USA, PRIMARIE DEM: SANDERS AVANTI

Nei dibattiti televisivi, tutti contro Bloomberg

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È iniziato due sere fa il tour de force televisivo dei candidati democratici in vista della fase calda delle primarie, che si aprirà con il caucus del Nevada, e che determinerà lo sfidante di Donald Trump alle prossime elezioni presidenziali USA. Al momento, Bernie Sanders appare in nettissimo vantaggio: le intenzioni di voto degli elettori democratici lo quotano al 31%, ben 12 punti avanti al secondo candidato, il miliardario ex-Repubblicano Michael Bloomberg, che fu sindaco di New York dal 2001 al 2013. Sia Bloomberg che Sanders sono in grande ascesa nei sondaggi: l’imprenditore ha guadagnato il 15% negli ultimi mesi, balzando dal 4% al 19%; il candidato più a sinistra del partito è salito di 9 punti rispetto a dicembre. Nel primo dibattito televisivo della serie gli occhi erano puntati proprio su Bloomberg, che ha investito 400 milioni di dollari in spot elettorali a suo favore, ma non era ancora apparso in pubblico in veste di candidato. Purtroppo per lui, però, le cose non sono certo andate come sperava: i media americani, sia di destra che di sinistra, lo hanno indicato come l’indiscusso sconfitto della prima disfida televisiva. Bloomberg è stato infatti praticamente bombardato da Elizabeth Warren, che gli ha rinfacciato diverse affermazioni dalla dubbia moralità riguardo il genere femminile, unite al trattamento discutibile delle sue dipendenti ed alla pratica dello “stop-and-frisk” (ovvero detenere temporaneamente, interrogare e talvolta cercare civili e sospetti per strada per armi e altro contrabbando) contro i cittadini di colore da lui portata avanti come sindaco di New York.

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Il miliardario non sembra essere stato capace di controbattere in maniera convincente. L’altra faccia della medaglia sono proprio i riconoscimenti che i media americani (anche in questo caso, sia di destra che di sinistra) hanno dato alla performance di Warren. “Se i dibattiti contano qualcosa, allora Elizabeth Warren avrà un exploit alle prossime consultazioni”, l’opinione dei media USA. Anche Donald Trump ha criticato aspramente la prestazione di Bloomberg: “È stata forse la peggiore nella storia dei dibattiti”. Il commento del Presidente USA è probabilmente strategico, in quanto una sfida alle Presidenziali tra due candidati dal profilo simile potrebbe anche vedere la parte moderata dell’elettorato repubblicano optare per Bloomberg, appunto il più moderato tra i due: il che potrebbe essere determinante soprattutto nei cosiddetti swing States.

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Una questione fondamentale è quella del criterio con cui i delegati democratici che saranno scelti durante le primarie dovranno scegliere il candidato Presidente definitivo; infatti ci si chiede se la linea da seguire sarà quella del rispetto della consultazione popolare, scegliendo il candidato che avrà ottenuto la maggioranza seppur relativa, oppure se si aprirà ad accordi tra le parti che potrebbero anche ribaltare il risultato. Ebbene, a quanto pare, si va verso la seconda opzione: interpellati al riguardo, soltanto Sanders (che, appunto, probabilmente otterrà la maggioranza relativa) si è detto favorevole alla prima soluzione. Un problema per i due candidati agli estremi, Sanders e Bloomberg, rispettivamente il più a sinistra ed il più a destra della corsa, che potrebbero avere non pochi problemi a convincere gli altri candidati a concedergli il sostegno dei propri delegati. Un quadro più chiaro si avrà probabilmente solo dopo il Super Tuesday, che si terrà il 3 marzo, e dopo il quale i delegati già eletti passeranno dall’essere il 4% del totale al 38%, visto il voto contemporaneo in 14 Stati.

Giulio Negri

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