VENTI DI GUERRA TRA SERBIA E KOSOVO

Il governo kosovaro ha approvato una legge che vieta alla popolazione l’uso di documenti di identità e targhe automobilistiche serbe

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Tornano d’attualità le tensioni tra Serbia e Kosovo, dopo l’indipendenza di quest’ultimo.

La Serbia è restìa a riconoscere lo Stato del Kosovo, ma ancora di più lo è la popolazione kosovara di etnia serba che risiede nella parte settentrionale dello Stato.

Negli ultimi giorni è stata approvata dal Parlamento kosovaro una nuova legge che vieta l’utilizzo da parte della popolazione di documenti di identità e di targhe automobilistiche serbe nelle regioni al confine con la Serbia e impone anche ai serbi che vivono in Kosovo l’uso esclusivo di carte d’identità e targhe kosovare.

Immediata la protesta della popolazione locale, che si è scagliata contro il provvedimento bloccando le strade che portano al confine di Jarinje e Bernjak, forte anche del discorso pronunciato in tv da Vucic, Presidente della Serbia, che ha dichiarato pubblicamente di non riconoscere lo Stato del Kosovo e che è pronto a tutelare le minoranze serbe contro le persecuzioni kosovare.

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Inoltre, il Presidente Serbo ha affermato: “I serbi del Kosovo non tollereranno altre persecuzioni. Cercheremo la pace, ma lasciatemi dire che non ci arrenderemo. La Serbia non è un Paese che si può sconfiggere facilmente come lo era ai tempi di Milosevic”.

Le tensioni tra Pristina e Belgrado sono altissime e il governo ha dunque deciso di posticipare di un mese l’entrata in vigore della nuova legge.

È bene ricordare che dalla fine della guerra, nel 1999, in Kosovo sono presenti circa quattro mila soldati facenti parte della Kfor pronti ad intervenire in caso di pericolo in base a quanto deciso dalla risoluzione n.1244 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

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Divergenti le dichiarazioni del Ministro degli esteri russo e dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea. Infatti la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha lanciato il seguente appello: “La Russia chiede a Pristina, agli Stati Uniti e all’Unione Europea di fermare le provocazioni e di rispettare i diritti dei serbi in Kosovo”.

Di vedute opposte invece è Josep Borrell, Alto rappresentante della politica estera dell’Unione europea, che si è dichiarato favorevole allo slittamento dell’entrata in vigore della nuova legge approvata dal governo kosovaro. “Mi aspetto che tutti i blocchi stradali vengano rimossi immediatamente, - ha affermato - le questioni aperte dovrebbero essere affrontate attraverso il dialogo facilitato dall’Ue e l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla normalizzazione globale delle relazioni tra Kosovo e Serbia, essenziali per i loro percorsi di integrazione nell’Ue”.

Antonio Conversano

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