USA: LE 17 MOSSE DI BIDEN PER VOLTARE PAGINA

Il Presidente, già nel primo giorno di insediamento, ha firmato 17 provvedimenti che rappresentano un taglio radicale con le politiche di Trump

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Se li era già preparati negli scorsi mesi, Joe Biden. Ambiente, sanità, fisco, educazione, parità di diritti, migrazioni, indipendenza della magistratura. Con 17 decreti, il nuovo Presidente degli Stati Uniti in carica ha ribaltato una buona parte delle politiche che l’amministrazione guidata da Donald Trump aveva perseguito negli ultimi quattro anni. Quando il governo di un Paese cambia colore, è abbastanza naturale che molti temi chiave vengano più o meno stravolti. Non è così frequente, però, che questo accada letteralmente nel primo giorno di amministrazione. L’azione di Biden è motivata, tuttavia, dallo stato emergenziale della congiuntura attuale e dalla particolare criticità di alcuni atti normativi emanati durate il governo precedente, verso i quali l’elettorato democratico non provava un semplice disaccordo, ma un vero e proprio disgusto. Così, l’ex-vice di Obama ha riassunto il senso di urgenza provato dal suo elettorato con una semplice dichiarazione, rilasciata non appena messo piede nello Studio Ovale: "Non c’è momento migliore di oggi per iniziare". Il primo di tutti i decreti firmati sembra quasi banale, ma potrebbe, in realtà, salvare centinaia di migliaia di vite: come più volte promesso da Biden, è stato introdotto l’obbligo di mascherina in tutte le aree di giurisdizione federale. Il Presidente ha più volte insistito sull’assurdità del fatto che indossare o meno la mascherina fosse diventato un preciso gesto politico, quando si dovrebbe trattare di una semplice azione di buon senso per sé stessi e per gli altri.

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Con la nuova legge, finalmente, i no-mask non avranno più la strada spianata nel diffondere il contagio. Un’altra scelta scellerata di Donald Trump nella gestione pandemica era stata la sospensione della “Direzione per la sicurezza sanitaria globale e la difesa biologica”, che Biden ha ripristinato con uno dei suoi provvedimenti. Gli altri 15 decreti riguardano scelte più politiche, anche se alcuni toccano comunque l’ambito sanitario. Innanzitutto, ci sono i fondamentali rientri degli Stati Uniti nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e negli Accordi sul Clima di Parigi. Dai secondi era prevista l’uscita americana proprio il 21 gennaio, e il passo indietro voluto da Biden e, soprattutto, dai suoi elettori è stato accolto con giubilo dalla comunità internazionale, essendo un evento che potrebbe anche determinare la salvezza dell’ecosistema globale, considerato l’impatto enorme degli USA dal punto di vista ambientale. Sempre in direzione ambiente verranno revocati i permessi per il gasdotto Keystone XL, che avrebbe attraversato (e dilaniato) le terre delle tribù indigene del Nebraska. Per quanto riguarda gli aiuti ad alcune delle categorie più deboli, sarà estesa la moratoria su sfratti e pignoramenti almeno fino al prossimo 31 marzo per chi ha un mutuo, il che potrebbe salvare addirittura milioni di persone dal rimanere senza una casa.

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È stata inoltre prorogata la sospensione delle rate dei prestiti studenteschi fino al prossimo 30 settembre, misura anche questa che salverà un diritto fondamentale come quello allo studio per moltissimi cittadini. Contro le discriminazioni, che hanno tristemente contraddistinto l’era trumpiana, sono addirittura otto i provvedimenti. Nell’ordine: garanzia del principio di equità nei programmi e nelle azioni delle agenzie federali; rovesciamento dell’ordine di Trump che imponeva di escludere dal censimento (e quindi dalle redistribuzioni) gli americani sprovvisti di documenti; contrasto alle discriminazioni di genere e di orientamento sessuale sul posto di lavoro; richiesta ufficiale al congresso di concedere uno status permanente o un percorso verso la cittadinanza a circa un milione di giovani immigrati; cancellazione del “Muslim travel ban”; abrogazione delle modifiche apportate da Trump sulle priorità di arresto per l’immigrazione e l’applicazione delle dogane; stop alla costruzione del muro col Messico; proroga delle protezioni per un gruppo di liberiani che si trovano negli Stati Uniti fino al 30 giugno 2022, dopo che Trump aveva parlato di un blocco di questa proroga.

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Una vera e propria rivoluzione sociale, che rende evidente, se ancora ce ne fosse bisogno, la strada verso l’integrazione che l’amministrazione Biden vuole intraprendere, nell’ambito di un impegno all’unificazione di un Paese che mai negli ultimi decenni era apparso così diviso. Un Paese che, ricordiamo, è da sempre fiero di essere costruito sull’immigrazione. Gli ultimi dei primi provvedimenti di Joe Biden sono il blocco delle ultime azioni normative di Trump sui regolamenti e il promemoria rivolto ai rami dell’esecutivo dell’obbligo di seguire una ben precisa dottrina etica, abbinato alla richiesta che i dipendenti federali promettano di “sostenere l’indipendenza del Dipartimento di Giustizia”. Richiesta, questa, fondamentale, dopo che Donald Trump più volte aveva tentato di asservire il potere giudiziario all’esecutivo, senza successo. Molti saranno entusiasti della cosa, molti altri saranno furiosi. Comunque la si pensi politicamente, però, un dato di fatto emerge: gli Stati Uniti hanno drasticamente voltato pagina.

Giulio Negri

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