UN PO’ D’ANSIA…

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“No, no, no. Basta.” rimbrotta l’istruttore di guida. “Non mi ascolti, fai sempre di testa tua! Non si può andare avanti così!” prosegue infastidito. Con movimenti veloci tira il freno a mano e spegne il motore. Io, invece, sto ferma. È la terza volta che provo di fare la retromarcia e, a quanto pare, dovrò riprovarci tante volte ancora. Cerco di capire cosa ho sbagliato:

Mano sinistra nel punto più alto di volante? Fatto.

Mano destra dietro il sedile passeggero? Fatto.

Girarsi indietro prima di procedere? Fatto.

Alzare lentamente il piede dalla frizione? Fatto.

“Calmati. Fai un bel respiro”.

La freccia! L’ho dimenticata. Accidenti!

“Quante volte devo dirti di non andare di fretta? Dai, dai! Ci sono cinque cose da ricordare, non di più, ma ne dimentichi sempre una per colpa dell’ansia”.

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Questo è vero. Essere ansiosa è una abitudine per me; anzi, non solo per me. Come ha lasciato intuire il mio istruttore, negli ultimi anni i giovani stanno diventando sempre più ansiosi. Non deve sorprenderci, certo, considerata la crisi economica che stiamo attraversando. Quando non sai se troverai un lavoro/se ti pagherrano/se sarai licenziato, essere sereno diventa una vera sfida. La mancanza di un futuro economico stabile è una prospettiva terribile, che spesso non ci lascia fare affidamento neanche sulle cose più semplici – tantomeno goderne.

L’ansia è un’emozione complessa, caratterizzata da elementi di paura, apprensione e preoccupazione, legata spesso anche alla depressione. Secondo un articolo di The Guardian (“Recession causes surge in mental health problems”), tra coloro che hanno subito un calo salariale o una riduzione delle ore lavorative, il 51% dice di essere afflitto dai sintomi della depressione, per il 48% riconducibili all’ansia e per il 45% legati allo stress. La situazione è addirittura peggiore per quelli che hanno perso il lavoro: il 71% di loro è affetto da sintomi depressivi, il 52% da sintomi di ansia e il 55% da sintomi di stress (Campbell, 2010).

Si deve chiarire che lo stress è provocato da fattori contingenti e circoscritti, mentre l’ansia persiste anche quando il determinante che l’ha scatenata è scomparso, cosa che la rende più difficile da riconoscere. I sintomi includono palpitazioni, dolori al petto e/o respiro corto, nausea, tremore interno. Se tali problematiche fossero solo temporanee, l’ansia non sarebbe uno dei primi nemici della medicina moderna. Essere ansiosi per lunghi periodi espone al rischio di contrarre varie malattie, tra cui il cancro.

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Si stima che gli uomini siano maggiormente predisposti a queste condizioni, specialmente nella fascia d’età 30-50, perché sono soliti preoccuparsi per gli obblighi familiari. Tuttavia, si è recentemente scoperto che il gruppo più sensibile è rappresentato dai giovani tra i 18 e i 30 anni.

Sebbene esistano numerose prove scientifiche in mio favore, il mio istruttore non crede che ci siano ragioni per giustificare l’ansia, specialmente alla mia età. “Tu decidi cosa vuoi fare, ci provi e ci riesci. Cosa succede, poi, fa parte del disegno di Dio. Come pensi di poterlo contrastare?”

“E se è questo che vuole Dio - qualsiasi Dio - come posso dispiacermene? Come posso trovarlo ingiusto? Se non mi sento a mio agio quando non ho il controllo su tutto, cosa succede?” penso.

In fondo, "che sarà, sarà".

Eleni Nikalexi

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