WORLD PRESS PHOTO 2020

Le grandi contraddizioni del nostro tempo

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L’edizione 2020 della più importante mostra di fotogiornalismo al mondo, organizzata ogni anno a partire dal 1955 dalla Fondazione World Press Photo, occuperà per l’intero mese di ottobre, gli spazi offerti dal suggestivo scenario del Teatro Margherita di Bari; il primo risultato tangibile di un importante progetto di rivalutazione degli spazi culturali di una città in rapido sviluppo, che nell’arco di pochi anni ospiterà un amplio polo dedicato all’arte contemporanea, onnicomprensivo degli edifici in corrispondenza del teatro stesso, ovvero Spazio Murat e l’ex mercato del pesce attualmente in ristrutturazione. Come ogni anno, la World Press Photo ci spalanca una finestra su un mondo di cui spesso il grande pubblico è all’ignaro per vari motivi, che vanno dalla mera disinformazione all’azione di polarizzazione dei media su notizie main stream, e lo fa sfruttando l’efficacia comunicativa dello scatto, il quale inevitabilmente produce una reazione immediata e impattante sullo spettatore, riuscendo a stimolare il senso critico, nonostante oggi l’occhio dell’osservatore risulti bombardato costantemente e passivamente da immagini che si inseriscono nel quadro della rapidità e dell’immediatezza, esatto dalla logica del mercato.

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Le categorie in gara: progetti a lungo termine, contemporary issues (attualità), spot news, general news, ritratti, ambiente, natura e sport, hanno visto la partecipazione di oltre 6.000 reporter provenienti dalle maggiori testate editoriali del mondo. Dietro ogni scatto c’è una storia e dietro ad ogni storia c’è vita; è spesso intrinseco il messaggio che fa salva l’umanità in ogni sua piccola manifestazione, anche nelle situazioni più tragiche. Il 1° premio soggetti singoli dell’anno, è stato attribuito infatti a Yasuyoshi Chiba, fotoreporter presso Agence France-Presse, che ha catturato con il suo scatto, un giovane uomo, illuminato dalle luci dei telefonini dei manifestanti, mentre intonava una poesia di protesta durante un blackout forzato in Sudan, utilizzato dalle autorità per cercare di sedare le tensioni. In questo scatto naturalmente viene fatta luce sulla vicenda delle proteste in Sudan, scoppiate nel 2018 contro la dittatura militare trentennale di Omar al-Bashir, ma nel raccontare tale contesto, il fotografo riesce ad estrapolare un simbolo di speranza, incarnato nell’immagine di un uomo e della sua poesia.

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Vengono poi trattati altri temi di una certa portata, ad esempio l’esigenza della comunità LGBTQ+ africana, di trovare una propria identità, indipendentemente dal loro background, per rivendicare il diritto ad usufruire dello spazio pubblico senza dover sottostare a vessazioni e discriminazioni di qualsiasi genere. A tal scopo l’artista drag e attivista, Belinda Qaqamba Ka-Fassie, posa in un shisanyama, di fronte ad una comune scena quotidiana in uno spazio in cui le donne cucinano e vendono carne, in una cittadina vicino Città del Capo, una piccola realtà dove risulta ancora più complicato per la comunità LGBTQ+ portare avanti la propria causa.

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Naturalmente non mancano poi gli spunti di riflessione sulla disastrosa condizione in cui riversa il pianeta dal punto di vista ambientale, dalla stagione degli incendi in Australia che nel 2019 ha bruciato 12.6 milioni di ettari di terreno, al rapido scongelamento del permafrost polare, fenomeno che comporterebbe secondo gli esperti un’accelerazione del riscaldamento globale a causa del rilascio di anidride carbonica e metano, l’inquinamento delle falde acquifere, dei fiumi, dei laghi, che rendono complicata la vita dei villaggi di pescatori che sorgono lungo le rive, come nel caso del Lago Victoria in Uganda, dove un pescatore viene immortalato mentre riporta a galla una barca nascosta per andare a lavorare illegalmente in prossimità delle sponde. Si evidenzia quindi il disagio dei piccoli pescatori a cui è vietato, a causa dell’inquinamento industriale, agricolo e delle acque di scarico, pescare verso riva, senza tenere in considerazione che molti di essi non dispongono dell’attrezzatura necessaria per spostarsi a largo. La pesca su piccola scala illegale, tra l’altro, comporterebbe un impatto sulla biodiversità, in quanto l’attrezzatura utilizzata cattura pesci immaturi, prima che possano riprodursi, causando squilibri sulla conservazione delle risorse.

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Per fortuna compaiono anche proposte di innovazioni in tal senso, circa la promozione di sistemi di economia circolare, dal bioreattore ad alghe che in Montana, presso un impianto pilota del quartier generale della CLAERAS Water Recovery, utilizza l’azione filtrante delle alghe per purificare l’acqua di scarico, agli stabilimenti di coltivazione verticali del New Jersey, dall’impianto di Copenhagen che trasforma i rifiuti in energia per 60.000 famiglie, ai locali sperimentali di Londra che lavorano sullo sviluppo di una tecnologia per allevare insetti su larga scala, per la produzione industriale di proteine come alternativa sostenibile alla carne. Impressionante è la contraddizione evocata dalle immagini di uomini in giacca e cravatta con in mano un nuovo modello di lancia granate, presso la fiera dell’industria degli armamenti, IDEX, per la difesa del Medio Oriente, un forum nel quale si stabiliscono a tavolino le dinamiche di quelli stessi conflitti che saranno causa delle atrocità di cui gli altri scatti fanno da testimone.

Federica Scippa

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