VECCHIE STANCHE MEMORIE

VECCHIE_STANCHE_MEMORIE.jpg

Esiste una simmetria inversa tra gioventù e vecchiaia: i giovani hanno poco passato alle spalle e tanto futuro davanti. Ai giovani si schiudono le speranze, ai vecchi non restano che i ricordi. In quelli l’avvenire si apre al possibile e, nell’immaginazione, si popola di aspettative e desideri; in questi il passato sovrasta le altre dimensioni del tempo, mentre il presente scivola, inesorabilmente e con moto accelerato, verso un futuro prossimo in cui il mondo proseguirà senza di loro.

Nella tradizionale divisione della vita umana in giovinezza, maturità e vecchiaia, la preferenza è data, di norma, alla maturità. Sovente la giovinezza è ritenuta per lo più acerba, inesperta, incostante e impetuosa. Mentre la vecchiaia è spesso triste, risentita, timorosa e debole. La prima trascorre velocemente, avanza a lunghe falcate, la seconda si sposta, anche fisicamente, “al rallentatore”, a passo strascicato.

cms_22476/2.jpg

I vecchi, forse, amano la vita tanto più in quanto sono al tramonto, poiché il loro desiderio riguarda un bene che ormai non c’è più, e si desidera soprattutto ciò di cui si è privi.

cms_22476/3.jpg

Eppure, rispetto alle generazioni di un tempo non lontano, l’amore per l’irrecuperabile vita trascorsa sembra oggi attenuarsi. In un mondo che muta velocemente, al vecchio riesce più difficile tenere il passo con i tempi, e ciò aumenta in lui il senso di disorientamento, di smarrimento, di perdita di contatto con la realtà.

In molti, proprio nei più sensibili e avveduti, il bilancio della propria esistenza tende a lasciare un più lungo strascico di rimpianto e di amarezza, perché si rendono pienamente conto dell’impossibilità di raggiungere gli obiettivi che si erano prefissi.

Nella constatazione che ogni progetto di vita è costitutivamente insaturo, inconcluso e irrealizzabile, la morte appare loro, di conseguenza, ancora più insensata.

Si fa così strada l’acuta consapevolezza che siamo tutti “dilettanti della vita”, che le cose più importanti non si imparano, perché non vi è un metodo sicuro per giungere ad apprenderle, e non si possono, a loro volta, insegnare. Oppure si imparano quando è troppo tardi e quando non serve più averle apprese.

cms_22476/4.jpg

Tutto sarebbe certo più bello se noi sapessimo in anticipo, da giovani, quali sono le strade che avremmo dovuto intraprendere e se potessimo, da vecchi, ricominciare la nostra esistenza con il sapere e l’esperienza raccolti nel cammino.

In molti Paesi del mondo, la popolazione è formata da una moltitudine di “anziani” che hanno perduto il prestigio in precedenza dato dall’età (e che vengono, in alcuni casi, addirittura percepiti come socialmente superflui): così la vecchiaia si rivela spesso un’asettica anticamera della morte.

In prospettiva, la “solitudine del morente” – in una clinica o in un ospizio, non più circondato dai famigliari, dagli amici o dalla comunità di vicinato - rende la vecchiaia ancora più tragica.

Se l’avvenire è sbarrato, al vecchio resta tuttavia il passato, con il suo tesoro di ricordi cui attingere.

Essi rappresentano la sua maggiore fonte di gioia e di senso, il “puzzle” solo in parte ricostruibile della sua identità. E questo, anche se, nel guardare indietro, egli sarà colto dalla vertigine di essere restato intimamente lo stesso, malgrado abbia attraversato una serie di metamorfosi nel corpo, nei pensieri e nei sentimenti, che hanno cancellato o sovrapposto tante versioni di sé. Nel ripercorrerne le tappe, la sua vita gli apparirà forse come quella di un estraneo o di un personaggio di un romanzo letto tanto tempo fa. Si chiederà, spaesato, come abbiano potuto sprofondare nel nulla tutte le persone che ha conosciuto, assieme ai sistemi politici, ai modelli culturali e agli eventi che lo hanno accompagnato nel corso della sua esistenza. Sarà allora colto da un sentimento d’irrealtà e di incredulità al pensiero di aver vissuto al tempo di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer, delle Brigate Rosse, della prima trasmissione televisiva RAI, del primo trapianto di cuore o dello sbarco dell’uomo sulla Luna…

Il rimedio lo troverà nell’ancorarsi alla memoria, nel chiedere la sua testimonianza, il solo segno, per lui e per gli altri, di essere realmente esistito.

Ma occorre affrettarsi, concentrarsi e non dissipare il poco tempo che rimane. Nel ripercorrere il cammino saranno di aiuto i ricordi. Ma i ricordi non affiorano se non si va a scovarli negli angoli più remoti della memoria…

Nella rimembranza ritrova se stesso, la sua identità, nonostante i molti anni trascorsi, le mille vicende vissute.

Trova gli anni perduti nel tempo, i giochi di quando era ragazzo, la voce, i gesti dei suoi compagni di scuola, i luoghi, soprattutto quelli dell’infanzia, i più lontani nel tempo ma i più nitidi nella memoria… Trova i giorni dell’affetto, delle tenerezze, del calore delle feste: figli, nipoti, parenti, amici, tutti riuniti a stare insieme, a fare cose insieme; e i pomeriggi passati con la moglie (o con il marito), magari anche solo a passeggiare, a vedere vetrine. Spesso accanto, ora, non c’è che indifferenza, assenza, fretta, sopportazione. Gli amici sono spariti.

cms_22476/5.jpg

Non è difficile pensare che la cosa più triste della vecchiaia sia la solitudine o forse il senso dell’abbandono. Sì, l’abbandono ancora più della solitudine, perché l’abbandono è vissuto come una dolorosissima ingiustizia. Perché è vero che spesso gli anziani non sono divertenti, ma quasi sempre lo sono stati. Sono stati divertenti, importanti per qualcuno, o forse per tanti; sono stati attivi, dinamici, moderni, spiritosi; sono state querce dai rami sicuri, hanno amato, sono stati amati, desiderati, stimati. Sovente hanno perso tutto questo, ma credevano di avere la garanzia degli affetti più cari e invece, talvolta, perdono anche questi.

La profonda ingiustizia consiste nel decretare la morte dei sentimenti prima della morte biologica.

Chi pronuncia questa sentenza non sempre si rende conto del dramma che provoca. Talvolta ci sono anziani che passano la giornata a spiare se figli o nipoti – che magari abitano un piano di sopra o sotto della stessa casa – si affaccino al balcone o diano qualche segno di interesse. E poi chiudono malinconicamente la finestra della speranza.

Affrettarsi…occorre affrettarsi. Il vecchio vive di ricordi e per i ricordi, e la tremula fiammella della memoria si affievolisce, flette, langue. Di giorno in giorno.

(Servizio fotografico realizzato da Francesco Orlando)

Fausto Corsetti

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos