UNGHERIA, COPPIE LGBT ESCLUSE DALL’ADOZIONE

“La famiglia è solo tradizionale, la madre è donna, il padre è uomo”: la legge introdotta per "contrastare i nuovi processi ideologici occidentali”

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Visto il recente passato, per molti il 1020 avrebbe potuto rappresentare una rinascita. Si è entrati da una ventina di anni nel cosiddetto “Basso Medioevo”, si inizia a intravedere una luce dopo decenni molto difficili. Invece va via un altro calendario colmo di ostacoli, e la fine del tunnel non si intravede ancora. Come? Chi scrive è indietro di mille anni? Siamo nel 2020? Eppure la nuova legge approvata dal Parlamento ungherese ha determinato un enorme salto indietro, laddove il termine “indietro” è da intendersi in senso chiaramente peggiorativo.

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Di cosa si tratta? Il parlamento dell’Ungheria, dove la maggioranza per i due terzi appartiene al partito nazionalista, ha appena approvato una legge che esclude le coppie omosessuali dall’adozione di bambini. Coerente con quella che è la linea politico-sociale ungherese, ma comunque estremamente opinabile. In Ungheria, infatti, il matrimonio è consentito solo alle coppie eterosessuali. E questo, come detto, si riflette sull’adozione: alle coppie omossessuali non è concesso questo privilegio, così come neppure ai single. O, meglio: i single che vorranno adottare un bambino avranno bisogno “di un permesso speciale del ministero della Famiglia”. È stato specificato questo perché prima di questo provvedimento anche gli omosessuali potevano adottare bambini, dichiarandosi semplicemente single senza far riferimento al proprio orientamento sessuale. Il ministero della Giustizia commenta questa nuova misura con un’affermazione lapidaria: “La regola generale è che adotta solo chi è sposato”. E quindi, per diretta conseguenza, solo chi è eterosessuale.

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La retromarcia (con acceleratore premuto) dell’Ungheria consiste inoltre nel pacchetto di misure approvate dal parlamento. Via il fiocco dal nastro, ed ecco che spunta una modifica alla Costituzione. Una decina di nuove regole cristallizzano la famiglia ne “l’unione di un padre, che è un uomo, e di una madre, che è una donna”. Vengono dunque escluse composizioni familiari alternative; termine, quest’ultimo, che specifichiamo sia da considerarsi linguisticamente e concettualmente errato. A mettere una toppa peggiore del buco, come si suole dire in questi casi, è la spiegazione fornita dal governo: “I nuovi processi ideologici in Occidente hanno reso necessario proteggere i bambini da possibili interferenza ideologiche o biologiche, intendiamo garantire l’educazione dei bambini secondo la cultura cristiana ungherese”. Resta solo una domanda da porsi, e alla quale è presumibilmente troppo difficile trovare una risposta: a quali “processi ideologici” occidentali si fa riferimento?

Francesco Bulzis

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