USA: 90 GIORNI ALLE PRESIDENZIALI

Si prospetta una delle elezioni più incerte di sempre

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"Correremo come se fossimo gli sfavoriti. Correremo come se fossimo due punti indietro, anche se e quando saremo due punti avanti. Questa è la mentalità che avremo, questa è la mentalità che avremo nei prossimi tre mesi di questa campagna". Queste parole di Bill Stepien, responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, sono probabilmente il miglior riassunto di quella che, a 3 mesi dall’ora X, è la situazione politica negli Stati Uniti.

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Il Presidente in carica Trump è in affanno: lo dicono tutti i sondaggi, inclusi quelli dei network più conservatori. Eppure, nessuno si sognerebbe di darlo per sconfitto. Un po’ per quanto già accaduto nel 2016, dove sembrava spacciato contro Hillary Clinton, un po’ anche perché il ruolo da underdog Trump se lo è cucito addosso nel corso del suo mandato alla Casa Bianca. Tutti fattori che lo hanno reso il Presidente probabilmente più controverso dai tempi di Nixon.

E così, quelle che si terranno a novembre non saranno “solo” (si fa per dire…) le elezioni per il Presidente USA, ma si tratterà di una vera e propria battaglia tra due visioni opposte del mondo, che si sono, se mai fosse possibile, allontanate ancora di più nel corso dell’emergenza Coronavirus, la quale, tra l’altro, ha ulteriormente sparigliato le carte in tavola. Con le campagne elettorali congelate - dato che Trump ha dovuto, dopo essersi a lungo rifiutato, rinunciare ai suoi amati comizi sostituendoli con teleconferenze, mentre Biden aveva fatto qualcosa del genere sin dall’inizio dell’emergenza - l’emergere dell’opinione pubblica segue strade molto diverse da quelle classiche della democrazia americana. E i dem cercano di porre un dualismo: “ il responsabile” Joe Biden contro “l’imprudente” Trump. Per la prima volta, un partito politico sta neanche troppo velatamente affermando: “Votando per noi, potete salvare delle vite”. Se questa cosa sia credibile o no sta ai cittadini americani dedurlo.

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Ultimamente, Trump (o meglio, il suo gigantesco staff di comunicazione) si è visto di fatto costretto a cambiare strategia, visto che il più o meno convinto negazionismo sul CoVid lo stava facendo precipitare nei sondaggi. Ora sta provando a mostrarsi più responsabile, quasi istituzionale, seppur continuando a far leva sul suo carattere di certo unico, che piaccia o no. Una mossa, però, forse un po’ tardiva viste le centinaia di migliaia di morti negli Stati Uniti e la fama che proprio il tycoon si è ampiamente guadagnato.

In ogni caso, l’elettorato fedele a Trump rimane numerosissimo, quasi dogmatico, e disposto a impiegare anima e corpo nel sostegno al proprio leader. Questa è l’arma più potente del Presidente in carica, contro Joe Biden che invece punta sulla pacatezza, sul fascino della serietà, facendosi quasi trasportare da una corrente favorevole sulla quale forse nemmeno lui pensava di poter contare.

Giulio Negri

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