UN VIAGGIO VIRTUALE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA

Alla scoperta della "scontrosa grazia" di Trieste

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In questa stagione pandemica che ci trova molto limitati rispetto a quella che avevamo sempre considerato la nostra libertà di movimento, il video-Reporter Mirco Paganelli ha pensato di appagare, comunque, il nostro naturale bisogno di spaziare e confrontarci con ambiti che siano altro da noi e dai limiti della nostra conoscenza; avendoci guidati magistralmente in un viaggio virtuale attraverso tutto quanto aveva trovato posto nel suo “bagaglio” traboccante della “multiculturalità” colta nella virtuosa regione Friuli Venezia Giulia.

Così, dalla simbolica valigia messaci a disposizione dal Reporter esteta è scaturito un significativo “purpuree” di fermento, misto a cristallizzata tradizione, emblema di una terra ricca della sovrapposizione di evoluta civiltà dipanatasi sul filo conduttore di una chiara contaminazione Asburgica, con ricordi strettamente intrecciati a stralci di quella Storia che non ha mai visto la popolazione piegata dalle alterne vicende di passate sofferenze, di cui è preservata la memoria come monito per le generazioni future.

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Tanto, all’origine di un grande orgoglio identitario; non solo nei siti più a confine come i borghi poggiati sulle piane lungo i declivi Carsici, oppure a fare da corredo all’incanto del versante Dolomitico e sino all’estremo Nord-Est Resianico residuato scrigno persino di una originaria lingua autoctona; altresì, nelle località che, sempre più a valle dove le lambisce l’Adriatico, nella centralità di una posizione Istituzionale dominante, si fanno garanti della preservazione del culto delle origini.

Quindi, la valigia del talentuoso Reporter è risultata riempita delle immagini di località suggestive; splendide cornici, tutte, di una popolazione fiera colta nello snodarsi del suo vissuto quotidiano che, anche attraverso aneddoti e storie raccontate, ha evidenziato una operosità e creatività che, in ogni campo, è prodiga dei suoi prodotti; dai ritrovati scientifici e biotecnologici a quelli in ambito gastronomico, la cui fama ha travalicato i confini nazionali con il marchio San Daniele e Sauris dei salumi o quello di Collio dei vini, con cui si blandisce il gusto del forestiero messo al centro di una pronta accoglienza; mentre, gli si rende lo sguardo partecipe di un genuino compiacimento nel posarsi sulle bellezze architettoniche e sui cimeli preservati nei diffusi ambiti museali, oltre che sull’amenità di parchi e giardini da cui si evince grande rispetto per la Natura .

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D’altra parte, proprio da una natura rigogliosa, di cui il Friuli Venezia Giulia è dotato, sembra che, quasi immedesimandovisi, tragga vigore la stessa gente che, in mai dismessa sfida di riscatto, è spinta a guardare sempre più avanti; con quel carattere che, proponendosi franco e diretto come lo spirare dell’amata Bora compagna di vita, non si scompone neanche quando imperversano intemperie che, provenienti dal Nord, discendono sino a valle; dove, un intelligente adeguamento civico trova solidale il mare Adriatico che mitiga il clima in cui si stemperano i potenti refoli del vento amico, la neve occasionale e i temporali con cielo attraversato dal baluginio saettante di lampi e tuoni; come quelli che avevano accolto Mirco Paganelli al suo arrivo nel cuore pulsante della Regione, la Giuliana Trieste.

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Ma, l‘impavido Reporter non si era lasciato distogliere dalla turbolenza che, passeggiando lungo le Rive, lo aveva sorpreso nella sua prima notte Triestina “ illuminata dall’ azzurro e dal viola di lampi e fulmini in concerto” e, già dal giorno seguente, Trieste gli si era offerta con tutto il dispiegarsi di ciò che Saba ebbe a riferirle come “scontrosa grazia” ; la stessa che, nella sua indubbia malia, non avrebbe mancato di evidenziarsi nella bellezza variegata dei luoghi ammantati dalla romantica impronta d’epoca, accuratamente preservata dall’amore per l’arte e la cultura; così da riecheggiare sensazioni di vissuti ancestrali.

Tanto, nello scorrere del viaggio reale compiuto da Mirco Paganelli, passo dopo passo; quanto, nel riversarsi di tutto il contenuto della sua valigia virtuale; dove, immagini e sensazioni suscitate dal vivo erano state sapientemente composte per essere riprodotte attraverso una vivida comunicazione con lo spettatore messo in grado di sentirsi proiettato nella condizione vissuta in concreto.

Pertanto, il bellissimo video-documentario ha permesso, a chiunque ne abbia saputo approfittare, di ritrovarsi in una rivisitazione virtuale a fianco del colto e sensibile Reporter che, ancora una volta, ad ogni piè sospinto virtuale, ha fatto da guida per far cogliere Trieste nella sua “scontrosa grazia” disseminata ovunque:

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Nella Piazza Unità d’Italia che, accogliendo l’alternarsi di stili dal Neoclassico all’Eclettico al Rococò Austriaco, è sempre stata “quinta teatrale architettonica che ha visto il passaggio di importanti eventi storici come, nel 1914, il transito del feretro dell’Arciduca Austriaco Francesco Ferdinando con la moglie Sofia uccisi a Sarajevo” ; bellissima piazza che si trova “a filo della più bella passeggiata sul mare Adriatico”, con il Molo Audace dove lo sbarco dei Bersaglieri nel 1918 segnò l’annessione di Trieste che, però, solo nell’ottobre 1956 sarebbe “tornata a sentirsi Italiana”.

Nello snodarsi dei vicoli stretti della antica Tergeste, “con la Bora che, nella via contrassegnata dal suo nome, soffia ancora più forte che altrove” .

Nelle vestigia romane quali “ l’Arco Romano e il Teatro Romano che contava 6000 posti per assistere agli spettacoli” .

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Nella Cattedrale di San Giusto “che, con il grande rosone gotico incombente sul portale, racchiude due basiliche romane, l’Assunta e il Sacello di San Giusto, unificate sull’omonimo colle dove, in origine, era sorta la Basilica romana che, dalla agorà greca, aveva attinto la funzione di luogo pubblico avuta sino al 313 d.C. quando l’Editto di Costantino ne aveva autorizzato la destinazione di carattere religioso”.

Nel caffè Tommaseo , sino “dal 1830 elegante luogo di incontro di patrioti risorgimentali e intellettuali” .

Nel caffè San Marco “con il suo profumo del legno degli arredi d’epoca in mezzo ai quali, sino dal 1914, si incontravano Svevo e Joice”; mentre, attualmente, insieme ad intellettuali e avventori che abbiano da confrontarsi su curiosità da scoprire e da raccontare,” i componenti dell’Associazione Esperantina scambiano aggiornamenti sulla lingua che si vorrebbe fosse universale partendo proprio da Trieste crocevia di tante lingue incontratesi sino dall’800 grazie al Porto Franco”.

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Nello stesso Porto Vecchio, oggi “città fantasma dall’atmosfera anonima e nostalgica che ha ispirato la produzione di film”, dove sussiste la ponderosa “architettura industriale di hangar della seconda metà ‘800” compresa in quello che era stato l’importante “Porto Franco sviluppatosi, dall’originario piccolo porto di poveri pescatori, grazie al contributo fondamentale dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria che aveva promosso la diffusione dell’istruzione attraverso i dotti del circondario come i frati di Capodistria; per cui, i bambini sarebbero diventati comandanti di navi e importatori di caffè e di seta con emporio nel punto focale della città”.

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Nel Castello di Miramare, nato come “esperimento; all’ interno, dove tutti gli ambienti erano stati dotati di finestre attraverso cui arrivasse la vista del mare con la sua brezza; all’ esterno, dove il belvedere spazia sino al porticciolo ; mentre, il giardino botanico all’italiana, diviso come in stanze a mezzo delle grate dove si arrampicano le piante, confina con il bosco” anch’esso frutto di accurata ricerca.

In definitiva, tutto quanto aveva catturato la sensibilità del Reporter Mirco Paganelli inducendolo ad una lode irrefrenabile: “Che bella Trieste!!!”; cui non può che essersi associato chiunque si sia aggregato anche in questo viaggio virtuale.

Rosa Cavallo

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