VOTAZIONI ISRAELIANE, NETANYAHU FAVORITO

I sondaggi finali vedono incrementare le sue possibilità di vittoria

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Si avvicina la tornata decisiva delle elezioni in Israele. E come prassi vuole, iniziano ad emergere già i favoriti alla vittoria finale. I numeri iniziano a variare, e anche la bilance iniziano a pendere tutte da un lato: in questo caso quello di Benjamin Netanyahu, che vede il suo Likud conquistare 30 dei 120 seggi disponibili nella Knesset, il Parlamento. L’aumento non è eccessivo, considerando che si partiva dai 27 delle settimane precedenti; dà comunque un’idea sufficientemente chiara di come il processo attualmente in corso contro di lui, basato sulle accuse di corruzione e abuso di potere, pare non abbia minimamente scalfito il suo elettorato. Va comunque precisato che i sondaggi pubblicati dalle testate israeliane, come sovente capita anche ad altri media internazionali, presentano un margine di errore che si attesta attorno al 4% circa; inoltre, nonostante adesso ci sia un nome in testa, la percentuale degli indecisi è del 30%, aumentando comunque l’incertezza attorno al risultato definitivo. In ogni caso non sarebbe un azzardo definire il vantaggio di Netanyahu come “rassicurante” e il merito è della campagna vaccinale contro il CoViD-19: oltre il 50% della popolazione israeliana ha già ricevuto due dosi di vaccino, e gli indici di contagiosità e letalità si riducono giorno dopo giorno. In altre parole: il miglior risultato al mondo.

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La campagna dell’attuale Primo ministro, in cerca di conferma, punta anche su un aspetto caro ai suoi concittadini: il ritorno alla normalità, considerato da alcuni media ed epidemiologi “accelerato”, almeno per quanto riguarda scuole, università, ristoranti, bar, sport, voli e i vari aspetti della vita quotidiana. Ovviamente con le misure per il rilancio dell’economia annesse e connesse. D’altronde uno degli slogan del Likud è quello del “ritorno alla vita”. Il partito nazionalista di destra non mette, invece, sotto la luce dei riflettori la politica internazionale, dato che l’attenzione pubblica è focalizzata sulle questioni interne. Per un rapido sunto si annoverano gli accordi di normalizzazione stabiliti con l’Unione degli Emirati Arabi, il Marocco, il Sudan e il Bahrain, stabiliti grazie alla mediazione dell’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Adesso il “trono” americano è passato a Joe Biden e al suo approccio più bilanciato in merito la questione palestinese, cui si aggiunge la sua volontà di riapertura all’Iran.

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Apparecchiata la tavola e consumato quanto offriva il menù del giorno, è tempo di guardare il conto: il consolidamento della propria posizione da parte di Likud, così come segnato dai sondaggi, non garantisce al partito la certezza di conquistare la maggioranza. E quindi non assicura la riconferma a Netanyahu, che comunque lavora per portare avanti il suo lavoro di questi anni. Con i risultati che, almeno per ora, gli danno parziale ragione.

Francesco Bulzis

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