UNA STRAGE DIMENTICATA

Il Papa ricorda l’esplosione al porto di Beirut, due anni dopo

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"Prego perché ciascuno possa essere consolato dalla fede, confortato dalla giustizia e dalla verità che non può essere mai nascosta". Le parole del Papa rievocano quanto accaduto in Libano solamente due anni fa: un’esplosione tra le più potenti della storia, una catastrofe senza precedenti, che ha seminato panico e terrore in tutta la popolazione. Per questo Francesco spinge a compiere un esercizio di memoria, affinché quelle persone non restino inascoltate e il loro grido possa contribuire a trovare la verità.

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Era il 4 agosto di due anni fa quando ben 2700 tonnellate di nitrato di ammonio esplosero nell’hangar 3 del porto di Beirut. Tale consistente quantità di nitrato era conservata da 10 anni nel deposito del porto, aspetto che rese la deflagrazione ancora più violenta. Neppure l’intervento eroico dei vigili del fuoco poté evitare la tragedia, perché loro stessi furono colti di sorpresa da una terza esplosione. Il bilancio, tracciato a distanza di diversi mesi, registrò 214 morti e 6500 feriti. Un duro colpo per una popolazione già debole dal punto di vista sociale e politico, priva di qualsiasi aiuto internazionale per riavviare l’economia locale. Infatti, attualmente l’80% dei cittadini vive sotto la soglia di povertà.

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I paesi "ricchi" dovrebbero avere a cuore le sorti di fratelli meno fortunati. L’intera catechesi del Papa è stata incentrata su questo, perché nessuno, come ha ribadito, merita di restare indietro. La situazione a livello globale non è delle migliori, con svariati conflitti in corso in ogni angolo del globo. Francesco fa leva sulla sua forza carismatica, facendosi portavoce della potenza della Chiesa, pronta a prendersi le proprie responsabilità e a farsi carico dei più fragili.

Ovviamente, il tempo non potrà mai cancellare il dolore, ma potrà restituire dignità a vittime e sopravvissuti ormai dimenticati da tutto e da tutti.

Giuseppe Capano

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