UN MARE PER DUE

Libano e Israele si spartiscono il gas nella loro zona di Mediterraneo

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Un quasi patto tra gentiluomini, anzi, tra gentil-leader, ma a suo modo storico. Non c’è una vera e propria stretta a sancire l’accordo, ma verbalmente ci siamo. Amos Hochstein, inviato americano delle Nazioni Unite, ha assistito al primo alea iacta est tra due Paesi in stato di belligeranza. Trattasi di un compromesso sul confine marittimo, quello siglato da Israele e Libano, che sancisce la spartizione dei giacimenti di gas lungo le coste del Mediterraneo. Il punto fermo alle trattative è stato possibile grazie all’intercessione degli Stati Uniti, che impongono la loro longa manus per far sì che anche questa storia si concludesse almeno temporaneamente per il meglio. Il giacimento offshore, ovvero subacqueo, di Karish va ad appannaggio di Israele mentre per Libano c’è la possibilità di esplorare e sfruttare quello di Cana. Anche l’Italia farebbe bene a drizzare le antenne: in quelle zone è presente anche il giacimento Leviathan, che potrebbe avere un ruolo altamente strategico se venisse ultimato il gasdotto Poseidon, il cui punto di fuga sarebbe vicino Otranto.

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Questo nuovo accordo sancisce pro tempore il cessate le armi: Hassan Nasrallah lo celebra come una vittoria, Yair Lapid come una promessa all’Europa di essere il primo fornitore di gas. Giocoforza non potrà esserlo nel breve termine, bensì nel lungo, ma non si può non dar ragione a Joe Biden: è “un nuovo capitolo di speranza”. In quel di Beirut le due delegazioni, presenti in stanze separate, hanno consegnato ad Hochstein, che ha provveduto a mediare nella maniera migliore possibile i negoziati. Ed è stato proprio Libano a chiedere di procedere come è stato effettivamente fatto, per evitare che la situazione fosse fraintesa: non è pace fatta per Israele, ma acredine e divergenze verranno parzialmente abbandonate per un bene superiore, quello energetico per l’Europa.

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Ovviamente, come dichiara su Twitter il presidente libanese Aoun, l’accordo non avrà importanti risvolti politici: si rimane cane e gatto, ma ci si azzufferà solo quando sarà effettivamente possibile farlo. Tant’è che, come accennato, lo stato di allerta militare è stato ad ora revocato. Tra l’altro questo accordo non apre neanche a chissà quale prosperità: a fronte di 8 miliardi di dollari distribuiti nei prossimi 15 anni, le perdite sono stimate fino a 72 miliardi. Questo il motivo per cui Hezbollah ha deciso di siglare il patto; necessita ricavare qualcosa per accontentare il fabbisogno energetico, e alla svelta. Inoltre, sia Libano che Israele sono prossime a elezioni delicatissime, quelle per scegliere il successore di Aoun. Non ci saranno risvolti politici a livello internazionale, ma a livello interno sì. Le carte in tavola sono cambiate.

Francesco Bulzis

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