UN CONVOGLIO MILITARE DI 63 KM DI MINACCIA

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cms_25039/1.jpgMolti TG del giorno scorso hanno aperto il notiziario del mattino rivelando le immagini satellitari relative alla capitale ucraina, ed in particolare ad una delle vie maggiori di accesso a Kiev; immagini che dicono al mondo intero che un convoglio militare, che si snoda ininterrottamente per 63 kilometri, è alle porte della Città: una minaccia che vuole fare esibizione di se stessa!

Ma non è una semplice minaccia, come potrebbe ancora esserlo quella dell’impiego del nucleare; e non lo è per il fatto che le perdite, russe ed ucraine, già ci sono; i morti già ci sono; i rifugiati già ci sono; le vittime già ci sono; e non sono solo e soltanto quelle specificamente delle due nazionalità, bensì anche quelle che, per la crisi economica paramondiale che ne sta conseguendo, stanno vivendo estremi momenti di difficoltà e rischiano la propria vita diversamente.

Un convoglio militare di 63 kilometri, allora, non può essere una semplice minaccia, perché per questa sarebbero stati sufficienti anche poche centinaia di metri di un convoglio, e magari qualche AK-47 in più; si tratta, viceversa, di una vera e propria esibizione di Putin che, da dopo la caduta del Muro Berlino, ha visto scomporsi l’integrità geopolitica ed identitaria dell’Unione Sovietica in cui credeva, e delle diverse province russe, aprendosi per loro, e per questo, l’innalzamento al rango statale.

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A cosa aspira e cosa pretende Putin? Aspira e pretende la ricostituzione dalle "alpi al mare", come potremmo dire se si trattasse della nostra ormai vecchia ed inconsiderata unità nazionale, del territorio sovietico, poiché il mare, in questo caso, non è quello Morto, ma è il Mar Nero, oltre a quello di Azov; ed il mare è sempre mare! Attraverso il mare si sono espansi i paesi e sono accresciuti i commerci, le culture, le civiltà, i mercati, le economie, e sono nate le nazioni.

Il convoglio militare, allora, non mira all’Ucraina in quanto tale, ma ad alcune sue regioni che il bagno del mare benedice e fortifica, quasi come se si trattasse delle acque della Valle del Giordano.

cms_25039/3.jpgI negoziati in corso nelle ore di buco tra un bombardamento e l’altro, se questo concetto è al momento configurabile, potrebbero prendere spunto da quanto accadde nel 1940, con il Trattato di pace di Mosca, sottoscritto da Finlandia e Unione Sovietica, che pose fine alla Guerra d’Inverno durata 105 giorni, con la cessione di un dieci per cento del territorio finlandese che comprendeva l’Istmo della Carelia: il mare!

Una considerazione va fatta su uno dei sottoscrittori il Trattato per parte russa; era il Ministro degli Affari Esteri Molotov, al quale si riferisce il tipo di bomba così denominata, ma di invenzione spagnola, anche adoperata durante il conflitto finnico-russo; il Ministro Molotov, infatti, affermava, con inaccettabile cinismo, che i bombardieri sovietici sganciavano sulla Finlandia cestini di pane, il pane di Molotov, poiché dal cestino si partivano tante bombe incendiarie come se fosse pane distribuito a persone affamate.

Oggi, in Ucraina, il pane inizia a scarseggiare, e l’unico cestino possibile è quello del conforto diplomatico e politico con misure più incisive e coraggiose: questo è il contrasto al Molotov di turno, magari supportato dalla Cina che si offre a mediatore affatto disinteressato.

Giuseppe Salvatore Alemanno

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