USA-RUSSIA, TENSIONE IN UCRAINA

Il Presidente ucraino denuncia “truppe russe al confine”. Dal Cremlino: “se USA dispiegano forze, necessarie contromisure

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La crisi ucraina si riaccende. Ciò è avvenuto a causa di una concentrazione di “truppe russe” al confine con l’Ucraina, denunciata dal Presidente fortemente anti-Putin Volodymyr Zelenski. L’accusa di Zelensky a Mosca è arrivata attraverso una nota: la Russia, secondo il governo di Kiev, "cerca di creare un ambiente minaccioso"con "esercitazioni militari e possibili provocazioni al confine", cose che, secondo il leader ucraino, sono “giochi tradizionali per la Russia". Il portavoce della diplomazia statunitense, Ned Price, è intervenuto subito per invitare Mosca ad astenersi dal compiere "azioni aggressive per intimidire o minacciare il nostro partner, l’Ucraina". Secondo Ucraina e Stati Uniti, i movimenti di truppe russe sono stati rilevati vicino ai territori controllati dai separatisti filo-russi e anche in Crimea, la penisola annessa illegalmente da Mosca nel 2014. In questo clima di tensione, giovedì il servizio diplomatico dell’Unione Europea ha denunciato la campagna militare lanciata dalla Russia in Crimea, definendola una "violazione del diritto internazionale umanitario".

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La Russia, ovviamente, nega qualunque tipo di azione intimidatoria da parte sua. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha spiegato: "La Russia sta spostando le sue forze armate sul suo territorio come meglio crede"e questo "non rappresenta una minaccia per nessuno e non dovrebbe interessare nessuno". L’evidenza dei fatti, però, dice che la Russia si è già impadronita di un’importante regione ucraina, e sembrerebbe mantenere certe mire espansionistiche. Anche per questo, l’amministrazione Putin è fortemente irritata dall’ipotesi che gli Stati Uniti dispieghino forze militari in Ucraina a sostegno del governo di Zelenski. In tal caso, o in caso di un rafforzamento delle truppe Nato nei Paesi limitrofi, Peskov ha dichiarato che la Russia prenderà ulteriori misure per garantire “la propria sicurezza”. Il portavoce ha aggiunto: “Naturalmente questo sviluppo porterebbe a un ulteriore aumento delle tensioni nei pressi dei confini russi”.

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La leadership di Vladimir Putin appare per la prima volta davvero minacciata all’interno da un movimento di opposizione pro-democrazia in evidente espansione, nonostante la feroce repressione governativa che ha portato, tra le altre cose, all’avvelenamento ed alla prigionia del dissidente Aleksej Navalny, il quale ha dichiarato di essere sottoposto a tortura tramite la privazione del sonno. Così, nell’ultimo periodo, la politica estera e militare di Mosca si è fatta sempre più minacciosa e aggressiva, seguendo il classico copione dei regimi dittatoriali in crisi di consensi: mostrare propagandisticamente i muscoli per tentare di esaltare l’opinione pubblica interna. Purtroppo, di solito, questo modo di fare non porta niente di buono. Vedremo se la diplomazia internazionale sarà capace di far rientrare almeno parzialmente il dossier ucraino, il quale si fa sempre più scottante e dall’esito imprevedibile.

Giulio Negri

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