VITE CHE HANNO FATTO LA STORIA

Siciliani nel Risorgimento: Camillo Finocchiaro Aprile

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Il Piemonte sabaudo inglobò la Sicilia o la Sicilia abbracciò l’Italia. Prescindendo dagli angoli visuali, è innegabile la presenza, in capo ai Siciliani, di intenti unitari. Di sicuro, nella Trinacria – con uno sbarco e una ipotizzata risalita della Penisola, qualcosa che nel 1943 ebbe altri significati in altri contesti – misero piede in Mille, nel 1860. E certamente molti furono gli isolani che, con idee in testa e armi in spalla, parteciparono alla vicenda risorgimentale, così come sviluppatasi negli anni successivi. Tantissimi morirono, anche in quella che, secondo i più, andrebbe considerata come una “quarta guerra d’indipendenza”, cioè la prima mondiale. Ha scritto Aldo Cazzullo, sul “Corriere della Sera” del 4 febbraio 2022: “Il Risorgimento è una pagina meravigliosa della nostra storia. Giovani di ogni parte d’Italia e di ogni ceto sociale offrivano la vita per liberarsi dei tiranni e riscattare l’indipendenza della patria. Oggi il loro nome e la loro vicenda sono del tutto dimenticati: una vergogna che dovrebbe indignare profondamente chi ama l’Italia”.

Tra i protagonisti del Risorgimento, va annoverato un uomo che, conquistata da giovane la stima e la fiducia di Mazzini e Garibaldi, ha rappresentato per oltre tre decenni la più grande isola del Mediterraneo nel Parlamento italiano. Il suo nome?Camillo. Nato a Palermo il 28 gennaio 1851 da Andrea Finocchiaro e da Carolina Aprile, è anagraficamente Camillo Finocchiaro Aprile, per volontà dei genitori.

Esattamente, doppio cognome. Per scelta dei genitori, cognome paterno ma anche il materno. Per dare pari valore a entrambi? Lampo di modernità, in pieno Ottocento siciliano?

Da anni si discute, in Italia, circa la possibilità di attribuire il doppio cognome ai figli. La Corte Costituzionale, con sentenza dell’8 novembre 2016, ha dichiarato illegittima l’assegnazione automatica del cognome del padre. In Parlamento, ancora giace un disegno di legge sulla eguale dignità dei genitori, in ordine al cognome della prole.

Di Risorgimento e di Sicilia, si diceva. Marsala, 11 maggio 1860, il maggio siciliano che precedette di oltre un secolo il maggio francese del ‘68.

Ah, se Pisacane fosse sbarcato in Sicilia! Non ci sarebbe stata “La spigolatrice di Sapri” di Mercantini, non ci sarebbero stati decine e decine di morti in quella fatidica estate campana del 1857. E, probabilmente, tra i Mille ci sarebbe stato anche Carlo Pisacane, che invece fu trucidato nella tragica spedizione campana. Ucronie. “Le uccisioni e le ferite fatte barbaramente, all’uso de’ cannibali. La parte maggiore in tali scene di sangue fu dovuta a gendarmi, alla guardia urbana, e contadini. Tra questi anche le donne si videro precipitarsi come belve inferocite su disbarcati, ad alcuno de’ quali fu data la caccia su pe’ monti come a fiere, e trucidato barbaramente. A quella popolazione poco o nulla culta fu dato ad intendere che si trattasse di briganti, di ladri, di pirati che scendevano a rubare ed a saccheggiare…”. Questo è il commento, 10 anni dopo l’eccidio del 1857 in terra campana, di Giuseppe Lazzaro, dirigente del comitato liberale clandestino.

Nel 1860, i siciliani favorirono il successo dei Mille. Parteciparono alle battaglie come soldati o come ufficiali, organizzarono lo sbarco, sensibilizzarono la popolazione locale, fornirono supporto economico e logistico. Tra le camicie rosse, anche una donna. Una sola ma memorabile: Rosalie Montmasson, sposata dal 1854 con Francesco Crispi. Fu l’eccezione, fatta dallo stesso Garibaldi, che confermò la regola. Infatti, le donne non potevano seguire, per disposizione del Generale, i Mille. Per conoscere meglio l’avventurosa vita di Rosalie, vi segnaliamo il libro “La Ragazza di Marsiglia”, 2018, Sellerio editore Palermo, scritto da Maria Attanasio.

cms_25079/1.jpgTanti siciliani, dopo aver fatto l’Italia, hanno dato un tangibile ed elevato contributo pure alla storia economica, politica e culturale del Regno d’Italia, tra questi ricordiamo il summenzionato Crispi, Salvatore Calvino, Gaetano La Loggia, Napoleone Colajanni, la famiglia Florio e, appunto, il nostro Camillo. Non contribuì, per il destino cinico e baro, Rosalino Pilo, uno dei leader della rivoluzione del 1848, “il dioscuro e precursore dei Mille, come lo definì Garibaldi. “Il più generoso fra i patrioti siciliani, il più impulsivo: mazziniano, rivoluzionario per istinto”(così “La Repubblica” del 21 maggio 2010),fu ucciso in combattimento nella primavera del 1860. Due anni dopo, il 30 settembre 1862, il Governo italiano lo onorò con una medaglia d’oro al valor militare alla memoria. Ma quella di Rosalino Pilo, “biondo e bello e di gentile aspetto, cuor di leone in gracile petto”, figlio del Conte di Capaci – sì, la località in cui furono uccisi il giudice Falcone, la moglie e i valorosi uomini della scorta (eroi fulgidi contemporanei!) – è un’altra vita siciliana che merita un apposito spazio.

Tra i garibaldini che sono diventati ministri del giovane Regno d’Italia anche Camillo Finocchiaro Aprile. Proveniente dalla buona borghesia palermitana, padre funzionario, nonno magistrato e zio avvocato, appena sedicenne, nell’autunno del 1867, lasciò gli agi familiari per seguire l’esercito di Garibaldi, giunto nel Lazio per annettere Roma al Regno d’Italia. Camillo, giovanissimo sottotenente, si guadagnò l’apprezzamento di Garibaldi, con il quale, negli anni a venire, avrebbe imbastito un significativo rapporto epistolare. Le cose non andarono bene: l’esercito garibaldino fu sconfitto. Sull’esito della battaglia, parve incidere molto pure il disimpegno di re Vittorio Emanuele II, il quale con un proclama prese le distanze da Garibaldi, demotivando i combattenti, tanto che disertarono circa 2.000 uomini su un totale di circa 8.000. A Mentana, il 3 novembre 1867, prevalsero le truppe pontificie con l’aiuto determinante dei francesi.

Proprio a Mentana, per la prima volta in Italia, vi furono fotografi al seguito degli eserciti, così da aversi le prime immagini di una battaglia combattuta nel territorio nazionale. Ancora oggi, in Ucraina, ci sono i fotografi che testimoniano le crudeltà della guerra. Ma non ci sono solo loro, “i paparazzi guerrieri”, ci sono – siamo nel 2022, bellezza! - anche i droni Global Hawk che trasmettono in tempo reale, 24 ore al giorno, immagini della guerra in Ucraina. Decollano dalla Sicilia, dalla base americana di Sigonella, quella del famoso scontro dell’11 ottobre 1985, tra il siciliano Craxi, grande ammiratore e studioso di Garibaldi, e l’americano Reagan. A proposito del Generale, così scrive Bettino Craxi: L’ultimo viaggio che fece, due mesi prima di morire, vecchio e quasi paralizzato, fu proprio in Sicilia nell’aprile del 1882. Contro il parere di tutti, degli amici e dei medici, Garibaldi decide di partecipare alle celebrazioni dei Vespri Siciliani a Palermo. Tornando nella terra che era stata ventidue anni prima teatro della più grande impresa della sua vita, ritrova un popolo che lo ama, i compagni d’arme, le donne siciliane di cui egli aveva conosciuto il coraggio e lo spirito patriottico.

Roma venne conquistata nel 1870, proprio quando i francesi concentrarono le loro attenzioni e le loro energie per combattere i Prussiani, consci di un destino segnato per i papalini. È il celebrato 20 settembre 1870, quello della breccia di Porta Pia. Ma non furono i Garibaldini e non furono i repubblicani mazziniani a conquistare la Città Eterna, piuttosto i bersaglieri del Re sabaudo. Con il plebiscito del 2 ottobre 1870, Roma venne quindi annessa al neonato Regno d’Italia che a sua volta era stato proclamato ufficialmente il 17 marzo 1861, dalla legge 4671 del Regno di Sardegna.

cms_25079/2_1646530315.jpgLa vita di Camillo fa venire in mente la favola di Pollicino. Mentre quest’ultimo abbandonava delle briciole per segnare il suo percorso, la storia, di lui, ha lasciato tracce nell’intitolazione di tante vie a Genova, Palermo, Catania, Milano e Roma. Invece, nessuna via in città importanti per l’unica donna dei Mille. "Quello che più mi fa soffrire – dice un discendente di Rosalie, per l’ebook del 2019 di Marco Ferreri “Rosalia Montmasson, l’angelo dei Mille” – è che in nessuna città importante dove lei ha vissuto, da Roma a Torino, da Firenze a Palermo ci sia una strada o una piazza a lei dedicata. Per fortuna qualche lapide, come a Firenze, ricorda dove lei ha vissuto. Ma mi pare poco per un personaggio così importante e unico nella storia d’Italia!".

Dopo la sconfitta di Mentana, Camillo ritornò a Palermo. In breve tempo emerse come uno dei giovani più in vista della sua città, tanto da essere eletto consigliere comunale a Palermo a soli 21 anni e, poco dopo, nominato assessore alla Pubblica Istruzione. Già qualche anno prima, il 30 marzo 1868, era stato iniziato alla massoneria. Aveva compiuto appena 17 anni. Per lui si fece un’eccezione, derogandosi al minimo di età previsto dalle regole massoniche. Videro probabilmente bene, poiché egli divenne ben presto uno dei leader della loggia denominata “Giorgio Washington”, nonché autore, per “L’Umanitario”, di articoli che difendevano la massoneria contro i suoi detrattori. Comprensibilmente, mantenne saldi e amicali rapporti di fratellanza massonica con Mazzini. Scalò le gerarchie, giungendo alla Commissione speciale per gli studi sociali e al Supremo consiglio dei trentatré. La componente massonica era palpabile, nel Risorgimento. “Fratelli” erano pure Garibaldi e Crispi, nonché altri eroi di quegli anni.

cms_25079/3.jpgCome risulta dagli atti parlamentari, il 23 giugno 1905 Camillo, nella sua qualità di Ministro di Grazia e Giustizia e dei Culti, ricordò Mazzini al Senato del Regno, per il centenario della nascita. “… Mi associo di gran cuore alle parole dell’illustre Presidente e del senatore Cadolini, calde di gratitudine e di riverenza alla memoria di Giuseppe Mazzini, della cui nascita ieri fu celebrato il centenario…”. Un massone un po’ speciale, in verità, se il Fascismo, formalmente non proprio simpatizzante di logge e fratellanze, gli rese onore: dal 1936, in viale Valadier, al Pincio di Roma, v’è anche un busto a lui dedicato, assieme a quelli ritraenti altri uomini illustri.

Conseguita la laurea in Giurisprudenza nel 1873, Camillo, però, si era gradatamente allontanato dal pensiero mazziniano per avvicinarsi a Crispi. Intanto, divenne un apprezzato avvocato civilista, tra i più quotati a Palermo, facendo cogliere come la sua vita non fosse solo impegno politico e massonico.

Nel 1876, in Sicilia, la sinistra di Crispi vinse le elezioni e si propose come il partito “della riparazione e della giustizia” dei torti consumati ai danni della Sicilia e del Meridione. Camillo, leader naturale pressoché dalla nascita, ebbe un ruolo di primo piano e, nell’isola, fu l’ideologo principale. Sostenne: “Per noi democrazia non importa agitazione ad ogni costo né sfrenato eccitamento delle masse popolari, importa rispetto ai diritti e alle opinioni di tutti, importa ordine e libertà … . È giusto, è ragionevole, che, come degli oneri, abbia l’isola nostra la sua parte di benefici, e che i voti di queste popolazioni siano ascoltati. E la difesa di codesti interessi non sarà soltanto una questione economica ma anche una questione politica”. In precedenza, Camillo si era già battuto per fare ottenere alla Sicilia una maggiore autonomia contro il centralismo della Destra.

Nel 1882, l’anno dell’ultimo viaggio di Garibaldi, il trentunenne Camillo, fu eletto in Parlamento e vi rimase per dieci legislature, fino alla morte. Legato a Crispi, ricoprì cariche importanti, pure ministeriali. Quale Ministro della Giustizia, gli si deve il secondo codice di procedura penale dello Stato italiano, promulgato nel 1913. Lo si ricorda anche come fautore della soluzione di emergenze in grandi città: a Catania, quale Commissario Regio nel 1887, fronteggiò felicemente l’epidemia di colera; a Roma, sempre con medesimo incarico nel 1890, riuscì in un’altra impresa per i più ritenuta “impossibile”, cioè il raggiungimento del pareggio di bilancio. Epidemie e rischi di default: quanta ciclicità, offre la storia!

cms_25079/4.jpgLa morte lo colse il 26 gennaio 1916, mentre era vice presidente della Camera dei Deputati. Tra i Parlamentari, eletto nel 1913 con i liberali, anche suo figlio Andrea. Nel 1919, fu eletto deputato anche l’altro figlio, Emanuele. Entrambi i figli furono rieletti più volte. Emanuele è stato anche Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri. Andrea, giurista come il padre, fu sottosegretario nei governi Nitti I e Nitti II; ma venne frenato dall’irrompere del fascismo e dal mutamento conseguente di equilibri. È passato alla storia come il leader del Movimento per l’Indipendenza della Sicilia. Un aspetto controverso e da approfondire, una vicenda complessissima e non del tutto chiarita. Tante facce, tante sfaccettature, come … nella migliore tradizione siciliana.

Camillo Finocchiaro Aprile è oggi sepolto a Palermo, nella Chiesa di San Domenico. È il secondo edificio di culto cattolico, dopo la Cattedrale, ma ha una peculiarità: è il Pantheon dei siciliani illustri.

Camillo, dunque, riposa assieme a chi scrisse la storia. Con eroi di ieri e di oggi. Tra essi, Giovanni Falcone, eroe soprattutto nella eternità di messaggio, in primis donato a una Sicilia memore e impegnata.

Andrea Vaccaro e Camillo Beccalli

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