VITE, MORTI E NESSUN MIRACOLO

Riepilogo della guerra in Afghanistan, con i talebani che avanzano dopo il ritiro delle truppe NATO

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Esattamente venti anni. Il 7 ottobre la guerra che va avanti in Afghanistan compirà ben due decenni. Dal suo scoppio ne sono successe tante, forse troppe, e prima di procedere con gli aggiornamenti è utile riordinare le idee e compiere un lungo viaggio nella storia di uno dei conflitti più importanti dell’era recente. Partiamo dall’inizio: qual è stato il casus belli? Uno degli eventi che hanno segnato l’evoluzione mondiale, ovvero il duplice attentato dell’11 settembre 2001 ad opera del gruppo terroristico islamico al-Qaeda. Il crollo delle Torri Gemelle è ricordato dall’opinione pubblica come uno dei più gravi attentati terroristici dell’età contemporanea. I numeri: 2996 vittime, 6400 feriti e 24 dispersi. Considerando che sono stati presi d’assalto il Pentagono e il World Trade Center, mentre l’attacco al Campidoglio non si è concretizzato. Movente: l’ostilità dei terroristi islamici nei confronti degli Stati Uniti. Da qui si può tracciare una cesura: l’allora presidente George Walker Bush giustificò l’invasione dell’Afghanistan con l’obiettivo di catturare il leader terroristico Osama Bin Laden, impedendo ai gruppi insorgenti di circolare senza problemi sul suolo afghano. Gruppi, questi, capeggiati dai talebani e da al-Qaeda, fronteggiati dalla coalizione Stati Uniti-NATO. In questo conflitto, parte sia della guerra del terrorismo che della guerra civile afghana, sono morte più di 200 mila persone tra civili e soldati di entrambe le fazioni.

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La Guerra in Afghanistan può essere suddivisa in cinque grandi fasi, di cui l’ultima ancora in corso. La prima inizia con lo scoppio del conflitto e vede inizialmente America, Regno Unito, Canada, Australia e Alleanza del Nord contro l’Emirato islamico dell’Afghanistan e al-Qaeda: la NATO ha fornito supporto tattico, aereo e logistico. La conquista della capitale Kabul da parte degli insorgenti ha dato inizio alla seconda fase, in cui le truppe occidentali hanno aumentato la loro presenza territoriale e avviato l’Operazione Enduring Freedom per sostenere il governo locale. La terza fase, il cui inizio coincide con l’invasione dell’Iran del 2003, vede questa guerra perdere interesse agli occhi degli Stati Uniti, salvo riacquisirlo dal 2009 con la presidenza di Barack Obama. La quarta fase prende il via a poco meno di dieci anni dallo scoppio del conflitto, il 2 maggio 2011, quando un’incursione in Pakistan uccide Osama Bin Laden. La quinta fase, quella più recente, comincia nel maggio 2021, quando viene avviato il ritiro dall’Afghanistan delle truppe della coalizione. Nonostante il suo essere ancora in corso, questa guerra ha già prodotto diversi esiti: la caduta dell’Emirato islamico dell’Afghanistan e la conseguente instaurazione della Repubblica, la distruzione dei campi d’addestramento di al-Qaeda, la guerra nel Pakistan nord-occidentale e la cosiddetta Insurrezione talebana.

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E sono proprio i talebani a fornire gli ultimi aggiornamenti, che li vedono fronteggiati alle forze governative afghane in quel di Lashkar Gah, capitale provinciale dell’Helmad. I ribelli controllano numerosi quartieri della città, uno dei tre capoluoghi dell’Afghanistan direttamente minacciati da coloro i quali si sono fatti più vicini ad Herat sparando anche i razzi all’aeroporto di Kandahar. “Ci sono combattimenti all’interno dell’abitato e abbiamo chiesto il dispiegamento di forze speciali” informa Ataullah Afghan, capo del consiglio provinciale dell’Helmad. “Le forze talebane e afghane si scontrano strada per strada, la città è bombardata” conferma un residente, asserendo che gli insorti hanno preso in ostaggio vari edifici amministrativi, con il risultato di causare un grande afflusso di pazienti nel centro chirurgico di Emergency. “Dall’ospedale abbiamo sentito bombardamenti per tutta la notte e al mattino, oltre al fuoco di armi, mitragliatici, cecchini e artiglieria” afferma Viktor Urosevic, coordinatore medico dell’ONG. “Altri 13 pazienti che presentavano lesioni meno gravi sono stati trasferiti in altre strutture, abbiamo aggiunto 4 letti supplementari per l’emergenza arrivando ad un totale di 98 posti e ciò nonostante ci sono stati momenti in cui l’ospedale era al completo, per questo prendiamo solo i pazienti che hanno bisogno di cure urgenti e salvavita”.

Francesco Bulzis

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