USA: 250 MILIARDI PER BATTERE LA CINA

Pechino: “Stati Uniti paranoici ed egemonici”

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Il Senato degli Stati Uniti ha approvato lo Us Innovation and Competition Act of 2021 (USICA): un ampio pacchetto di leggi destinato a rafforzare la capacità del Paese di competere con la tecnologia cinese. La proposta è passata con un’ampia maggioranza: 68 favorevoli contro 32 contrari, il che significa che 18 senatori repubblicani hanno deciso di sostenere la causa, fornendo ulteriore legittimità politica alla misura, quasi bipartisan. Il disegno di legge approvato prevede investimenti giganteschi, il cui ammontare sfiora i 250 miliardi di dollari, ed è stato presentato come un testo "storico" per contrastare la minaccia economica della Cina e il suo modello "autoritario". Se il disegno di legge passerà anche alla Camera, cosa che sembra una mera formalità, 190 miliardi di dollari saranno impiegati per rafforzare la tecnologia, la ricerca e lo sviluppo in settori chiave come l’intelligenza artificiale e la scienza quantistica. Altri 52 miliardi di dollari, in cinque anni, serviranno ad incoraggiare la fabbricazione negli Stati Uniti di chip e semiconduttori, che ora sono principalmente prodotti in Asia. L’obiettivo condiviso da democratici e repubblicani, cosa rara nella politica statunitense attuale, è quello di contrastare l’egemonia cinese nell’export di prodotti tecnologici: un passo importante nello sforzo di fermare o quanto meno rallentare il processo che vedrebbe la Cina diventare la prima potenza economica mondiale entro il decennio, cosa che, considerando che si tratta di una delle più feroci ed invasive dittature esistenti, potrebbe avere gravi conseguenze non solo negli equilibri geopolitici, ma anche sul modello di libertà attualmente vigente in Occidente.

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Lo ha spiegato a chiare lettere il leader dei democratici al Senato, Chuck Schumer, poco prima del voto: "Se non facciamo qualcosa, i nostri giorni come superpotenza dominante potrebbero finire", ha avvertito il senatore. "Ed è per questo che questo sarà ricordato come uno dei più grandi successi ottenuti tra democratici e repubblicani al Senato degli Stati Uniti nella storia recente", ha aggiunto. Il disegno di legge "pone le basi per il più grande investimento in scienza e tecnologia da generazioni", ha spiegato. "Chiunque vinca la gara nelle tecnologie del futuro sarà il leader economico del mondo". Secondo Schumer, con il quale evidentemente sono d’accordo almeno 2/3 dei senatori americani, la Nazione che vincerà la gara per la leadership economica"modellerà il mondo a sua immagine". Così, a conclusione del proprio discorso, il capogruppo dem ha posto il quesito fondamentale: "Vogliamo che questa immagine sia democratica? O vogliamo un’immagine autoritaria, come quella che il presidente Xi Jinping vorrebbe imporre al mondo?".

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L’approvazione della misura è un durissimo colpo per Pechino, proprio nel periodo in cui stanno emergendo clamorose incongruenze nel racconto cinese dell’origine della pandemia da Coronavirus, che hanno riportato in auge l’ipotesi dell’incidente di laboratorio, ormai ben più di una semplice teoria complottista. Il governo comunista cinese, che era già pronto a celebrare la propria scalata indisturbata verso l’egemonia economica (e mediatica?) mondiale, sta vedendo i suoi piani complicarsi di fronte all’azione congiunta dell’Occidente volta a contrastare il dominio di una potenza dittatoriale e con tendenze imperialiste. La volontà di autoconservazione espressa con forza dal mondo dei diritti e della democrazia non era forse stata del tutto pianificata da Pechino, ed irrita profondamente i funzionari del Partito Unico cinese, che tendono a utilizzare toni sempre più aggressivi nei confronti degli Stati occidentali.

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La Cina ha infatti accusato gli USA, dopo l’approvazione da parte del Senato americano del nuovo piano economico, di "illusione paranoica" e di essere "egemonici”. Secondo Pechino la mossa sarebbe un tentativo di interferire negli affari interni del Paese, privandolo del suo "diritto legittimo allo sviluppo attraverso la tecnologia e il disaccoppiamento economico". Secondo i media ufficiali cinesi, l’USICA sarebbe “fatto di pregiudizi ideologici” e “pieno di mentalità da Guerra Fredda”. Il Congresso nazionale del popolo "esprime la sua più forte insoddisfazione e la sua risoluta opposizione" di fronte a un disegno di legge che tenta di "esagerare la cosiddetta ’minaccia cinese’ per mantenere l’egemonia globale degli Stati Uniti, interferire negli affari interni della Cina con il pretesto della religione e dei diritti umani". Ancora, secondo il governo della superpotenza asiatica, la pratica di trattare Pechino come "nemico immaginario è contro la tendenza generale del mondo, impopolare e destinata al fallimento". La furia che si legge nelle dichiarazioni degli organi legislativi e governativi cinesi dimostra che, finalmente, l’Occidente sta riuscendo a colpire nel segno, ostacolando con la giusta strategia i tentativi cinesi di dominio mondiale, dopo che per troppi anni Pechino aveva potuto agire a proprio piacimento.

Giulio Negri

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