Va in pensione Diego

La tartaruga gigante che ha salvato la propria specie dall’estinzione

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Nel 1960 sembrava evidente alla maggior parte degli scienziati che di lì a qualche decennio la tanto bella quanto decimata specie delle tartarughe giganti delle Galapagos fosse destinata ad una triste e solitaria estinzione. In tutto il mondo non si contavano infatti che quattordici esemplari (tra cui appena due maschi) di tartarughe sopravvissute alle ingiurie del tempo e alla decimazione legata all’abitudine di certe popolazioni sudamericane di usarle come fonti di cibo; sembrava, in altre parole, che le tartarughe delle Galapagos fossero destinate ad affrontare lo stesso triste destino toccato alle loro “cugine” dell’isola Pinta di cui ormai non rimaneva che un unico esemplare di nome Lonesome George (poi deceduto nel 2012) e di cui, malgrado le costanti e approfondite ricerche, non venne trovato nessun altro elemento condannando di fatto l’intera specie all’estinzione.

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Nel disperato tentativo di evitare tutto questo un gruppo di stoici biologi decise di fondare a inizio anni 60 un programma di riproduzione nella speranza di poter scongiurare ciò che appariva inevitabile e di poter restituire una nuova speranza di prosperità e di sopravvivenza all’intera specie; in molti credevano che tale impresa fosse alla stregua di un’utopia ma evidentemente non potevano immaginare che tra quelle due tartarughe maschie delle Galapagos rimaste in vita ve n’era una di nome Diego e dall’indole decisamente insolita …

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Fin da quando venne portata nell’Hispaniola, l’isola delle Antille dove avrebbero avuto luogo la maggior parte dei “tentativi di accoppiamento” Diego si distinse per la propria disinvoltura nel rapportarsi con le tartarughe dell’altro sesso nonché per la propria insaziabile libidine e per la propria invidiabile fertilità. Nei decenni successivi in quella collinare isoletta dell’Atlantico accadde un vero e proprio miracolo e, grazie anche se non soprattutto al contributo di Diego, le tartarughe giganti si moltiplicarono a una velocità sorprendente al punto che ad oggi ne esistono addirittura 2.000 esemplari di cui circa il 40% discenderebbero proprio dal curioso “playboy” del mondo animale.

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Naturalmente nessuno di questi numeri ci autorizza a sottovalutare nuovamente il problema in futuro né a cantar vittoria con eccessiva facilità, eppure ad oggi l’antica specie sembra navigare in acque decisamente più tranquille tanto che l’Unione internazionale per la conservazione della natura attraverso il proprio indicatore ufficiale considera tali animali come “vulnerabili”, uno stato solitamente attribuito alle specie il cui rischiano di estinzione è sì presente ma non particolarmente concreto.

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Ad ogni modo d’ora in avanti nessuno di questi problemi riguarderà Diego, o perlomeno non sarà lui a doversene far carico … già, perché dopo quasi cinquant’anni di “duro lavoro” e di un eroico impegno per la difesa della specie la straordinaria bestia potrà finalmente godersi una meritata pensione. Non che per lei cambierà poi tantissimo dal momento che, fondamentalmente, la maggior parte delle sue giornate consisteranno ancora nel mangiare, dormire e nel non far (quasi) nulla tutto il giorno, eppure giovedì in occasione della giornata mondiale delle tartarughe marine è stato annunciato che Diego potrà finalmente tornare nelle Galapagos per poter trascorrere gli anni che gli rimangono nella terra in cui circa un secolo fa venne al mondo. Certo, prima di sbarcare a casa dovrà affrontare un breve periodo di quarantena per sincerarsi che non esporti semi di piante non native dell’isola che rischierebbero di danneggiare oltremodo l’ecosistema locale, eppure siamo certi che questa non sarà che una semplice formalità.

cms_17982/6.jpgPer quanto riguarda l’entusiasmo della popolazione isolana sono stati in molti ad esprimere il proprio entusiasmo per il ritorno del mastodontico (pesa oltre ottanta chili ed è lungo quasi un metro!) animale, in particolare grande soddisfazione è stata espressa da Paulo Andrade, il Ministro ecuadoregno dell’ambiente il quale in queste ore ha scritto su twitter che “la sua isola accoglie Diego a braccia aperte.”

È dunque interessante notare che le Galapagos dopo essere stata la terra che ha donato al mondo le tartarughe giganti, le iguane e numerose altre specie e dopo aver cambiato la storia della biologia ispirando alcuni tra i più importanti studi e tra le più illuminate riflessioni di Charles Darwin, abbiano dato di recente un ulteriore contributo al mondo animale tramite un più semplice e apparentemente insospettabile protagonista che tuttavia, malgrado la difficoltà della missione, è riuscito a salvare un’intera specie … grazie Diego!

Gianmatteo Ercolino

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