UN NUOVO ANNO SCOLASTICO

Tra le luci e le ombre del Covid

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cms_19794/1.jpgIl primo settembre è squillata la campanella per i docenti di ogni ordine e grado, il nuovo anno scolastico porta con sé le ferite della pandemia Covid ancora in corso, in alcuni istituti l’anno è iniziato ancora a distanza con collegi e riunioni in videoconferenza, in altri istituti come dove insegno io è iniziato in presenza.

L’emozione del nuovo anno per chi è riuscito ad andare in presenza è stata immensa, ripercorrere la strada, salire le scale, entrare in aula, sentire l’odore che sprigionano le pareti, toccare i banchi, i libri, i colori, quanto ci possa essere nell’aula, vedere i volti felici degli alunni, le lacrime d’asciugare per il distacco, accompagnare i bambini nella loro crescita, è una sensazione inspiegabile che solo un docente può capire.

Tra quelle pareti si lascia il sapere ma anche l’anima, la scuola è fatta di persone, di docenti atti a far crescere le competenze di alunni talentuosi, di alunni con difficoltà, di alunni affamati di socialità.

cms_19794/2.jpgPurtroppo la pandemia mondiale non ha arrestato la sua corsa, ha rallentato per un pò la tensione per poi ripartire nella sua brutale diffusione.

In Campania la scuola, gli insegnanti e gli alunni, tranne la scuola dell’infanzia, sono stati protagonisti di un ping pong di aperture in presenza e di immediate chiusure, non di sospensione didattica, quella è sempre stata assicurata ed è assicurata attraverso la Didattica a Distanza (DAD) e il diritto allo studio non è leso.

La DAD è uno strumento didattico al passo con i tempi tecnologici avanzati di cui ormai il mondo è possessore, a volte crea problemi a chi non è in possesso di collegamenti di rete potenti, di dati a sufficienza, di computer, tablet, cellulari efficienti, a volte è usata come scusa dagli alunni meno volenterosi per evitare l’impegno e rispondere positivamente agli sforzi enormi che i docenti stanno facendo per assicurare che si acquisiscano tutte le competenze previste nei programmi ministeriali, in modo che gli alunni non debbano trascinarsi lacune dovute ad un momento storico pandemico improvviso, è stato ed è uno strumento che ha permesso una presenza virtuale tra docenti e studenti, se non ci fosse stata questa possibilità gli studenti sarebbero lasciati a loro stessi.

cms_19794/3.jpgAprire una lezione in una classe virtuale per chi lavora con coscienza è insegnare e seguire la lezione alla stregua della presenza reale in aula, cambia solo il luogo e la vicinanza ma tutto è visibile e percepibile.

Per gli alunni quel che cambia è la possibilità di toccarsi, di scherzare tra di loro, il contatto fisico ma non il contatto visivo, per i docenti il discorso è diverso, il rapporto è identico anche attraverso lo schermo, la presenza virtuale è identica alla reale, quel che cambia non è il rapporto interpersonale docente discente, ma è il contatto visivo interpersonale in quanto si visualizza una schermata di volti che si interscambiano continuamente, in presenza basta uno sguardo per comunicare con ognuno di loro, attraverso lo schermo non si percepisce, il rimprovero verso un alunno distratto è difficile comunicarlo individualmente.

Ci si auspica che in Campania possano scendere i contagi e quindi ritornare in presenza.

cms_19794/4.jpgPer la scuola dell’infanzia è un momento difficile, le linee guida della Ministra sono inattuabili così stante. In un primo momento si era detto di vietare lo scambio di materiali di facile utilizzo, penne, matite e quanto altro, di vietare lo scambio di giochi, di farli sedere mantenendo il metro di distanza. Poi ha eliminato il divieto di scambio indicando solo la sanificazione delle mani prima o dopo lo scambio dei materiali. Chi vive in trincea sa che con i bambini piccoli tutte le indicazioni non sono fattibili, non è possibile per più di un nanosecondo mantenere la distanza dei bambini se non in fila, seduti distanti si riesce nel momento di un’attività ma neanche per più di dieci minuti. Il gioco da usare a gruppi limitati è del tutto impensabile nell’infanzia quando la resistenza allo stesso gioco e alla sola presenza di due compagni dura al massimo dieci minuti.

I bambini usano interscambiare i giochi, i ruoli, approdano alla socialità, all’affermazione del sé.

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I genitori in tutto questo ping pong di aperture si destabilizzano a volte infierendo contro la categoria professionale adducendo a loro la colpa della chiusura e la mancanza di voglia di lavorare. Non si puntualizza mai che i docenti di ogni ordine e grado sono le persone deputate ad impartire l’educazione civica, il senso del dovere oltre ad avere il ruolo educativo culturale, di aprire la mente al ragionamento e ampliare la visione del mondo offrendo la possibilità personale di opinione e quindi di libertà intellettuale.

I docenti sono coloro che lavorano con il capitale intellettivo umano del futuro del paese e nella loro funzione di docenti sono dei pubblici ufficiali.

I genitori a volte dimenticano che i docenti siano delle persone con vita privata, con famiglie alle spalle, con impegni personali oltre quelli lavorativi, che possano ammalarsi come qualsiasi essere umano e che i problemi organizzativi e di gestione familiare e personali possano averli anche loro e che in questo momento storico le paure che attanaglia la loro mente è la stessa anche per i docenti, e i ping pong di aperture e chiusure investa anche l’organizzazione mentale e personale di vita privata dei docenti.

Carla Abenante

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