UNITI PER LA DEMOCRAZIA: LA CONFERENZA DI PARIGI

Grandi potenze mondiali si battono in favore delle elezioni libiche: “Sanzioni per chi si opporrà alla transizione politica”

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In questi giorni più che mai l’Africa e i suoi conflitti interni, che spesso rappresentano gli interessi terzi sugli sfruttamenti e accaparramento delle risorse energetiche e geopolitiche, stanno facendo parlare di sé. Manifestanti che affrontano gas lacrimogeni e proiettili per opporsi al colpo di stato in Sudan, l’Eritrea che condanna le nuove sanzioni statunitensi, il Togo che afferma di aver respinto un possibile attacco militante vicino al confine con il Burkina Faso. In un simile scenario i riflettori si erano sopiti sulla Libia, lo stato africano che, sia per ragioni di prossimità sia per motivazioni storiche e di flussi migratori, dovrebbe maggiormente interessare il nostro Paese.

A ripercorrere la cronaca complessa di questa nazione, un tempo fiore all’occhiello dell’Impero coloniale italiano, è la conferenza di Parigi tenutasi lo scorso 12 novembre. Le potenze mondiali spingeranno per sanzioni contro chiunque interrompa il processo elettorale e la transizione politica in Libia, anche se permangono grandi controversie su come organizzare un voto destinato a porre fine a un decennio di conflitto. L’incontro, che includeva i leader di Francia, Libia, Germania, Italia ed Egitto, nonché il vicepresidente degli Stati Uniti, era volto a cementare il sostegno alle previste elezioni del 24 dicembre e gli sforzi per rimuovere le forze straniere. Le elezioni sono considerate il momento chiave in un processo di pace sostenuto dalle Nazioni Unite per porre fine al caos e alla violenza che ha attirato gli appetiti di varie potenze regionali e minato la stabilità del Mediterraneo a partire dalla rivolta del 2011 contro Muammar Gheddafi.

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Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha affermato che è essenziale che venga redatta una nuova legge elettorale "con l’accordo di tutte le parti, non già nelle prossime settimane, ma nei prossimi giorni". Il primo ministro libico ad interim Abdulhamid al-Dbeibah ha affermato di aver sottolineato l’urgenza di alcuni cambiamenti, durante l’incontro dedicato alle regole elettorali. Dbeibah ha infatti evidenziato che le fazioni rivali sono entrate nuovamente in contrasto proprio su alcuni punti della legge elettorale. Non c’è ancora accordo su quale modello di costituzione utilizzare, così come non è chiaro se il primo ministro ad interim, un probabile favorito per la presidenza, possa o meno essere autorizzato a registrarsi tra i candidati dopo aver promesso di non partecipare. Le discussioni sulle elezioni minacciano di minare il più ampio processo di pace, che include anche sforzi per unificare istituzioni statali a lungo divise e per ottenere il ritiro dei mercenari stranieri che rimangono trincerati in prima linea nonostante il cessate il fuoco.

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Le potenze riunite a Parigi hanno deciso "che individui o entità, all’interno o all’esterno della Libia, che potrebbero tentare di ostacolare, minare, manipolare o falsare il processo elettorale e la transizione politica" dovrebbero essere soggetti a sanzioni. Hanno sostenuto un processo "inclusivo", una parola spesso usata nel contesto delle elezioni libiche, per consentire a tutti gli interessati di candidarsi, compresi i leader di fazioni maggiormente divisivi. Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che l’impegno a rimuovere 300 mercenari stranieri attraverso un processo concordato tra le parti in guerra deve essere seguito anche dalla Russia e dalla Turchia, che ritireranno i combattenti. Macron avrebbe voluto la partecipazione dei leader di Russia e Turchia, che per varie ragioni hanno inviato rappresentati con un potere negoziale inferiore. La Turchia, che teme che la Francia voglia accelerare la partenza delle forze turche dalla Libia, ha sottolineato una differenza tra la presenza delle sue truppe in Libia invitate da un governo riconosciuto dall’ONU e quelle importate da altre fazioni. I mercenari del gruppo Wagner russo sono trincerati accanto all’Esercito nazionale libico (LNA) con sede a est, che è stato sostenuto nella guerra da Mosca, insieme agli Emirati Arabi Uniti e all’Egitto.

Carlo Coppola

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