USA: BIDEN “CANCELLERÀ” TRUMP?

Raffica di decreti in arrivo nei primi giorni di amministrazione dem. Trump, invece, si prepara a graziare 100 suoi fedelissimi, mentre in Michigan gruppi armati di estrema destra manifestano per il Presidente uscente

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A tre giorni dall’insediamento di Joe Biden, la quiete negli Stati Uniti è legata esclusivamente alla massiccia presenza delle forze dell’ordine nelle zone-chiave della campagna per la transizione presidenziale. Mentre i gruppi di estrema destra raccolgono le forze per il probabile assalto a Washington il 21 gennaio, alcune manifestazioni di gruppi armati continuano a verificarsi in certe zone del Paese. I suprematisti bianchi dei “Boogaloo Boys”, armati di fucili semiautomatici e armi d’assalto, hanno protestato di fronte al Campidoglio dello Stato del Michigan assieme a un gruppo (non molto numeroso) di sostenitori di Donald Trump. L’edificio era sottoposto a massima sicurezza in previsione di eventi di questo tipo, e non si sono verificati danni collaterali. Più grave, invece, ciò che si era verificato il giorno prima a Washington, dove un uomo pesantemente armato è stato arrestato mentre cercava di oltrepassare, con l’ausilio di un falso accreditamento per la cerimonia d’investitura del Presidente, uno dei tanti posti di blocco vicino al Campidoglio. Nel frattempo, le spinte della società civile per una cancellazione, sin dai primi giorni della nuova legislatura, delle eredità trumpiste, considerate non più accettabili dai progressisti, si fanno più forti. In molti chiedono a Joe Biden di emanare una massiccia dose di decreti per riportare le politiche su, tra le altre cose, ambiente, diritti civili ed immigrazione verso la strada che era stata tracciata dagli otto anni di amministrazione Obama.

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Più di ogni altra cosa, però, è urgente, secondo Biden, rivedere totalmente le politiche anti-coronavirus, visto che quelle scelte da Trump sono palesemente insufficienti al contenimento dei contagi. Il Presidente eletto ha infatti risposto alle richieste del suo elettorato e di molti suoi parlamentari, facendo sapere, tramite il futuro capo-staff della Casa Bianca Ron Klain, che firmerà il rientro degli Stati Uniti negli accordi di Parigi per la lotta al cambiamento climatico e nell’Organizzazione Mondiale della Sanità; abolirà il cosiddetto “Muslim Ban” con cui Trump vietò l’ingresso negli USA da molti Paesi di religione islamica; renderà obbligatoria la mascherina in tutti gli edifici pubblici federali e mezzi di trasporto che collegano i 50 Stati; prolungherà il blocco degli sfratti per aiutare coloro che hanno perso lavoro e reddito. Sarà poi concessa un’ulteriore proroga ai pagamenti degli interessi sui prestiti d’onore per gli studenti universitari, e Biden ordinerà alle agenzie federali da cui dipende il controllo delle frontiere di agevolare la riunificazione dei figli minorenni separati dai genitori nel corso delle retate contro gli immigrati clandestini, categoria che tra l’altro Biden intende aiutare con ben 11 milioni di regolarizzazioni.

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Insomma: una vera e propria rivoluzione in pochi giorni, rispetto ai quattro anni precedenti. Trump, invece, che in assenza dei social media rilascia molte meno dichiarazioni, sembra essersi ormai rassegnato a lasciare la Casa Bianca, pur continuando a sostenere la teoria del complotto riguardo i brogli elettorali. Il tycoon è corso quindi ai ripari, ed entro il 21 gennaio è atteso il decreto con cui grazierà un centinaio di persone a lui vicine, che si erano compromesse legalmente negli ultimi quattro anni. Tra di esse, spiccano i nomi del principale teorico dell’estrema destra contemporanea, Steve Bannon, e dell’avvocato dello stesso Trump, Rudy Giuliani. Sembrerebbe che il Presidente uscente non intenda auto-concedersi la grazia preventiva, forse per evitare di indignare ulteriormente i repubblicani moderati, in vista della procedura d’impeachment al Senato. La popolarità di Trump ha intanto segnato il suo minimo storico, toccando il 29%: ben 16 punti percentuali in meno dei picchi massimi di popolarità. È evidente che egli stia pagando i fatti del 6 gennaio a Capitol Hill, anche nelle opinioni dell’elettorato del GOP.

Giulio Negri

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