UNA RIFLESSIONE E UN GRAZIE AI GIOVANI COLLABORATORI DELL’ INTERNATIONAL web POST

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Dopo tanti anni di mestiere o si diventa bravi o si diventa mugugnoni. Sicuramente il “secondo” fa al caso mio. Partendo dal presupposto che l’unica vera carica vitale sia, senza dubbio, il “futuro”, se ne deduce che gli unici ad averne diritto siano i giovani. Se il nostro magazine ha raggiunto mete inaspettate, lo si deve esclusivamente alla collaborazione delle giovani leve. Bravi preparati ed entusiasti del loro lavoro. Sono appunto i giovani a darci la forza di continuare, di insistere e di stringere i denti pur di raggiungere sempre più lettori.

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Nella nostra redazione ho scoperto giovani collaboratori che, con una professionalità impensabile, ci permettono di acquisire nuovi lettori scrivendo di informatica, telematica con tecniche di comunicazione nuove e alternative. Tutto questo, mi hanno spiegato, si chiami “know how”, ossia una vera e propria competenza tecnico-scentifica per un miglior funzionamento nei processi produttivi. Giuro che da solo non ci sarei mai arrivato. “Amarcord” di un vecchio nostalgico. Nel secolo scorso, da corrispondente di un noto settimanale di cronaca & attualità, venni attratto dalle paghe più interessanti di un’altra testata concorrenziale. Contattai la direttrice e offrii la mia collaborazione. La risposta fu secca, concisa e compendiosa :”...cominci a mandarmi qualcosa, se dovessimo trovare i suoi articoli interessanti e scritti bene provvederemo a contattarla”.

cms_2313/lettera22.jpgNon mi venne chiesta l’iscrizione all’ordine e nemmeno il numero del tesserino. Cominciai così a inviare alcuni articoli che, all’epoca, come spedizione, avevano un costo piuttosto alto. E visto che non avevo ne un modem e tanto meno internet ero costretto a spedirli per posta celere. Dopo diversi tentativi e tante spedizion, finalmente, raggiunsi lo scopo. Dovetti così affrontare il colloquio con il vice direttore che, in ultima analisi, era quello che manteneva i contatti tra noi giornalisti e l’editore. Senza concedermi troppo tempo, prima di assumermi, mi apostrofò dicendomi: ”...sappia che un “vero” giornalista racconta perfettamente e con dovizia di particolari anche tutto quello che non conosce. Si dia da fare. Serve tanta fantasia, al punto che, se dovesse mancare la notizia, si informi o la inventi. I lettori non vanno mai delusi”

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Momenti indimenticabili. All’epoca, la cosìddetta apparteneza alla categoria ci permetteva di usufruire di sconti aerei, autostradali e ferroviari. Oggi...nulla di tutto questo. Sarà perchè, prima, eravamo in “pochi”oppure perchè oggi siamo considerati “poco”? Probabilmente, la causa potrebbe essere un numero esuberante di aspiranti pubblicisti.

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I giovani, futuri giornalisti, purtroppo, devono lottare e farsi spazio a colpi di gomito contro una schiera di arrivisti, anziani e sprovveduti. Pseudo critici, pseudo opnionisti, ex insegnanti di scuola media inferiore che “agognano” diventare pubblicisti pur essendo all’oscuro delle nuove metodiche di comunicazione telematica. Egregi aspiranti ultrasessantenni, sappiate che oggi i giovani hanno un account, chattano, postano, sanno cosa sia il database, lo star up, fanno il backup e il backround, sono amministratori di rete e... “lovvano”. Termini sconosciuti a tutti coloro i quali sono over sessanta.

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I giovani hanno tutto il diritto di crescere e di contestare a causa di quello che ”noi” abbiamo lasciato loro in eredità: “un futuro senza futuro”. I soloni, arroganti e presuntuosi, per nostra fortuna, sono facilmente identificabili. I loro scritti, supponenti, di parte, sembrano più dei temi scolastici che dei veri e propri articoli. Si cimentano, sforzandosi e arrogandosi ruoli da opinionisti e scrivono fiumi di parole senza senso. Infarciscono il loro articoletto di considerazioni o di slogan degni del ventennio fascista. Sporcano pagine e pagine, con inutili polemiche, pur ignorando il linguaggio del web.

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Miei cari futuri pseudo colleghi, rendetevene conto...”siete fuori tempo massimo”. Anni fa, le cose andavano diversamente. I“pensionati” maschietti, senza troppi grilli per la testa, acompagnavano felici i nipotini ai giardinetti e, le nonnine, pur di vivere un attimo di protagonismo, erano solite aprire una boutique in periferia. Ma stiamo parlando degli anni 80! Coraggio ragazzi, mettetecela tutta e, per quanto dura possa essere la futura carriera da giornalista, ...che Dio ve la mandi buona.

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