UN PREZIOSO E INQUIETANTE STEREOGRAMMA (VI parte)

La musica del caso di Paul Auster - di Fabrizio Oddi (Critico letterario)

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cms_19524/0.jpgLa bellezza collaterale

Forse si può azzardare un giudizio che va oltre la mera analisi letteraria, di valore, partendo dal romanzo in esame.

C’è ne La musica del caso una visione disincantata e pessimistica della vita, senza fede.

La vita appare dominata dal caso ovvero da un dio che non è né buono né cattivo.

Dio non è partecipe delle nostre vicende, delle nostre sofferenze, dei nostri dolori, solo noi possiamo esserlo con i nostri simili (Nashe con Pozzi).

Nashe è simbolo dell’uomo. L’uomo in realtà appare governato da eventi nei confronti dei quali può fare poco. Egli non è artefice del proprio destino. Né della sua morte (anche se talvolta pensa di esserlo) come non lo è stato della sua vita e della sua nascita. È il caso che decide la nostra venuta al mondo, la nostra storia con tutte le sue vicende la nostra morte.

È forse artefice del suo destino? Così sembra quando prende la direzione sbagliata: ma l’autore subito corregge il tiro: “Fu una decisione improvvisa e non premeditata, ma nel breve tempo che passò fra le due rampe Nashe si rese conto che non c’era differenza, che in fondo le due rampe erano una sola.” (p. 7).

Nashe non ha deciso di suicidarsi (poteva essere un altro finale), anche se forse pensa al suicidio: “Immaginava l’immensità di quel campo bianco, e la neve che continuava a cadere fino a ricoprire persino le montagne di pietre, finché ogni cosa sarebbe scomparsa sotto una valanga di candore” (p. 206).

Non c’è più tempo e la scelta non è di rallentare ma - ancora una volta – quella della velocità.

È il caso a controllarlo con la sua musica: cui lasciarsi andare lentamente (Bach), o velocemente (la macchina) o con tutti gli elementi insieme, come fa Nashe

Noi siamo fermi, non ci muoviamo, non agiamo in realtà.

Si diceva “appare”. Ma è davvero così?

Andando ancora più in profondità, spingendosi oltre all’analisi già accurata condotta è questo, da ultimo, il messaggio che Paul Auster intende affidarci o che comunque il suo romanzo ci trasmette nella nostra parte più intima?

Quando l’autore infatti dà alle stampe la propria creazione, cessa di esserne l’artefice e, pur dovendosi tenere in debito conto le eventuali indicazioni dello stesso, l’interpretazione del testo passa al lettore, ai lettori: non c’è insomma quella che a livello giuridico si definisce “interpretazione autentica”.

Non sembra di scarso rilievo, e anzi rivela la sua utilità, accennare al rapporto di Auster con Dio, con la fede, con la religione.

Auster, educato in una famiglia ebraica è ateo.

Antonio Spadaro S.I., nell’articolo Conversazioni americane su Dio, pubblicato su “La Civiltà Cattolica” (Quaderno 3740, A. 2006, Vol. II, 15 aprile 2006, pp. 157-168) pone una domanda preliminare:

“Qual è la domanda più grande che l’uomo può porre a se stesso e agli altri? La vita, la morte, il loro significato sono temi importanti, universali, materiali fondamentali per domande gravi”.

Citando lo scrittore, giornalista e attivista per i diritti umani e professore, nobel per la pace nel 1986, di origine ebraica Elie Wiesel, scampato alla deportazione nei campi di sterminio di Auschwitz, c’è però una domanda più grande, che Spadaro riprende dal saggio di Antonio Monda, Tu credi? Conversazioni su Dio e la Religione (Roma, Fazi, 2006):

“Alla fine dei conti l’esistenza di Dio è l’unico problema autentico […] nel quale tutti gli altri problemi sono riassunti e minimizzati” (Antonio Monda, ibidem, pag. 145).

«Dietro di me sentii il solito uomo domandare:

- Dov’è dunque Dio?

E io sentivo in me una voce che gli rispondeva:

- Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca...»

(Elie Wiesel, La notte – La nuit-, 1950, Firenze, Giuntina, 1980, p. 67)

Antonio Monda, nel libro prima citato, raccoglie le conversazioni su Dio e la religione con 18 intellettuali e artisti statunitensi, tra cui 12 scrittori, e, per l’appunto, tra questi il nostro Paul Auster.

È pur vero che Auster “parla anche di momenti di passaggio nei quali l’«incantesimo» si è rotto, la fede si è oscurata e sono sorti molto problemi con i gruppi religiosi, con quella che egli definisce la «religione organizzata» (Spadaro, ibidem, p. 162), e “afferma di non credere”, tuttavia “riconosce nella religione «un elemento culturale fondamentale dell’esistenza» (Spadaro, ibidem, p. 160).

Sempre Antonio Monda, nel suo articolo del 6 ottobre 2017, apparso sull’inserto “Venerdì” de “La Repubblica”, dal titolo Il cinema di Paul Auser, ateo e pieno di grazia, incentrato in particolare sul grande successo cinematografico (“girato a Brooklyn, non lontano da dove abita lo scrittore, e divenne ancora più di culto del racconto”) Smoke del 1995 (regista lo scrittore insieme a Wayne Wang, con Harvey Keitel, William Hurt, Stockard Channing, Ashley Judd e Forest Whitaker), afferma “Se fosse credente, Auster direbbe di essere alla ricerca costante dell’anima: da ateo, quale si definisce, cerca di comprendere il mistero del cuore dell’essere umano [… «Io] vedo nella coincidenza tra la dichiarazione di felicità e l’imminenza della tragedia un mistero beffardo e insondabile»“.

Nel medesimo articolo, Sonda sottolinea come, sempre in Smoke, vengono riproposti “tutti i temi della narrativa dello scrittore, a cominciare da una struggente empatia per i personaggi, un atteggiamento mai sconfitto di fronte alle coincidenze che sembrano guidare le vicende umane, e una dignità venata di malinconia con cui i personaggi affrontano la fragilità dell’esistenza […] approccio pieno di calore [… con] una dimensione puramente autobiografica”.

Ritornando ora a La musica del caso, il corpo, la corporeità, il rapporto con “la terra” sono visti in Nashe come un impaccio: c’è l’aspirazione alla leggerezza, anche nei rapporti umani.

Sono però importanti l’amicizia, l’empatia con il nostro prossimo, la genitorialità, la passione e l’impegnarsi in qualcosa. Alla fine, la stessa costruzione del muro addirittura, la relazione che Nashe intrattiene con la giornalista di San Francisco.

La vita, allora, nonostante ogni situazione, se si legge più in profondità nel romanzo di Paul Auster, oltre le vicende che scorrono nel testo (e che scorrono nella nostra vita), non è solo una roulette russa, un destino calato dall’alto e già deciso, un mero caso, la cui musica ci affascina.

“Nascere non basta. È per rinascere che siamo nati. Ogni giorno.” (Pablo Neruda).

Considerati i tre elementi ricorrenti nella vita di ogni persona: Amore, Tempo, Morte,

“queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare e perché in realtà a conti fatti noi desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.” (Collateral beauty, film del 2016, diretto da David Frankel, con un tripudio di attori, quali Will Smith - Howard Inlet -, Edward Norton - Whit Yardshaw -, Kate Winslet - Claire Wilson -, Michael Peña - Simon Scott -, Keira Knightley - Aimee Moore / “Amore” -, Helen Mirren - Brigitte / “Morte” -, Jacob Latimore - Raffi / “Tempo”-, Naomie Harris – Madeleine -, Ann Dowd - Sally Price)

In ogni situazione, anche e soprattutto drammatica i cui tutti noi ci siamo trovati, ci troviamo e ci ritroveremo a vivere:

“La cosa importante da cogliere è la bellezza collaterale” (Collateral beauty).

UN PREZIOSO E INQUIETANTE STEREOGRAMMA

- 1^ parte :

https://internationalwebpost.org/contents/UN_PREZIOSO_E_INQUIETANTE_STEREOGRAMMA_(1_parte)_19304.html#.X3_TfWgzaR8

- 2^ parte:

https://internationalwebpost.org/contents/UN_PREZIOSO_E_INQUIETANTE_STEREOGRAMMA_(2_parte)_19385.html#.X3_To2gzaR8

- 3^ parte:

https://internationalwebpost.org/contents/UN_PREZIOSO_E_INQUIETANTE_STEREOGRAMMA_(3_parte)_19417.html#.X4PeyWgzaR8

- 4^ parte:

https://internationalwebpost.org/contents/UN_PREZIOSO_E_INQUIETANTE_STEREOGRAMMA_(IV_parte)_19467.html#.X4ZlD9AzaR8

- 5^ parte:

https://internationalwebpost.org/contents/UN_PREZIOSO_E_INQUIETANTE_STEREOGRAMMA_(V_parte)_19493.html#.X4lDNNAzaR8

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