VIOLENZA SULLE DONNE

Passano gli anni ma i numeri sono sempre alti

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A distanza di quasi tre anni dalla comparsa della pandemia da Covid 19, che ha registrato un sensibile aumento dei casi di violenza contro le donne, il fenomeno in Italia continua a essere ampio e diffuso.

È uno dei dati di rilievo che emerge dal 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese pubblicato oggi. Il Rapporto esce a pochi giorni di distanza dalla celebrazione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con una risoluzione del 17 dicembre 1999 per combattere ogni forma di discriminazione e supruso.

Cresce la paura tra le donne

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Il tradizionale Rapporto di fine anno del Censis, nel capitolo “Sicurezza e cittadinanza” fotografa una situazione che è in linea con altri Rapporti istituzionali, pubblicati di recente, da quello Istat a quello del Ministero dell’Interno.

L’83,5% delle donne italiane ritiene che tra i lasciti della pandemia vi sia proprio un incremento della violenza fisica e psicologica. A pensarla diversamente è soltanto l’1,4% per il quale il fenomeno è in diminuzione. Il confronto tra i dati riportati nel Rapporto Censis testimonia questo senso di insicurezza. Le denunce nel 2021 di maltrattamenti contro familiari e conviventi sono state 22.602 in crescita dell’8,4% rispetto al 2019. Per non parlare poi di 17.539 atti persecutori (+9,2% rispetto al 2019), 5.274 violenze sessuali (+8,0%) e 119 omicidi che hanno avuto vittime donne (+8,2%). Una leggera flessione è stata registrata nei primi 9 mesi del 2022 dove sono stati registrati 83 omicidi di donne, contro i 92 dello stesso periodo dell’anno precedente. Analoga flessione le chiamate pervenute al numero verde antiviolenza pari a 7.814 con 2.902 donne vittime di violenza annotate contro le 7.974 chiamate dello stesso periodo del 2021 e 4.085 donne vittime di violenza.

Violenza contro le donne e indipendenza economica: la Relazione BES del MEF

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Lavoro e indipendenza economica sono due fattori chiave nella lotta alla violenza contro le donne. La mancanza o la perdita di un lavoro si trasforma in un vero e proprio stato di subordinazione che rende difficile denunciare la violenza. Questo spiega perché la violenza economica, secondo gli ultimi dati Istat, sia tra le principali forme di supruso. E tutto nasce dalla consapevolezza di non disporre delle risorse sufficienti ad avviare, da parte della vittima di violenza, un percorso di denuncia e di emancipazione. La Relazione 2022 sul Benessere Equo e Sostenibile del MEF (pagg. 64-65), su dati 2021, evidenzia (Fonte: Istat) che la recessione economica del 2020 ha prodotto, oltre alla pandemia, conseguenze “significative e asimmetriche” sul mercato del lavoro femminile. Il peggioramento più accentuato della condizione occupazionale è stato registrato tra le donne con figli in età prescolare rispetto alle donne senza figli con incremento della disparità misurata dall’ORM (Indice di occupazione relativa alle madri).

Le iniziative del Parlamento europeo

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Contrastare la violenza basata sul genere o sull’orientamento sessuale è uno dei tratti distintivi della normativa che caratterizza la maggior parte degli Stati dell’Unione europea. A oggi, tuttavia, ciò che ancora manca a livello europeo è una serie di regole comuni considerato che il fenomeno, di ampia portata, produce effetti negativi sia a livello individuale che nel contesto familiare. Ad affermarlo è il Parlamento europeo che, nel 2021, ha deciso di colmare il vuoto presentando due proposte di direttive. La prima direttiva per prevenire e combattere la violenza di genere in ogni sua forma e la seconda direttiva per inserire la violenza di genere tra i reati comunitari consentendo l’equiparazione della violenza di genere ad altri tipi di reati (sfruttamento sessuale, tratta degli esseri umani soltanto per citarne alcuni) e delineando standard giuridici comuni e sanzioni minime in tutta l’Unione europea.

L’attività del Parlamento italiano

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Prevenzione dei reati e protezione delle vittime, inasprimento delle pene per i reati di genere sono alcuni dei principali obiettivi perseguiti, invece, dal Parlamento italiano nell’ultima legislatura.

I tre interventi di maggiore rilievo sono la legge n. 53 del 2022 che ha incrementato la raccolta di dati statistici sulla violenza di genere, la legge n. 134 del 2021 di riforma del processo penale che ha previsto una estensione delle tutele per le vittime di violenza domestica e di genere e la legge n. 69 del 2019 (c.d. codice rosso) che ha invece previsto un rafforzamento delle tutele processuali per le vittime di reati violenti. Oltre alle novità normative, l’attività parlamentare è stata caratterizzata dalla decisione unanime di istituire una Commissione d’inchiesta monocamerale sul femminicidio.

Gli interventi attuati nella XVIII legislatura seguono in ordine temporale quelli attuati nella precedente, la XVII, con l’emanazione del Piano di azione contro la violenza di genere, la previsione di una serie di stanziamenti per il sostegno alle vittime di violenza, la ratifica della Convenzione di Istanbul, le modifiche al codice penale e di procedura penale finalizzate a inasprire le pene di alcuni reati commessi contro le donne.

La parità di genere al centro del PNRR

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La parità di genere è una delle priorità trasversali del Piano di ripresa di resilienza in termini di inclusione sociale. L’obiettivo è promuovere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro e favorire l’imprenditoria femminile.

Sono soprattutto le madri ad essere spesso svantaggiate da catene di spostamenti quotidiani più frammentati e complessi che rendono quanto mai faticoso mantenere un giusto equilibrio tra la vita professionale e la vita privata.

Il bilancio di genere: funzione e obiettivi

Una base informativa per promuovere la parità di genere tramite le politiche pubbliche. È la definizione del bilancio di genere contenuta nell’articolo 8 comma 1 del decreto legislativo del n.116 del 12 settembre 2018 che ha rafforzato la funzione contenuta nell’articolo 38-septies della legge n.196 del 2009. L’obiettivo è ridefinire e ricollocare le risorse tenendo conto dell’andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES) inseriti nel Documento di Economia e Finanza (DEF). È prevista poi una Relazione annuale che, composta di vari materiali disponibili in una pagina dedicata del sito del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, viene trasmessa al Parlamento.

Il bilancio di genere non serve quindi a individuare gli interventi e le risorse specificamente indirizzati alle donne, ma analizza tutte le spese del bilancio distinguendo tra tre principali categorie: misure direttamente riconducibili o mirate a ridurre le diseguaglianze di genere o a favorire le pari opportunità; misure che hanno o potrebbero avere un impatto, anche indiretto, sulle diseguaglianze tra uomini e donne; misure che non hanno impatti diretti o indiretti sul genere.

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Fonti:

Il Rapporto Censis

Il Rapporto ISTAT

Il Rapporto EIGE

Il Rapporto ISTAT sui Centri antiviolenza

Il Rapporto del Ministero dell’Interno

Gianluca Di Muro

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