stata voluta: “Sapevo che prima o poi sarebbe dovuta terminare”, ha affermato il wrestler.

Una decisione sofferta per la quale ci sono voluti anni, quella del Phenom, come lui stesso ha spiegato proprio in “The Last Ride”: "Ritengo di essere a quel punto. Dopo aver vinto una battaglia infernale contro uno dei migliori del business (il Boneyard match contro AJ Styles aWrestleMania 36, ndr), sono salito sulla moto e sono andato via nella notte. Ci ho riflettuto tanto, c’erano molte emozioni nella mia testa. E tra queste c’era la domanda sul fatto se fossi soddisfatto così. Si è trattato di un momento emozionante, e non è sempre detto che si ottengano momenti del genere. Ragazzi, se mai c’è stato un finale perfetto per una carriera, quello lo è".

In realtà, Mark Calaway già da tempo pensava di ritirarsi, ma ogni volta le suppliche del suo amico, prima che capo, Vince McMahon gli avevano fatto cambiare idea.

Era già successo dopo la sconfitta per mano di Roman Reigns a WrestleMania XXXIII (2017) e anche contro lo stesso Brock Lesnar, il giorno della fine della Streak.

Questa volta, però, la cosa sembra essere diversa. Taker ha continuato fino a oggi, quando la sua età si avvicina ai 60 anni, qualcosa di sovrumano per un uomo di 2,08 metri che ha subìto decine di operazioni chirurgiche nel corso della carriera, e potrebbe aver capito davvero di non averne più, dopo anni in cui la sua routine era, come da lui raccontato sempre nel “The Last Ride”: “Prepararsi per WrestleMania, combattere a WrestleMania, andare sotto i ferri per riparare qualsiasi cosa mi si fosse rotta durante l’incontro, per poi andare dritto in riabilitazione con l’obiettivo di essere pronto per l’evento dell’anno seguente”.

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Dal suo profilo Twitter ufficiale, Mark Calaway ha scritto un breve, ma toccante e significativo messaggio: “Non apprezzerai mai il viaggio finché non finisce”.

Ad ulteriore conferma della notizia, sono arrivati i ringraziamenti dai profili ufficiali della WWE, oltre al plauso di diversi wrestler passati e presenti della compagnia, tra cui proprio il suo ultimo avversario, AJ Styles: “Sono ancora scioccato – si legge tramite un suo tweet - dall’esperienza e dalla reazione dei fan al BoneyardMatch di WrestleMania. Se è stata l’ultima volta che The Undertaker si è allacciato gli stivali, sono onorato che sia successo contro di me”.

Eppure, anche se l’incontro sopra citato è stato effettivamente grandioso per come è stato orchestrato, sembrando quasi un tentativo ben riuscito di riassumere la carriera del Phenom, ai fan del wrestling rimane un po’ di amaro in bocca. Un atleta, performer, superstar, così dedito al proprio mestiere, tanto da farne una ragione di vita e da mettere a serio rischio la propria incolumità fisica pur di continuare a emozionare il pubblico, meriterebbe di far calare il sipario davanti ad un’arena gremita e commossa e non tramite un freddo teleschermo. Anche Triple H, quattordici volte campione del mondo ed oggi vicepresidente esecutivo della WWE, la pensa così: “Penso – ha dichiarato al New York Post - che per lui sarà difficile terminare la carriera con un match così teatrale per la mancanza di emozionalità che traspare. Non è la fine che vorrebbe, certamente se le sue condizioni di salute dovessero peggiorare allora questo potrebbe essere stato davvero il suo incontro di ritiro, e per questo essendone stato coinvolto ho fatto in modo che fosse perfetto, in ogni dettaglio”.

Un barlume di speranza, quindi, di poter assistere a un canto del cigno, c’è, cosa che lo stesso Taker non si sente di escludere: “Mai dire mai”. Se anche ciò non dovesse accadere, e così sembra, c’è una piccola consolazione: il Deadman ha firmato un rinnovo contrattuale di 15 anni con la WWE, per poter presenziare sporadicamente come leggenda e ambasciatore della compagnia, pur senza tornare sul ring.

Termina così, dunque, la mitica carriera di quello che da molti è considerato il più grande wrestler di sempre, sia per abilità in-ring (i voli e l’agilità che questo gigante di più di due metri per 140 kg ha mostrato almeno fino a 50 anni sono qualcosa che ha del sovrannaturale) che per il terrificante quanto emozionante personaggio da lui costruito e sviluppato con una cura dei dettagli maniacale, che lo rende un unicum nella storia della disciplina. Infatti, se di wrestler dalle grandi qualità atletiche ce ne sono stati e ce ne saranno sempre, un personaggio come quello di The Undertaker è probabilmente irripetibile, senza predecessori né eredi.

Da oggi, la World Wrestling Entertainment non sarà più la stessa.

Thank you, Taker.

(Foto da serial.everyeye.it e worldwrestling.it - si ringrazia)

Giulio Negri

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